Aveva ragione Churchill

Gran Bretagna, anno 1940. Agli albori della Seconda Guerra Mondiale il Regno Unito si trovava a combattere la furia nazista nel pieno della sua forza bellica: flagellata nei cieli dagli Stukas e insidiata via mare dagli U-Boote, il rischio di una invasione terrestre sembrava oramai imminente. Per questo motivo, davanti al governo il 13 maggio il Primo Ministro Winston Churchill (1874-1965) pronunciò le parole che sarebbero passate alla storia: “I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat”. Il discorso più esteso di questa frase recitava così: “Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore”.

A volte, pensando a certi matrimoni che ho celebrato, ammetto di aver pensato: “E se queste parole se le dicessero a vicenda gli sposi nel rito? Non sarebbe educativo? Nah… è di cattivo gusto, lascia stare”. Eppure, la realtà non è poi molto lontana, a ben vedere.

La Parola di questa domenica ha un tono iniziale romantico, direi quasi idilliaco. Nella prima lettura si descrive come era la prima comunità di credenti: “Un cuore solo e un’anima sola”. Wow! Sembra di vedere una coppia in luna di miele che passeggia, mano nella mano, su una spiaggia di Cancùn. Ma “quant’è bello lu primmo ammore!”, una coppia che condivide tutto, che si ama così sensibilmente e visibilmente, è proprio meravigliosa.

Il Salmo poi rincara la dose: “Il suo amore è per sempre”. È quanto più o meno scrive il fidanzato sulla strada sotto la finestra della morosa, in modo che le sia ben visibile.

Ma ecco che la seconda lettura già cambia tono. San Giovanni dice chiaramente che la nostra fede è frutto della vittoria pasquale di Gesù, ma una vittoria costataGli “sangue e acqua”, lo dice proprio lui che ha visto dal vivo quella scena sul Golgota.

Allora questo amore nuziale prende una forma un po’ diversa da come ci insegna il mondo, anche se Aleandro Baldi cantava: “non amarmi, ti farò soffrire”.

Nel Vangelo infine vediamo una scena stupenda e commovente. Gesù, proprio dopo otto giorni dalla Pasqua, cioè il giorno corrispondente ad oggi, va di nuovo a trovare gli Undici e fa una cosa bellissima: concede a loro la possibilità di perdonare i peccati, cioè di essere misericordiosi come lo è stato Lui e come lo è il Padre.

C’è un dettaglio che mi fa intenerire ed è quando Gesù mostra la ferita del petto e quelle delle mani e piedi. Mi pare che Lui voglia dire a loro: “vedete, il mio perdono e la mia pace che oggi vi do sono usciti di qui, le mie ferite sono divenute feritoie di Amore per voi”.

Ecco qui una lezione meravigliosa per tutti ma specialmente per voi sposi. La fedeltà, il “per sempre”, il dono totale di sé sono possibili solo a patto di morire a sé stessi, di sacrificarsi, di entrare e superare i conflitti dovuti alle diversità e anche alle stranezze dei nostri caratteri e temperamenti.

Dico questo un po’ per esperienza ma soprattutto per le testimonianze di chi ne sa molto più di me. Prendo spunto da un libro bellissimo, scritto da una grande donna, moglie e psicoterapeuta, Mariolina Ceriotti Migliarese. Nel suo libro “Risposami!” dice: “La famiglia di oggi nasce invece spesso da una coppia che si immagina di poter essere a-conflittuale, questo fa sì che la relazione funzioni fintanto che i conflitti non sono presenti, ma che il legame si riveli fragile davanti alle difficoltà” (pag. 153).

E poi dice ancora: “Dobbiamo sempre ricordarci che nelle coppie di lunga durata, quelle che vogliono rimanere insieme per sempre, l’esperienza della crisi è inevitabile” (pag. 161).

A ulteriore sostegno di questo e in linea con il Vangelo c’è Papa Francesco: “Le crisi coniugali frequentemente si affrontano in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio” (Amoris Laetitia 41).

Ci vuole il perdono, ci vuole la Misericordia nell’amore coniugale. Senza di essi, le battaglie che si scatenano ad ogni tappa della vita di coppia non possono superarsi fino in fondo.

Caro Winston, avevi proprio ragione, per vincere le inevitabili crisi che la fedeltà sponsale richiede, è davvero necessario “sangue, sudore e lacrime”. La cosa bella è che Gesù li ha già versati per noi, una volta per tutte e quel Sangue e Acqua scaturiti dal Suo petto aperto, dal Suo Cuore, sono oggi la Grazia sacramentale che può consentire agli sposi di dirsi ancora sì.

Per cui, coraggio, cara coppia, “non piangere più; ha vinto il Leone della tribù di Giuda” (Ap 5,5), ha vinto l’egoismo e la rinuncia a combattere. La sua Misericordia può trasformare ogni tuo dolore, lotta e sofferenza in un amore che si rinnova di giorno in giorno.

ANTONIO E LUISA

Leggere le parole di padre Luca ci ha toccato. Io ho guardato la mia fede, quella che porto al dito da 18 anni, l’ho guardata da vicino. Si vede che non è nuova, si notano diversi graffi che la rendono imperfetta agli occhi di chi la guarda. Ai miei occhi è invece così perfetta e così bella. Commovente. So che ognuno di quei piccoli graffi rappresenta la fatica di una relazione radicale come quella sponsale. Due persone, un uomo e una donna, che sono biologicamente, psicologicamente, umananamente e ontologicamente diversissime. Ed è bellissimo che sia così. Io mi riconosco uomo scontrandomi con la femminilità di Luisa. Con il suo mistero.

Una sfida meravigliosa fatta di incontri e di scoperta reciproca, ma anche di scontri e di conflitti. Conflitti che se gestiti nel modo giusto non sono un male. Conflitti che permettono di aprirsi, con fatica ma con meraviglia, all’altro, ad una alterità così diversa e complementare. Un’alterità che se accolta non limita la nostra libertà ma ci arricchisce della diversità della persona che abbiamo sposato.

Guardo la mia fede e la fatica della relazione non mi spaventa più, perchè ciò che ho in cambio è già il centuplo.

Antonio e Luisa

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