Domenica e famiglia : un connubio possibile / 8

Eccoci al primo passo dentro la chiesa ove tra poco sarà celebrata la S. Messa, e siamo invitati a compiere due gesti : la genuflessione e il segno di Croce con l’Acqua Santa, di cui abbiamo già un po’ approfondito la valenza ed il significato. Occupiamoci oggi della genuflessione che, nell’ordine, verrebbe prima dell’Acqua Santa, ma l’abbiamo lasciata come seconda nella riflessione.

Abbiamo già notato come farsi il Segno di Croce con l’Acqua Santa sia un gesto di appartenenza e di richiesta di benedizione, ma sarebbe sterile e vuoto se non fosse preceduto/accompagnato dalla genuflessione. Quest’ultima, infatti, porta a compimento e rende visibile la nostra appartenenza a Dio, già espressa con il primo Segno di Croce con l’Acqua Santa.

La genuflessione ha origini antiche e diverse forme, ma sostanzialmente è un atto di rispetto, riverenza, adorazione, devozione e sottomissione ; si esegue portando il ginocchio destro fino a terra, mantenendo il busto in posizione eretta : la genuflessione non è un inchino ; solo in casi estremi può essere sostituita da un inchino profondo, è il caso per esempio di una persona con gravi problemi di deambulazione, oppure in taluni casi la persona ne è impossibilitata perché costretta su una sedia a rotelle, ma in tutti gli altri casi la genuflessione è obbligatoria dinanzi al Tabernacolo.

Per capire meglio questo gesto ci lasciamo aiutare dalle varie esperienze umane, perché la genuflessione non è un’invenzione cristiana, ma appartiene al patrimonio dell’umanità fin dai tempi più remoti. Infatti tutti i rituali ufficiali alla presenza di un imperatore, di un re, di un monarca, di uno zar, di un faraone, prevedono la genuflessione con uno o due ginocchi, quantomeno l’inchino più o meno profondo, in taluni casi la prostrazione con la faccia a terra ; questi rigidi rituali prevedono poi che nessuno osi allontanarsi dando le spalle al re, ma cammini all’indietro stile retromarcia sperando di non inciampare.

Se tutti questi rituali così rigidi li osserviamo alla presenza di un uomo, benché eccezionale, benché rivestito di una carica istituzionale di altissimo livello e pregio, benché di alta statura morale, benché potente, benché a capo di uno Stato, benché degno di grande rispetto, MA PUR SEMPRE UOMO……. non si capisce perché molti cristiani quando si trovano di fronte a DIO non si genuflettano ! Eppure non sono davanti ad un re (umano), ma al Re dei Re ; Colui al quale anche i re/imperatori/monarchi/zar/faraoni umani dovranno rendere conto di se stessi, delle proprie azioni.

Ho un ricordo vivissimo della mia nonna in età avanzata : spesso l’accompagnavo alla Messa della Domenica, e per lei percorrere quei 200 metri da casa sua alla chiesa era faticoso nonostante l’ausilio del fidato bastone ; con seri problemi alle articolazioni e alle ossa già molto compromesse, arrivava dinanzi alla Chiesa, e, superati con difficoltà i tre gradini all’ingresso, entravamo in chiesa, lei ha sempre insistito nel compiere quel gesto a lei tanto caro, la genuflessione…. vi confido che in me c’era un po’ di ammirazione, ma anche un po’ di incomprensione mentre la aiutavo. Una Domenica mattina, io ero già in chiesa perché dovevo svolgere un servizio, e la vidi entrare da sola, stava cominciando a fare la solita genuflessione allorché mi avvicinai in fretta per aiutarla nel compiere tale gesto. Mentre la sorreggevo nel rialzarsi, le chiesi perché mai si ostinasse con questo gesto quasi impossibile per le sue condizioni fisiche, e la sua risposta fu risoluta quanto tenera : << Perché io mi abbasso solo davanti al Re ! >>.

Fu una lezione che non scorderò mai, una grazia che il Signore mi fece attraverso di lei. Nessuna laurea in teologia dogmatica, né in filosofia, aveva la licenza della terza elementare ma nella fede aveva una laurea che superava tanti teologi d’oggi di grande fama.

A volte leggiamo o sentiamo interventi, ahimè anche di sacerdoti, volti a denigrare o quantomeno declassare i gesti del corpo durante la Liturgia, con la scusa che “tanto il Signore guarda il cuore”….. è un tentativo maldestro di nascondere le proprie mancanze dietro a frasi bibliche, magari dette da Gesù, estrapolandole a proprio piacimento e piegandole ai propri biechi fini, semplicemente perché si ha paura o forse vergogna di dimostrare a tutti la propria identità, il proprio essere cristiani.

La genuflessione appena entrati in chiesa, rivolta verso il Tabernacolo, cioè verso la presenza reale, vera e sostanziale di Gesù Cristo, la seconda Persona della Santissima Trinità, NON è un gesto rituale ormai superato, semmai è stato dimenticato da tanti cristiani, ma soprattutto non è un gesto che offende la nostra dignità umana. Al contrario, la genuflessione dinanzi a Dio, dice la nostra dignità di Figli di Dio, cioè di suoi eredi, e nel contempo attira su di noi la Sua Benevolenza e la Sua Misericordia. E’ un gesto che ci ricorda che noi siamo creature e che Dio è Il Creatore, e quanto farebbe bene all’uomo moderno, il quale pensa di affrancarsi da Dio per confidare nelle proprie forze, nelle proprie scienze, nelle proprie tecniche. Anche il poeta William Butler Yeats, riconoscendo la profondità dello stare in ginocchio davanti a Dio, scrisse :

Le mie ginocchia mancano di salute finché non si inginocchiano.

Genuflettersi quindi, aiuta chi ci vede, ma aiuta anche chi quel gesto lo sta compiendo, perché è una testimonianza di appartenenza a Dio, e consolida in noi la fede in Lui. Ogni volta, infatti, che compiamo questo gesto, cresce la nostra fede confermando i gesti precedenti e ci dà la forza di compiere la prossima genuflessione.

Cari sposi, fare la genuflessione insieme al proprio coniuge è un atto che cementifica la coppia perché è l’Amore di Dio il vero cemento, il vero nutrimento, la vera sorgente per il nostro amore.

Buona Domenica e buona genuflessione.

Giorgio e Valentina.

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