Insieme

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Credo si sia già detto, scritto e fatto molto per raccontare questa situazione che ci colpisce nel vivo. Un’emergenza che ha bloccato ciascuno di noi lì dov’era. Sospendendo il tempo, riducendo gli spazi, modificando le giornate e le notti. Chiamando soprattutto in prima linea l’umanità e il coraggio della medicina – scienza umana – a servizio di chi soffre. Doveroso è il silenzio sulle perdite che stiamo vivendo e per gli addii imprevisti che non eravamo preparati a pronunciare.

Penso ai miei nonni che sentono così stringente il passare di ogni giorno e il bisogno di una parola per sentirsi parte ancora di qualcosa che supera le mura della loro casa. E di nonni il Paese è ricco come dei nostri bambini che cercano di capire cosa sta succedendo. Per il lavoro che faccio, so quanto può essere incomprensibile per un bambino interpretare qualcosa che è insolito e sfuggente. Qui entrano in gioco le risorse più mature delle famiglie e anche della scuola, mi sento di aggiungere.

Alle mamme e ai papà va un grazie per tutta la buona volontà, che si vede e si sente, stanno mettendo in gioco per rendere le case non un fortino ma quasi un grembo. Stiamo inesorabilmente cambiando tutti insieme. Dalla politica, all’economia, alla scuola, alla Chiesa, alla natura. Noi che, al contrario, proveniamo proprio da epoche in cui abbiamo sofferto la frammentazione, il relativismo e l’indifferenza. Oggi il disordine non sta risolvendo le nostre fatiche ma ci sta estromettendo da quelle che erano vite forse già invecchiate, dentro costruzioni sociali non proprio di senso.

E’ rincuorante almeno per me, anche se è evidente che si tratta di un pensiero semplice, che in un momento difficile le persone non si disperdono. Con tutte le critiche, le eccezioni e gli sbagli che si possono commettere e a cui bisogna saper trovare un’alternativa. Conosco però situazioni in cui, già per la presenza di una disabilità, il presente si è fatto ancora più complesso ma pronto ad andare avanti ugualmente insieme.

Lo sappiamo bene che descrivere e dare voce può far cadere in ovvietà, nella paralisi che una parola è inutile e un fatto invece è concreto e veramente ragionevole. Tuttavia mai come in questa drammatica realtà ci possiamo accorgere di cosa significa che la Parola si è fatta carne. E chi sono i piccoli a cui, qui in questo momento particolare, è stato dato da mangiare, da bere, ospitalità, vestiti e visite. Siamo tutti noi.

Soprattutto avvicinandoci alla Settimana Santa credo sia interessante provare a comprendere, dentro a quello che stiamo vivendo, lo sconcerto del “noli me tangere” di Gesù Risorto a Maria. Ci troviamo esattamente nello stesso punto: cosa ci trattiene e qual è la vera libertà che ci serve? Cosa e anche chi dobbiamo imparare a lasciar andare? L’isolamento e la vicinanza stretta diventano, anche amaramente, un’occasione di silenzio da non far cadere solo in solitudine.

Maria rimase certamente sconvolta da quel corpo di uomo nuovo che diceva, proprio a lei, di fidarsi e farsi messaggera. Che il grembo della terra aveva dato alla luce, dalle tenebre, l’Amore trasfigurato che non avrebbe mai smesso di abbracciare ogni distanza, ogni lacrima e ogni preghiera rivolta al cielo. Davvero, è così, siamo dentro queste nozze perpetue. Coraggio!

Federica

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