Il corpo esprime l’amore! Il verbo si fece carne.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. (Gv 1,14)

Il Vangelo di oggi è qualcosa di meraviglioso, ma complicato da comprendere. Mi fermo ad una sola frase. Una frase che ci dice tantissimo. Gesù è vero Dio ed è vero uomo. Dio si è fatto carne. La nostra fede è unica per questa carnalità di Dio! Solo noi cristiani crediamo in un Dio così. Non solo trino, quindi un Dio che è relazione, ma una delle tre Persone divine si è fatta addirittura uomo. Relazione e incarnazione sono le due caratteristiche del nostro Dio che lo rendono diverso da quello di tutte le altre religioni.

Ricapitoliamo, perchè questa cosa è decisiva per capire anche come siamo fatti noi. Dio è amore. Dio può essere amore proprio perchè non è solo. E’ un Dio trino. Le tre Persone della Santissima Trinità possono amarsi proprio perchè sono in relazione tra di loro. Un Dio solo non potrebbe essere amore. Dio si è fatto carne, si è fatto come noi! Si è fatto corpo.

Il corpo acquista un significato grandissimo. Ce lo dice l’incarnazione stessa. Dio è sceso tra noi e ha preso un corpo per amarci. Dio è amore e il corpo può significare quell’amore. Significare cioè rendere concreto e visibile. Sta a noi decidere se dare al nostro corpo quel significato tanto grande e tanto bello oppure se farne una cosa come tutte le altre. Appunto farne una cosa. Non c’è una via di mezzo, una zona grigia. Il nostro corpo e quello delle persone con cui abbiamo rapporti, possono essere amore o diventare una cosa. San Giovanni Paolo II in una delle sue famose catechesi sulla Teologia del Corpo ebbe a dire:

Il corpo nella sua mascolinità e femminilità, è “dal principio” chiamato a diventare manifestazione dello spirito. Lo diviene anche mediante l’unione coniugale dell’uomo e della donna, quando si uniscono in modo da formare «una sola carne

da Uomo e donna lo creò

Capite come questa dimensione, questo atteggiamento, questo stile di vita, dia al nostro corpo e alle nostre relazioni un significato elevatissimo? Capite anche come non possa esistere amore autentico senza che esista una aderenza tra cuore (anima) e corpo? Mi riferisco in particolare alla sessualità e a come la viviamo. Questa aderenza tra cuore e corpo ha un nome ben preciso. Si chiama castità!

Papa Francesco ha espresso questa verità con chiarezza nel 2018 incontrando un gruppo di giovani:

La sessualità, il sesso, è un dono di Dio. Niente tabù. È un dono di Dio, un dono che il Signore ci dà. Ha due scopi: amarsi e generare vita. È una passione, è l’amore appassionato. Il vero amore è appassionato. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre. E a darla con il corpo e l’anima. Quando Dio ha creato l’uomo e la donna, la Bibbia dice che tutt’e due sono immagine e somiglianza di Dio. Tutti e due, non solo Adamo o solo Eva, ma tutt’e due – ensemble – tutt’e due. E Gesù va oltre, e dice: per questo l’uomo, e anche la donna, lascerà suo padre e sua madre e si uniranno e saranno… una sola persona?…, una sola identità?…, una sola fede di matrimonio?… Una sola carne: questa è la grandezza della sessualità. E si deve parlare della sessualità così. E si deve vivere la sessualità così, in questa dimensione: dell’amore tra uomo e donna per tutta la vita. 

Quando viviamo la nostra sessualità per esprimere l’amore che abbiamo nel cuore attraverso l’incontro intimo tra un uomo e una donna, che si sono promessi l’uno all’altra per sempre, stiamo facendo esperienza di Dio, del Suo Amore. Quando invece usiamo il nostro corpo per vivere esperienze di piacere disgiunte da questo modo radicale e appassionato (come dice il papa) di amare stiamo facendo peccato nel suo significato più vero. Peccato dal greco hamartia cioè mancare il bersaglio. Stiamo cioè rinunciando a fare centro, e dare così pienezza e soddisfazione alla nostalgia di amare ed essere amati fino in fondo che ci costituisce, per accontentarci di briciole. Come infatti conferma papa Francesco nel proseguo del suo discorso:

 È vero che le nostre debolezze, le nostre cadute spirituali, ci portano a usare la sessualità al di fuori di questa strada tanto bella, dell’amore tra l’uomo e la donna. Ma sono cadute, come tutti i peccati. La bugia, l’ira, la gola… Sono peccati: peccati capitali. Ma questa non è la sessualità dell’amore: è la sessualità “cosificata”, staccata dall’amore e usata per divertimento. È interessante come la sessualità sia il punto più bello della creazione, nel senso che l’uomo e la donna sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio, e la sessualità è la più attaccata dalla mondanità, dallo spirito del male. 

Questo modo di vivere la sessualità falso non può che entrarci dentro e toccare la nostra anima, ferirci profondamente, farci sentire usati e non amati. Quando tocchiamo il corpo di una persona stiamo toccando tutta la persona, non solo un involucro. Tutto ciò che viviamo attraverso il corpo tocca profondamente il nostro cuore. Lo riempie di amore, se quel gesto vissuto attraverso il corpo è vero, lo svuota d’amore se quel gesto è falso. C’è una corrente spiritualista all’interno della Chiesa che non ha recepito questa funzione fondamentale del corpo e continua a ritenere che ciò che conta sia l’amore delle anime (intendono quello spirituale ed oblativo). Si vogliono bene, non fanno nulla di male. Per questo alcuni sacerdoti tendono a sottovalutare tante espressioni “d’amore” false del corpo. Rapporti prematrimoniali, masturbazione e così via diventano espressioni accettate perchè l’importante è che siano spinte dall’amore. Quale amore? Verrebbe da chiedere. Non certo quello espresso da papa Francesco nel suo discorso. L’amore fra un uomo e una donna, quando è appassionato, ti porta a dare la vita per sempre. Sempre. E a darla con il corpo e l’anima.

Sta a noi scegliere se trattare il nostro corpo e quello della persona che diciamo di amare con l’atteggimento e la verità di chi vuole amare oppure se tradire l’amore per usare l’altro/a e nel contempo anche noi stessi. Rinunciare a tutto per avere solo poche briciole di piacere e di vita che non sfamano il nostro cuore che desidera molto di più. A noi la scelta!

Antonio e Luisa

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