Amare è un verbo, non un sostantivo.

Oggi pubblico volentieri questa riflessione tratta dal romanzo di Alessandro D’Avenia Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010) che Antonio vuole dedicare alla moglie Giovanna

Dedicato a mia moglie Giovanna, da Antonio

La parte in corsivo è un’ambientazione del brano che ho trascritto letteralmente.

Un ragazzo di 15 anni, Leonardo, si è trovato, nel primo anno di liceo, a vivere un amore, mai provato prima, verso una ragazza di terza liceo: Beatrice. Lei illumina, con il suo vivere, la sua purezza.

Queste doti non si fermano quando, poco dopo l’avvio dell’anno scolastico, a lei viene diagnosticata la leucemia, che, già prima della conclusione di quell’anno, la vedrà passare ad una vita che lei chiama, con serena convinzione, nonostante tutto, Paradiso. Questo evento è un trapasso combattutissimo soprattutto con quel Dio in cui credono sia Beatrice che Silvia, la migliore amica e compagna di classe di Leonardo, anche lei virtuosa e matura per l’età che ha, similmente a Beatrice.

Beatrice sembra ancora morta e basta per Leonardo, che fatica a farsi una ragione che il Dio Amore da lei professato possa aver lasciato che morisse: perchè loro due si amavano e perchè ai suoi occhi soprattutto lei è stata un ideale di virtù che andava ripagata subito da Dio, non abbandonandola alla malattia. Se Dio è amore, deve essere anche riconoscente in modo afferrabile con i sensi, che invece non la percepiscono più.

Ora Leonardo, terminato l’anno scolastico, è volentieri in vacanza in montagna, a lungo, solo con i suoi cari genitori. Per riprendersi e porsi domande di senso massime.

Passo una sera a guardare la sua stella, poi la mamma si siede accanto a me nel cuore della notte, con il profumo degli abeti e il chiarore della luna che le illumina il viso riposato.

“Mamma, come si fa ad amare quando non si ama più?” La mamma continua a tenere lo sguardo al cielo, adesso è sdraiata accanto a me che fisso la Nana Bianca Gigante Rossa detta Silvia.

“Leo, amare è un verbo, non un sostantivo. Non è una cosa stabilita una volta per tutte, ma si evolve, cresce, sale, scende, si inabissa, come i fiumi nascosti nel cuore della terra, che però non interrompono mai la loro corsa verso il mare. A volte lasciano la terra secca, ma sotto, nelle cavità oscure, scorrono, poi, a volte, risalgono e sgorgano, fecondando tutto.”

Il cielo sembra una cassa di risonanza di quelle parole dolci, che solo in una serata così non risultano retoriche.

“E allora che devo fare?”

Mamma tace per almeno due minuti, poi le sue parole escono dal silenzio come un fiume che dopo tanta fatica arriva al mare: “Amare lo stesso. Puoi sempre farlo: amare è un’azione.”

“Anche quando si tratta di amare chi ti ha ferito?”

“Ma questo è normale… Due sono le categorie di persone che ci feriscono, Leo, quelli che ci odiano e quelli che ci amano…”

“Non capisco. Perchè chi ci ama dovrebbe ferirci?”

Perchè quando c’è di mezzo l’amore le persone a volte si comportano in modo stupido. Magari sbagliano strada, ma comunque ci stanno provando… Ti devi preoccupare quando chi ti ama non ti ferisce più, perchè vuol dire che ha smesso di provarci o che tu hai smesso di tenerci…”

“E se proprio non riesci ad amare lo stesso?”

“Non ci hai provato abbastanza. Spesso ci inganniamo, Leo. Pensiamo che l’amore sia in crisi, e invece è proprio l’amore che ci chiede di crescere… come la luna: ne vedi solo uno spicchio, ma la luna è sempre lì tutta intera, con i suoi oceani e le sue vette, devi solo aspettare che cresca, che a poco a poco la luce ne illumini tutta la superficie nascosta… e per questo ci vuole tempo.”

“Mamma, perchè hai sposato papà?”

“Secondo te?”

“Perchè ti ha regalato una stella?”

Mamma sorride e la luna illumina la linea perfetta dei denti incorniciati dal viso capace di calmare ogni tempesta.

“Perchè volevo amarlo.”

Mamma mi scompiglia i capelli per liberare i pensieri cupi che ancora ci sono incastrati dentro, come faceva quando ero un bambino pieno di paura e mi nascondevo tra le sue braccia.

Poi c’è stato solo il silenzio di chi guarda la luna e il cielo e parla con chi vuole, lì dietro le stelle.

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