Domenica e famiglia : un connubio possibile / 19

Terminato l’antico inno del Gloria c’è una preghiera che fa da ponte tra la prima parte della Messa e l’inizio della Liturgia della Parola, ed il Messale ci viene in aiuto spiegandone la natura :

Poi il sacerdote invita il popolo a pregare e tutti insieme con lui stanno per qualche momento in silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel cuore le proprie intenzioni di preghiera. Quindi il sacerdote dice l’orazione, chiamata comunemente «colletta», per mezzo della quale viene espresso il carattere della celebrazione. Per antica tradizione della Chiesa, l’orazione colletta è abitualmente rivolta a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo e termina con la conclusione trinitaria […] Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l’orazione con l’acclamazione Amen.

Questo è il momento in cui veniamo invitati ad esprimere la nostra personale preghiera nel segreto del cuore, il sacerdote poi raccoglie le intenzioni di ciascuno “racchiudendole” in un’unica preghiera più grande, una orazione solenne, una supplica ufficiale che ognuno di noi rivolge al Padre. Ufficiale perché passa attraverso il mediatore tra noi e Dio, come se fosse il nostro portavoce d’ufficio : il sacerdote, egli infatti è il ministro ordinato, incaricato cioè di essere il filtro tra il popolo e Dio, come Mosè.

Mosè riceveva dal popolo varie richieste da inoltrare a Dio, poi andava nella tenda per incontrarLo e Gli riportava le istanze del popolo rivolgendosi a Lui con frasi del tipo : “Il tuo popolo ha bisogno di…” , spesso però si sentiva rispondere : “Il popolo che tu hai fatto uscire dall’Egitto…” ; sembrava che giocassero a rimbalzarsi a vicenda l’esclusiva sulla proprietà del popolo. Il sacerdote dovrebbe imitare l’atteggiamento di Mosè : rivolgendosi al Padre per conto nostro, ricordandoGli che il popolo appartiene a Lui, intercedendo per noi presso l’Altissimo, e nel medesimo tempo si deve anche ricordare che il popolo che ha di fronte è “il popolo che tu hai fatto uscire dall’Egitto“, cioè il popolo che Dio gli ha affidato perché ne abbia cura in sua vece.

Ecco spiegato il motivo del nome di questa orazione, essa infatti ha il compito di raccogliere tutte le personali invocazioni in un’unica supplica a “Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo” ; così come facciamo colletta per raccogliere soldi a favore di una iniziativa così facciamo colletta per raccogliere invocazioni a favore di una iniziativa spirituale.

La colletta spirituale può essere fatta anche nelle nostre case, certo in una forma esterna diversa da quella della Messa, ma non per questa meno vera. La famiglia è quel luogo dove la sofferenza di un membro diventa la sofferenza di tutti ; certamente chi è colpito in prima persona dovrà prenderla di petto, ma ciò non significa che gli altri familiari ne restino indifferenti ; ogni membro si farà carico di un pezzetto di quel dolore così da alleggerirne il peso al sofferente, e lo farà con intensità, modi e tempistiche proprie a seconda dell’età, della consapevolezza. I bambini vivono il dolore in una modalità diversa da quella degli adulti, spesso esprimono il proprio dolore con l’irrequietezza, oppure con la svogliatezza, l’apatia ; il papà tende ad essere più nervoso ed irritabile ; la mamma tende ad assorbire tutti gli umori con l’accoglienza tipica femminile e ad esprimerla con lo stress, la stanchezza : questi sono solo atteggiamenti esterni, come una scorza che nasconde al centro il dolore, il malessere.

In questi momenti di sofferenza famigliare possiamo fare la nostra colletta spirituale casalinga : si può decidere insieme un momento di preghiera comunitario, nel quale si prega tutti insieme e poi ogni membro si impegna a offrire sacrifici, preghiere o penitenze personali o per la stessa intenzione oppure ognuno può esprimere le personali intenzioni di preghiera. Così facendo vivremo realmente la chiesa domestica : ogni membro, grande o piccino che sia, trova il proprio posto unico ed irripetibile nella famiglia, si sente importante e ritrova la propria dignità, nessuno è escluso, e nessuno si senta escluso in qualsiasi condizione di salute o altro, poiché ognuno ha la possibilità di realizzare la propria vocazione all’amore secondo la propria specificità, senza clonare nessun’altro. Questa è una vera colletta famigliare ! Ai genitori poi spetta il compito, in particolare al papà, di raccogliere le intenzioni varie in un’unica preghiera ( per esempio il Padre nostro ), così come fa il sacerdote nella Colletta della Messa… ogni famiglia troverà poi strategie, momenti e modalità che le sono proprie.

Continuiamo a conoscere meglio la colletta della Messa approfondendone altri due significati tra gli altri: il carattere e la sua conclusione trinitaria.

Il carattere della celebrazione viene impresso con questa orazione, sicché la colletta che caratterizza la solennità di Pentecoste sarà diversa da quella del Corpus Domini, solo per fare due esempi. Infatti nella colletta pentecostale c’è una supplica particolare dello Spirito Santo chiedendo che Esso scenda sul popolo radunato e sull’intera Chiesa, mentre nella solennità del Corpus Domini si chiede la fede per adorare il santo mistero del Corpo e del Sangue del Signore racchiuso nella Santa Eucarestia. A volte, ci capita di essere distratti a Messa dalle più disparate situazioni contingenti, però al momento della colletta, ascoltandola bene, abbiamo la possibilità di sgomberare il campo delle distrazioni e capire quale festa si stia celebrando, quale particolare aspetto del Mistero cristiano stiamo celebrando, così da predisporre meglio il cuore alla preghiera e alla contemplazione dei divini misteri.

Da ultimo, vogliamo mettere in luce la frase del Messale “l’ orazione colletta è abitualmente rivolta a Dio Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo e termina con la conclusione trinitaria […]”. Sembra una semplice indicazione per il sacerdote, ed invece contiene una verità profonda che qui accenniamo solo : ogni preghiera è fatta per mezzo di Gesù. San Paolo lo spiega bene articolando con molti paragrafi e diluendo bene il discorso nella Lettera agli Ebrei con una profondità ed una chiarezza tipica dei grandi santi ( inoltre è Parola di Dio ufficiale ), noi ci limiteremo solo a dare una piccolissima goccia di colore in un quadro gigantesco dai mille colori.

Tutto nasce dal riconoscere che Gesù è Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, e quindi Dio Padre non può più guardare all’umanità con gli occhi di prima ; da quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, il Padre guarda la realtà umana con occhi diversi, poiché è la stessa natura assunta dal Suo Figlio Unigenito, non può più ignorare questa Incarnazione, non riesce a far finta di niente guardandoci, ed il suo cuore si intenerisce sempre più in misura di quanto noi Gli ricordiamo che la nostra supplica Gliela presentiamo passando proprio da quel Figlio tanto amato.

E voi pensate che il Padre faccia orecchie da mercante alle richieste del Figlio ?

Questa è una valida indicazione anche per le nostre preghiere di colletta familiari : noi siamo troppo fragili ed imperfetti per presentare direttamente a Dio Padre le nostre suppliche, dobbiamo farci furbi e chiedere l’aiuto a dei potenti intercessori cosicché la nostra supplica venga filtrata ed epurata ad ogni passaggio per arrivare agli orecchi di Dio Padre pura e potente. Affidiamo tutto alla Vergine Maria che filtra tutto al Suo Figlio Gesù, il quale ha la chiave d’accesso al cuore di Dio Padre ; inoltre quando siamo a Messa, la preghiera ufficiale e la madre di tutte le preghiere, abbiamo un’ulteriore filtro che è il sacerdote.

Care famiglie, da domani abbiamo la possibilità di vivere con maggiore attenzione e fede il momento della colletta a Messa per poterlo vivere anche nelle nostre case.


Giorgio e Valentina.

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