Alla scoperta dell’Am(ore)erica

Era il 12 ottobre del 1492 quando l’ammiraglio genovese, Cristoforo Colombo, approdò in quello che noi chiamiamo “Nuovo Continente”. Le cronache ci descrivono un uomo coraggioso, caparbio e amante del mare che sfidò le opinioni comuni e così riscrisse la mappa del mondo e della storia. Ma cosa c’entra Colombo con noi? Sono passati tanti anni da quel giorno, per la precisione 526,  ed ormai è storia.

Sì, è storia ma è anche il nostro oggi. Non siamo un po’ navigatori anche noi? Alcuni viaggiano su yacht nuovissimi, altri su barche di seconda mano, altri ancora con motori che rischiano di far arenare e, in ultimo, c’è chi possiede la sua piccola barchetta a remi. Ed ognuno ha una sua personalissima velocità. Non è forse la nostra vita? E’ paragonabile all’oceano, immenso ma finito, ai suoi giorni di calma ed a quelli di tempesta, ai venti favorevoli e a quelli contrari. Ma quali sono i nostri approdi? Con quale cura scegliamo le nostre mete? E come disegniamo la rotta? Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è fermato a domandarsi “Ed ora cosa faccio? Dove vado?” ed essendo incredibilmente degli esseri unici ed inimitabili, ciascuno ha preso la sua direzione. Per molti quel viaggio si è trasformato nell’approdo nella terra dell’altro. Il vero “nuovo continente” da scoprire con rispetto e sensibilità, non da depredare e dal quale portare via solo ciò che ci può far comodo. Amare è una sfida contro il tempo, gli spazi e contro l’io che decide di accogliere presso di sé un “indigeno”. La loro fusione darà origine ad una nuova famiglia, mai esistita prima e che mai esisterà dopo.

È la terra dell’amore, quella che se coltivata bene, può produrre frutti preziosi. Per giungere in questo continente occorre tracciare la propria rotta personale, decidere se circumnavigare o meno qualcosa, scegliere se andare controcorrente o seguire gli altri navigatori. Solo così, ognuno di noi, ridisegnerà la mappa di questo mondo. Saremo, probabilmente, una goccia piccolissima in questo oceano a perdita d’occhio, ma anche l’oceano, in fondo, si sente piccolo rispetto al Cielo!

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