La missione più difficile? Una famiglia santa!

Quello che noto ogni anno è che se si parla di missione in ambito laico o di Chiesa si pensa all’Africa o in generale ai paesi poveri. Ma se leggo il vangelo Gesù manda i suoi discepoli a evangelizzare nelle città e di casa in casa, a persone che di povero avevano poco. Ma allora Gesù sbagliava o siamo noi a intendere la missione tutta a modo nostro?

Attenzione come sempre voglio essere pungente nel mio commento, non sto dicendo che non è bene aiutare il povero, ma tenere in mente che per povero Gesù non ha mai specificato che fosse solo l’indigenza economica, ma qualsiasi tipo di povertà. E le povertà spirituali sono quelle più difficili da combattere.

Dove voglio arrivare? Ieri nella giornata mondiale della missione, ancora una volta si è dato risalto alla missione che combatte la povertà fisica/economica e ancora una volta poco o nulla si è parlato dei missionari delle nostre città.

Diceva Madre Teresa di Calcutta, e non io che son nulla, che la lebbra del mondo occidentale è la solitudine. In tante interviste ha ribadito che la povertà maggiore l’ha riscontrata nell’opulente occidente. Stiamo parlando di una povertà che non si vede o che peggio non vogliamo vedere. È la povertà di chi ha perso ogni speranza di una vita felice, soffocata dal consumismo e dalle “felicità” mondane. Una povertà che Chiara Amirante ha capito quando era solo una ragazza… È la povertà di dietro casa, quella silenziosa ma mortifera. La povertà dei giovani senza speranza, persi nel giro della droga. La povertà delle famigie martoriate dalla piaga dei divorzi, con genitori uno contro l’altro e figli lasciati alla deriva. La povertà di chi ha tutto, ma non ha nessuno. La piaga degli aborti, perché nella nostra solitudine non riusciamo più ad accogliere l’altro.

Sono povertà che se le combatti non ricevi applausi, ma tante volte fischi e sputi. Sono povertà di cui si evita di parlare per non risultare fuori corrente o fastidioso al mondo.

Padre Pancrazio, fondatore della fraternità di Betania, un giorno quando gli chiesero, del perché non aprire una comunità in paesi poveri, lui rispose che la missione più importante oggi è nel Centro-nord Europa.

Abbiamo travisato il concetto di missione evangelica, che per carità è sì anche quella verso i poveri economici, ma anche e soprattutto verso chi nell’anima sta vivendo povertà peggiori.

Iniziamo la nostra missione nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nella nostra vita di coppia. Esse siano fucine di opere sante, di amore e accoglienza reciproca. Mostriamo al mondo la missione più coraggiosa di tutte, che oggi una famiglia può essere santa. Santa nella fedeltà, nell’accoglienza, nella preghiera. Mostriamo al mondo la gioia del matrimonio, del dono reciproco, del sacrificio.

Deafricanizziamoci, o meglio portiamo la gioia dei missionari africani (che Dio li benedica), nelle nostre famiglie. La missione oggi è qui, la missione oggi sta nell’esser santi qui.

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