Forte come la morte è l’amore

Forte come la morte è l’amore. E’ uno dei passaggi più conosciuti del Cantico dei Cantici. Uno di quelli che ti restano impressi dentro, ma poi ti chiedi cosa voglia dire. Concretamente. Fino a qualche mese fa non avrei saputo dare risposta. Ho sentito di tante storie d’amore meravigliose. Sentirle non basta per crederci fino in fondo. Bisogna farne esperienza. L’ho fatta. Mio papà era malato da tempo. Si è aggravato negli ultimi tempi e due giorni fa purtroppo ci ha lasciato. E’ nato a vita nuova. Sembra una storia di malattia e di sofferenza, come ce ne sono tante. Sicuramente è anche questo. Ma non è solo questo. E’ una storia di un matrimonio vissuto fino in fondo. La storia di un matrimonio che ha cambiato i cuori dei miei genitori. Sono stati mesi difficili. Mesi in cui la malattia non ha dato tregua e piano piano anche la medicina ha dovuto arrendersi al male. Sono stati mesi però fecondi. Mesi che mi hanno dato tanto e spesso non ho potuto che contemplare la bellezza di un amore che si fa sguardo che si decentra completamente sull’altro e si fa desiderio di essere completamente per l’altro. Per spiegarmi meglio mi avvalgo di un passo del Vangelo. Gesù è sulla croce sta morendo, sotto di lui Maria e Giovanni.

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Gesù vede la madre e il discepolo amato. Ma vi rendete conto? Gesù sta soffrendo come un cane, prova un dolore insopportabile. Il dolore del cuore è ancora più grande di quello del corpo. Sta morendo. E cosa fa? Guarda le persone che ha vicino. In un momento tanto difficile e drammatico ha ancora la forza per pensare agli altri, per decentrare l’attenzione da sè alle persone che ama. Noi sposi siamo chiamati ad amare così. E io l’ho visto realizzato nei miei genitori. Lui preoccupato non tanto dalla sua malattia quanto dal timore che mia madre senza di lui non avrebbe saputo stare dietro a tutte le incombenze burocratiche e più in generale stare dietro alla vita. Era uno spasso osservare come cercasse di istruire mia madre sulle tante scadenze da ricordare. Lei dal canto suo non ha smesso un attimo di curarlo e accudirlo con tanta tenerezza, pazienza e senza mai stancarsi. Era bellissimo guardarli. Ora lui non è più con noi e lei sta soffrendo la sua assenza, ma hanno vinto entrambi. Davvero l’amore è stato forte come la morte. Perchè la morte non ha vinto. La morte li ha solo separati per qualche anno. Sono sicuro che chi riesce a vivere un matrimonio così, un matrimonio che ti cambia profondamente e ti insegna cosa significa amare, ha vinto. E’ pronto per l’abbraccio eterno con Gesù. Saremo giudicati sull’amore e loro hanno saputo farlo crescere e maturare. Ora lui non è più qui con noi. E’ restata qui la sua casa, il suo conto in banca, la sua auto. Ogni bene materiale è ancora qui. Non si è portato nulla. C’è stato un momento ben preciso che ho avuto la piena consapevolezza di quello che si stava portando dietro. Alcuni giorni prima che morisse ho chiamato un frate. Il frate è venuto e gli ha somministrato i sacramenti. Oltre a me erano presenti mia sorella e mia madre. Abbiamo pregato con e per lui. E’ stato in momento illuminante e bellissimo. Un momento in cui la speranza annientava le tenebre della morte. Lì ho capito che stava offrendo a Dio ciò che poteva portarsi dietro. Era la sua famiglia. La sua sposa e il frutto del loro amore. Si stava portando dietro tutti gli anni passati con mia mamma, i momenti belli e quelli brutti. Si portava dietro la sua vittoria. Era riuscito ad amare la donna che aveva sposato per tutta la vita. Li guardavo e dentro di me nasceva sempre più chiaro un desiderio: essere capace di costruire con Luisa una relazione così, più forte della morte.

Antonio e Luisa

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