Il perdono è sempre qualcosa di straordinario!

Se cercate sul Devoto-Oli (almeno così è per la mia edizione) il perdono è definito come il ristabilimento di un rapporto normale temporaneamente deteriorato, nell’ambito affettivo.

Secondo me c’è un errore di fondo. E’ nel termine normale l’errore di definizione del vero perdono. Nel citato VOCABOLARIO tale termine è definito come (qualcosa di) riferibile alla consuetudine e alla generalità, regolare. Invece il perdono è sempre un evento straordinario che restituisce l’amore interrottosi nella persona ferita e non avviene in modo automatico, ma per un atto iniziale di buona volontà, necessario ma non sufficiente, di chi deve ricevere da Dio la Grazia Divina che fa riprendere ad amare la persona che ha prodotto la ferita.

La definizione del vocabolario non può che essere imprecisa, essendo laico (meglio dire ateo) non contemplando, quindi, l’azione di Dio. Così non può essere per noi cristiani. Per noi sposi cristiani. Diverso è quanto, muovendosi in Fides et ratio, hanno potuto attestare congiuntamente, per esperienza professionale, umana e cristiana, Lucia Ravenna, Psicologa, Presidente Veneto dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici, ed Erica Schiavon, Psicologa e Consulente in Sessuologia, nella presentazione del libro di Robert D. Enright “Il perdono è una scelta”, a cui ho partecipato alcuni anni fa Questo è, riassumendo, quanto hanno fatto emergere le due dottoresse.  Il perdono non è:

1) condonare o scusare, così si ricade nella negazione della ferita ricevuta. Negando la gravità la ferita non si può curare e rischia di andare in cancrena ed uccidere la relazione definitivamente.

2) dimenticare, così non impariamo mai dall’esperienza; il perdono invece fa guardare la ferita mediante un atto personale che accoglie ciò che Dio ha permesso ci accadesse – non con rancore, ma come porta per un maggiore ingresso in noi della Grazia Divina, l’unica che risana;

3) pseudo-perdonare, così si rende il perdono un atto di moralismo, dove ci mettiamo al posto di Dio per realizzarne la parte a noi impossibile, facendolo apparire il perdono un atto facile – il buonismo, appunto; Non è che un atto superficiale privo di concretezza nella nostra psiche e nel nostro spirito.

4) sentirsi bene pressoché istantaneamente, prima di aver rimarginato la ferita ricevuta. C’è spesso questa illusione che perdonare equivalga a stare subito bene. Attenzione non è così. Serve tempo, a volte molto, per stare di nuovo bene. Il perdono è l’inizio di un percorso di guarigione. Questa dinamica si scorge nello stesso Gesù quando, crocifisso, ha detto, al colmo dello sforzo di tutta la sua persona umana e divina, “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” e, al colmo dello sforzo drammatico di ritrovarsi uomo che si sente  abbandonato da Dio, come proviamo tutti in almeno un momento di totale smarrimento, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”;

5) riconciliazione, Il perdono non porta automaticamente alla riconciliazione. Il perdono è su un piano prettamente personale mentre la riconciliazione è su un piano relazionale. Perdono e riconciliazione sono riattivazioni di un rapporto a diversi livelli. Una sposa tradita può perdonare suo marito ma ci vorrà molto più tempo per riconciliarsi con lui e tornare a vivere una relazione come prima dell’evento che ha causato la sofferenza.

 Il perdono è liberante anche perchè permette di disgiungere il male da chi lo commette. Se mia moglie, se mio marito mi fa del male non per questo lei/lui è il male. Così il male non ha l’ultima parola. Si può combattere, senza per questo combattere il nostro coniuge. Quell’uomo o quella donna è ancora colui/colei che ho sposato perchè ho visto in lei/lui una meraviglia. 

Concludo con un consiglio concreto. Come domandare perdono? Gary Chapman, celebre autore de “I cinque linguaggi dell’amore” nelle due versioni per sposi e fidanzati, ha scritto anche il libro “I cinque linguaggi del perdono”,  per chiedere scusa. Eccoli. 1) Esprimere rammarico: “Mi dispiace che il mio comportamento ti abbia arrecato tanto dolore, non intendevo ferirti”; è un linguaggio che ricalca la situazione più frequente, dove entrambi hanno responsabilità condivisa anche se solo uno dei due è arrivato a travalicare il controllo di sé; si parte tutti dalle intenzioni, dai pensieri, prima sede del peccato. 2) Assumere le proprie responsabilità: “Ho sbagliato”, “So che quello che ho fatto è sbagliato, potrei cercare scuse ma non lo faccio”. 3) Cercare di rimediare: “Che cosa posso fare per dimostrarti che sei ancora importante per me?”. 4) Impegnarsi sinceramente per il futuro: non essere recidivi. 5) Chiedere perdono (Proprio il semplice: “Perdonami”) quando si avverte che si è totalmente responsabili della situazione di dolore determinata.

Antonio e Giovanna

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2 Pensieri su &Idquo;Il perdono è sempre qualcosa di straordinario!

  1. Bellissimo articolo, grazie. Ma nel lato pratico ed anche più generalizzato della vita, se l’altro che non è il tuo sposo/a, **non capisce l’errore, e lo ripete,* che fare? Allontanarsene?
    Noi che cerchiamo sempre l’unità spesso non ci resta che sperare solo in Dio … Ci sono situazioni di vero martirio spirituale.

    "Mi piace"

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