La bellezza della quotidianità

Tutto va sempre, o quasi, nello stesso modo. Solita colazione, solito buongiorno, problemi da risolvere e scelte da compiere. A tratti questo “solito” rischia di trasformarsi in banale e scontato. E qui compiamo uno dei più grandi errori: la tranquillità non si acquista con gli sconti e nemmeno a prezzo pieno. La tranquillità si conquista giorno per giorno ed in questa tela tessuta piano piano, così silenziosamente e, all’apparenza, anonimamente, si cela la più grande Bellezza che possiamo desiderare.

“Cercare e trovare Dio in tutte le cose”

A darci questa bellissima lezione di vita è proprio oggi Sant’Ignazio di Loyola.       Perché pensiamo che la felicità e il bello siano sempre altrove, lontano da noi, da andare a cercare e forse inseguire? Perché spesso avvertiamo un senso di insoddisfazione per una briciola che non abbiamo e non proviamo felicità per tutta la pagnotta che portiamo in tavola? Ci sentiamo mancanti, abbiamo bisogno di qualcosa che ci riempia. Ma e lì. Anzi, è qui. Sempre. Nelle persone, nei luoghi e nelle azioni di ogni giorno. Qui per noi.

Imparare a riconoscerlo

Ed allora piovono interrogativi a cascata. Come faccio a riconoscerlo? Se passa dalla mia vita e non me ne accorgo spreco un’occasione. Dio è nel quotidiano, nei minuti e nei secondi dell’intera giornata e l’occasione è la nostra intera esistenza. Come può non essere bella la quotidianità se c’è Dio accanto a me. Ed allora come faccio a non sorridere davanti al solito caffè del mattino, come non posso stringere ancora più forte il mio compagno di vita per il primo abbraccio se ho la consapevolezza nel cuore che c’è Dio tra noi. Come posso non incantarmi davanti alla tenerezza del risveglio di mio figlio, come posso arrendermi davanti alle difficoltà se anche in quel momento Dio è con me?

La famiglia è per Lui un’oasi, un luogo di ristoro del corpo e dell’anima, uno dei suoi più grandi capolavori! Il tocco e l’abbraccio di Dio all’umanità. La bellezza è proprio qui e ora.

 

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Genitori sull’altalena della vita

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. (Mt. 11,28)

Interrogativi, una moltitudine di cose da sbrigare, problemi da risolvere, incombenze quotidiane, bisogni famigliari: un genitore si confronta con tutto questo, ed anche molto di più, ogni giorno. Ed ogni sera avverte su di sè stanchezza, un senso di affaticamento e di voglia di pace e tranquillità, di un porto sicuro in cui attraccare per la notte, lontano da venti e tempeste, per ripartire il mattino successivo. Ma spesso questa stanchezza si trasforma in sconforto. Perché?

È una questione di fiducia e coraggio.

Un genitore è coraggioso. Certo che lo è! Ogni giorno compie la sua missione e sa che quella missione non vale solo per se stesso ma per tutta la famiglia. E quella missione gli è stata affidata non da uno chiunque, ma dal Padre, conferendone ufficiale mandato, in egual misura, a noi e al nostro compagno di vita. Vissuto così, il ritorno a casa diventa il ritorno alla base, il momento nel quale ci si siede un attimo, si beve un sorso d’acqua, e si assapora la soddisfazione di essere di nuovo insieme. A fare la differenza è la nostra predisposizione d’animo, il modo nel quale ci sediamo sull’altalena della vita: la stanchezza deve trasformarsi in soddisfazione e non in sconforto.

Ma qual è il segreto?

Come nostro figlio, una volta seduto sull’altalena, ci chiede di essere spinto per “volare sempre più in alto”, anche noi genitori abbiamo bisogno di essere spinti, e dobbiamo affidarci a Lui, perché è proprio il Padre che soffiando su di noi ci permetterà di andare più in alto, dove la stanchezza diventa solo un ricordo e la felicità del cuore realtà indescrivibile. Spesso ricerchiamo ristoro in momenti, luoghi o cose che si rivelano effimere o, peggio ancora, illusorie. Pensiamo che proprio in quel posto idilliaco, visto in tv, ritroveremo noi stessi, ma il più delle volte torniamo delusi. Il vero ristoro e il vero tesoro è già dentro di noi, zero chilometri e zero spese, solo tanto Amore!