La misericordia di Dio è come un grembo di donna.

Solitamente è Antonio che scrive gli articoli. Questa volta no. La maternità credo che sia qualcosa che gli uomini possono solo intuire e non comprendere fino in fondo. Fino in fondo forse neanche noi donne lo comprendiamo. Noi lo viviamo direttamente mentre i nostri mariti attraverso di noi. Non è solo questo. Uomo e donna sono intrinsecamente diversi. Basta guardare il nostro corpo. Noi donne siamo fatte, è il corpo che ce lo dice, per accogliere dentro di noi. La nostra maternità è accogliere la vita. Vita che non è solo biologica. Serve infatti poi una premessa per non generare malintesi. Una donna che non può generare vita biologica può essere altrettanto madre, se non di più, di chi la genera. E’ un discorso che riprenderò dopo. Dicevo che il nostro corpo è diverso. Il nostro DNA è diverso. Non avere quel cromosoma y fa una differenza enorme. Pensateci! Il nostro corpo è fatto per accogliere. Quando riattualizzo il mio sacramento, quando ho un rapporto intimo con mio marito, sono io che accolgo. Lui entra fisicamente in me. Non io in lui. Questo rende tutto più complicato per noi donne. Serve un abbandono e una fiducia completa nel nostro amato. Accogliere dentro di me lui e il suo seme implica un coinvolgimento non solo del mio corpo, ma di tutto. Del mio spirito e della mia sfera psicologica. Per questo forse il rapporto fisico ha un significato molto più importante per noi donne rispetto agli uomini. Non finisce qui. Noi donne abbiamo un utero. Gli uomini no. Giovanni Paolo I ha definito Dio come padre e madre. Ecco l’utero esprime proprio la maternità di Dio. Come? Uno degli aggettivi con cui viene definito Dio nella Bibbia è misericordioso. Nella traduzione latina misericordia rimanda al cuore. Significa portare nel cuore. In ebraico no. La lingua originale della Bibbia traduce il termine che per noi significa misericordia in modo completamente diverso. L’ho scoperto leggendo una riflessione di Robert Cheaib. In ebraico misericordioso si traduce con rahum. Rahum che deriva da rehem. Rehem è il grembo della donna. E’ l’utero. Noi donne, più degli uomini, esprimiamo questa caratteristica di Dio. Noi esprimiamo la misericordia di Dio. Siamo capaci, quando viviamo pienamente la nostra maternità, di generare nuovamente nostro marito. Sappiamo accoglierlo per quello che è, sappiamo vedere in lui la persona che può diventare, sappiamo scorgere la sua bellezza. Sappiamo guardarlo con gli occhi di Dio. Questo sguardo accogliente lo genera di nuovo, lo aiuta a diventare un vero uomo. Questa accoglienza ci rende vere donne. Questo significa essere madri feconde.

QUINDI UNA DONNA NON E’ MADRE QUANDO NON E’ FECONDA NON QUANDO NON E’ FERTILE

Io sono contentissima e grata a Dio per avermi dato una famiglia numerosa, ma sono certa, proprio per quanto ho scritto fino ad ora, che anche se non avessi avuto la grazia di concepire avrei potuto esercitare la mia maternità, la mia fecondità in tanti altri modi. Chi secondo me ha espresso molto bene cosa sia la maternità feconda quando non si può generare una nuova vita è don Carlo Rocchetta. Don Carlo ha trovato ben tre modalità nelle quali vivere la maternità che costituisce noi donne all’interno del matrimonio, oltre il concepimento e la crescita di uno o più figli biologici.

Noi donne possiamo generare la presenza di Dio in nostro marito. Amarlo come Dio lo ama. Essere capaci di accoglierlo per quello che è.

Possiamo poi generare nostro marito come persona amata. Generare il noi. Il primo figlio della coppia è la coppia stessa, il noi che diventa carne. Significa che la santità di nostro marito diventa il nostro scopo. Permettere che nostro marito prenda posto nel nostro cuore e che il suo bene sia per noi più importante di noi stesse. Mi viene spesso in mente Efesini 5. Quella riflessione di Paolo che sembra tanto indigesta oggi. Donna sottomessa all’uomo. Credo invece che sia importante viverla. Io non sono sottomessa ad Antonio. Mi sono sottomessa all’amore che ho per Antonio. Questo sì. Ho cercato di farmi serva per amore. Di mettere lui innanzi a me. Vi assicuro che ho già avuto il centuplo in questa vita. Già perchè poi Efesini 5 continua con E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Questo viene dopo. Sono sicura che non sia un caso. Se oggi ho accanto un marito che mi ama, mi rispetta e cerca, con tutte le sue e mie fragilità e cadute, di volermi bene con tutto se stesso, è proprio perchè ho cercato ogni giorno di sottomettermi all’amore. Di accoglierlo sempre. Non sempre sono riuscita come avrei voluto, ma la volontà c’è sempre stata.

Possiamo infine generare la coppia come comunità in missione. Questa è la più facile delle tre da comprendere. Quando una donna non può essere madre biologica può essere madre d’amore. L’amore che nasce all’interno della coppia può diventare nutrimento per tanti. Con tante modalità diverse. Con l’adozione, con l’affido, con i servizi in parrocchia, con il volontariato, ecc.

Insomma la fecondità va oltre la fertilità. La fertilità è generare vita biologica mentre la fecondità è generare vita amore. Generare la presenza di Dio, che è amore, nel mondo. Gesù il Salvatore, colui che ha salvato e redento il mondo, si è incarnato grazie a Maria. Maria che con il suo sì ha accolto dentro di sè Dio stesso. Che meraviglia Maria. Che meraviglia ogni donna che diventa madre e rinnova questa bellissima immagine nel tempo e nella storia. Che con il suo amore accogliente e fiducioso rinnova la nascita di Gesù nel mondo anche oggi.

Luisa

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5 Pensieri su &Idquo;La misericordia di Dio è come un grembo di donna.

  1. Bellissimo questo pensiero sulla Misericordia di Dio, mi ha molto commosso. Sono padre di nove figli e non ho mai realizzato questo aspetto della vita matrimoniale. Adesso capisco che ogni volta che la mia sposa mi ha perdonato, ha generato la presenza di Dio in me. Mi è venuta una gran voglia di andare ad abbracciare la mia sposa. Grazie Luisa

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  2. Grazie Luisa per aver dedicato un pensiero così delicato e profondo alle donne che figli non ne hanno…..molto difficile trovare spunti su questo aspetto che genera sofferenza all’ interno della relazione sponsale. Sarebbe bello approfondire e perché no, dedicare uno spazio a chi difficilmente viene considerato “famiglia”. Grazie .gisella

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    • Noi donne abbiamo la maternità scritta dentro. Fa parte di noi. Non possiamo essere pienamente donne se non siamo madri. Per questo non possiamo ridurre la maternità ai figli che concepiamo (seppur sono felicissima di averli) ma possiamo essere madri in tutto ciò che facciamo e nel modo in cui lo facciamo. Possiamo generare amore. Bellissimo. Certo mi rendo conto per chi ha forte questo desiderio di avere un figlio e non riesce non è semplice accettarlo ma è un cammino di accoglimento della propria persona. Bisogna riuscire a concentrarsi su quello che si è e cosa si può dare al mondo. Concentrarsi su quello che manca spesso impedisce di sviluppare i talenti e le caretteristiche che Dio ci ha dato. Quindi coraggio non è facile ma puoi essere una madre e una donna meravigliosa anche senza figli, più di tante donne che i figli li hanno.

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  3. Grazie Luisa per aver dedicato un pensiero così delicato e profondo alle donne che figli non ne hanno…molto difficile trovare spunti su questo aspetto che genera sofferenza all’interno della relazione sponsale. Sarebbe bello approfondire e perché no, dedicare uno spazio a ch difficilmente viene considerato”famiglia”. Grazie. Gisella

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