Tetelestai. Conto già pagato

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,25-34) […] Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». […]

Ieri la Chiesa ha celebrato la memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, e per aiutarci a comprendere dove tutto ciò è iniziato è stato letto il brano del vangelo di Giovanni sopra riportato, del quale noi abbiamo estrapolato solo un paio di frasi. Non vogliamo approfondire la tematica della maternità di Maria, quanto di come ha affrontato la morte suo figlio, il Nostro Signore Gesù Cristo.

Sappiamo tutti che Gesù ha affrontato la morte in croce, una morte infamante ed umiliante, straziante e davvero crudele, sappiamo anche che l’ha affrontata nonostante la paura umana si facesse sentire, quindi ha agito con coraggio, sappiamo anche altri dettagli ma soprattutto quello che a noi interessa è lo scopo di questa Passione: la nostra salvezza. E fin qui nulla di nuovo. Ma c’è un particolare che sfugge troppo di frequente alla riflessione sulla Passione di Gesù: quel “tutto è compiuto”, che nel testo originale è “tetelestai“. Tetelestai è un’espressione in greco antico (traslitterazione di τετέλεσται) che significa “È compiuto” o “Pagato per intero”.

Vi sarà successo ancora, alla fine di una cena tra amici, di arrivare in cassa e scoprire che qualcuno dei vostri amici aveva provveduto a pagare l’intero importo. Come vi siete sentiti? Amati, considerati, coccolati; qualcuno vi ha regalato un’ottima serata di allegria, buon cibo e buona compagnia senza pretendere nemmeno un ringraziamento, solo per il gusto di vedervi felici. La stessa sensazione di gratitudine dovremmo averla nei confronti del Salvatore che ci ha regalato infinitamente di più di una cena tra amici. Eppure ce ne dimentichiamo così spesso, ma questo è un altro tema.

Se Gesù ha potuto esclamare “tetelestai” significa che non era rimasto altro da fare, e chi altro poteva sapere ciò se non Lui, che era perfetto uomo e vero Dio? Se dunque Gesù pronuncia tetelestai non ci possono essere dubbi sul fatto che la storia sarebbe potuta andare diversamente, doveva andare così e solo così, se lo dice Lui che è Dio chi siamo noi per mettere in dubbio le sue scelte?

Ma ora arriviamo al nodo centrale: nel Sacramento del Matrimonio la misura di come amare è la croce di Gesù, è il suo stile che dobbiamo imitare e di cui siamo resi capaci col Sacramento, ma noi possiamo andare a dormire ogni sera potendo dire il nostro tetelestai? Imitare Gesù significa anche potersi addormentare ogni sera con la pace profonda di chi ha fatto tutto ciò che era in proprio potere per portare a compimento il Sacramento del Matrimonio. Gesù non muore senza dolore, ma è sicuro di aver fatto fino in fondo la volontà del Padre suo, sa che morirà affidandosi al Padre, non come un disperato ma come un fiducioso.

Quel compimento avvenuto sulla Croce ci ricorda un altro compimento, quello della Genesi cap. 2,1-2: “Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto […] “. Portare a compimento assomiglia al metter la ciliegina sulla torta, come quando ad un’opera artistica manca l’ultimo tocco finale, quello appunto che dà compimento al tutto.

Cari sposi, ogni giorno noi abbiamo la vocazione di portare a compimento l’opera iniziata in noi dal Sacramento, non tutto è sulle nostre spalle naturalmente, siamo corroborati dalla Grazia in questo costante lavoro quotidiano. Prima di addormentarci chiediamoci se oggi abbiamo portato a compimento la nostra vocazione sponsale, siamo sicuri di aver fatto tutto ciò che era in nostro potere per amare il nostro coniuge di un amore fedele, indissolubile, unico, totale e fecondo?

Se così non fosse dobbiamo chiedere scusa al nostro coniuge prima di chiudere gli occhi, perché il sonno del giusto ristora anche il corpo non solo l’anima, oltre ad essere un gesto di giustizia verso di lui/lei. Coraggio sposi, non dobbiamo aver paura di mostrare le nostre debolezza al nostro coniuge, le ha sposate, quindi dovrebbe essere colui/colei che meglio ci aiuta a superarle o ad affrontarle.

Ogni giorno ha il suo tetelestai.

Giorgio e Valentina

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