Oltre il “Noi”

Prima o poi, in ogni coppia di sposi, arriva il desiderio di prendersi cura di qualcuno e di farlo insieme. Non è una pretesa ma quasi un’esigenza: dopo aver coronato il sogno delle nozze, dopo che quel “Sì” è diventato quotidiano, ecco che il cuore si vuole allargare ancora. Vuole di più! Dopo aver visto nascere un Noi vuole andare Oltre, ha sete di infinito, di gustare ancora Bellezza.

Molti sposi, davanti a questa esigenza, hanno pochi dubbi: cane o gatto che sia, arriva un animale domestico. Una creatura a cui dare affetto, carezze, cura. Un animale che fa compagnia, che riconosce nella coppia una presenza sicura, stabile e affettuosa, e con cui crea un legame. Chi ha avuto un animale domestico sa quanto amore possa dare: è uno stupore quotidiano, un’avventura bellissima e un lutto vero e proprio al momento della morte. Dio ha fatto perfette le Sue creature, ognuna a suo modo, e gli animali arricchiscono la casa, chiedendo al contempo rispetto e cure.

Tuttavia, gli animali domestici possono diventare il surrogato del figlio, desiderato ma temuto, e farne le veci: gli sposi non riescono a dire Sì al figlio, dunque lo dicono ad un cane o un gatto. Che sono sì, impegnativi, ma rispetto ad un figlio certamente più facili da gestire, meno costosi. Un animale non ti rivoluziona la vita: te la cambia, certamente, ma fino ad un certo punto. Un animale non ti porta una nuova identità, non fa Verità sulla tua coppia, non ti invoglia a cambiare prospettive e, certamente, non ti dà la misura della pienezza della vita. Un figlio sì.

Tanto temuto, il figlio rivoluziona la vita. Ti chiede di diventare padre o madre, fino in fondo, ti incoraggia a cambiare prospettive e ti dona una pienezza incalcolabile. Perché? Gli sposi, generando vita, si fanno collaboratori di Dio nella Creazione – come afferma il Catechismo. L’atto generativo è quanto più ci avvicina a Dio. Con un figlio tocchiamo con mano la nostra umanità, tutto il nostro corpo, e scopriamo che siamo fatti per un Oltre. Generando vita ne scopriamo la sua sacralità dal momento del concepimento, a dispetto di tutte le false ideologie che ci suggeriscono che inizi dopo – non si sa bene quando o a quante settimane.

Affidandoci al Signore, scopriamo che i figli sono Suoi e non nostri, vengono da Lui che li ha creati. Noi siamo strumenti, Lui il primo e vero Creatore, il primo Maestro ed educatore. Molti sposi non arrivano a gustare tutto questo, per paura. Altrettanti non possono, a causa di infertilità o simili difficoltà mediche. E dunque? Non possono forse generare?

Il desiderio di generatività è insito in ogni uomo e donna. Ogni coppia è chiamata alla fecondità dove si trova e con i mezzi che ha. Questa fecondità può esplicarsi in tanti modi, andando Oltre noi, anche oltre il nostro corpo: prendersi cura di una realtà, servire la propria comunità, prendersi cura dei giovani, di altre coppie… di ciò che il Signore vuole. La generatività ti porta fuori dal tuo orticello, dalla bella casa che vi siete creati ma che non può sfamare fino in fondo il vostro cuore.

Rispondere ad un desiderio di fecondità è bello, è giusto. Se questo include il prendersi cura di un animale domestico, ben venga. Credo, però, occorra andare oltre questo e rivolgersi al Popolo di Dio, a quel “prossimo” che Gesù ci ha chiesto di amare. Il Creato è prezioso, è per noi, ma noi siamo la Creatura più bella di Dio: siamo fatti a Sua immagine e somiglianza.

Cari sposi, non cadiamo nel tranello del “Prima il cane, poi il figlio”! È facile che un animale ci dia quella soddisfazione che cerchiamo, è altrettanto facile adagiarsi su questo. Come sposi, siamo chiamati a molto di più. Invece spesso (come suggerisce Don Renzo Bonetti) utilizziamo la “centrale elettrica” del nostro Amore sacramentale per illuminare… solo casa nostra. Lasciamoci stupire da Dio!

Giada Moneti

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