Come un fornaio !

Il Vangelo di oggi :

Lc 13,18-21 In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Queste sono solo due tra le parabole che Gesù si inventò per raccontarci varie caratteristiche del regno di Dio, ed ogni parabola mette in luce un aspetto perché le parole umane presto o tardi si scontrano con la propria limitatezza, infatti anche Gesù all’inizio sembra trovarsi in difficoltà nell’esprimere col linguaggio umano delle realtà divine. Oggi ci concentreremo sulla seconda parabola, quella del lievito, e vedremo che ha da dire qualcosa al nostro matrimonio.

Innanzitutto ci sembra opportuno capire e valutare cosa sia questo regno di Dio tanto proclamato, tanto decantato, e tanto predicato a partire da Gesù stesso ; inoltre un regno di solito ha il suo re, il quale promulga delle leggi, ha dei confini difesi dal proprio esercito, per mantenere l’ordine nei villaggi possiede una propria forza dell’ordine, ed infine deve avere anche il proprio popolo fatto di gente comune.

Vediamo ora chi riveste i vari ruoli all’interno del regno di Dio : il re è Dio, ma ancor più nello specifico è Gesù il Re dei Re, e ce lo ricorda la solennità di Cristo Re dell’universo che chiude l’anno liturgico ; l’esercito che difende i confini sono gli arcangeli con a capo San Michele arcangelo e la Madonna ; le forze dell’ordine sono gli altri angeli ; ed il popolo siamo noi uomini.

Ma quali sono i confini di questo regno ? Ce ne dà un’indizio Gesù quando risponde a Pilato : “Il mio regno non è di questo mondo”, come a dire che il suo regno è eterno, va oltre i limiti di questa vita e di questa umana natura. Si possono fare mille elucubrazioni, ragionamenti, teorie, discorsi filosofici, ragionamenti di tipo pastorale, ma alla fine dobbiamo ammettere che i confini del regno di Dio coincidono con il nostro cuore, la nostra anima, la nostra vita. Tanto è facile da intuire quanto è difficile da realizzare, perché ?

Quando lo racconta Gesù ci sembra di vivere un sogno ad occhi aperti, ascoltiamo la parabola quasi fosse una storiella di ottimismo condita da un po’ di sentimento e da immagini poetiche, ma quando poi cominciamo a vivere nel regno di Dio ci accorgiamo che le leggi del suo regno sono esigenti, chiedono di prendere posizione con Lui o contro di Lui, chiedono tutto ma donano il 100 per uno già in questa vita.

Fatte queste doverose premesse affrontiamo lo specifico della parabola del lievito. Spesso abbiamo ascoltato prediche sul fatto che questo lievito siamo noi cristiani nell’impasto grande dell’umanità, e che quindi tocca a noi far “lievitare” l’umanità del secolo che viviamo verso l’amore del Padre, in particolar modo sono le famiglie cristiane questo lievito che, anche se poco, ha una forza tale da far lievitare un impasto di grandi dimensioni. Bastano 2 grammi di lievito per far crescere 2 Kg di farina ( chi è venuto a casa nostra ad assaggiare la nostra pizza conosce il tema ), così il problema dei cristiani non è tanto ed innanzitutto la quantità, ma la forza di “cristianizzare” la società, tant’è vero che la Chiesa è partita con qualche decina di persone all’inizio, eppure ha evangelizzato tutto il mondo.

Ma possiamo fare un passo in più per addentrarci meglio, e se ce lo concedete, useremo un pizzico di fantasia che non guasta mai.

Se il regno di cui parla Gesù è il cuore di ognuno di noi, qual è la donna che ha messo il lievito nella nostra anima ?

Un antico adagio recita così : ” Ad Jesum per Mariam” che significa che si va a Gesù solo passando attraverso Maria. Perché così è piaciuto al Padre, è stata una sua libera ed insindacabile iniziativa, quella di decidere di aver bisogno di una mamma umana per Suo Figlio Gesù, è così che è partita la grande avventura umana di Gesù, attraverso Maria e così anche per noi, non possiamo pensare di arrivare a Gesù scavalcando Maria. Se non l’ha scavalcata il Padre, chi siamo noi per decidere di farne a meno ?

Nel giorno bellissimo del nostro Battesimo siamo divenuti dimora della Trinità, ma sicuramente Maria è divenuta la nostra mamma celeste, colei che ha messo nel nostro cuore l’amore di Gesù, probabilmente ha fatto le sue mosse ispirando i nostri genitori per il nostro Battesimo e disponendo l’apertura del cuore all’amore per e del Suo Figlio. E’ questo il lievito che ha messo nel nostro cuore e ha cominciato ad impastarlo con la nostra umanità. E’ interessante notare che nell’impasto la maggior parte è farina, simbolo della nostra umanità, come a dire che essa non sparisce, ma semplicemente viene aiutata dal lievito ad aumentare di volume, fino a divenire un vero impasto pronto per la cottura nel forno del Paradiso.

Cari sposi, il nostro matrimonio sacramento si nutre della nostra umanità lievitata dall’amore di Gesù, essa non deve essere soffocata, ma deve affiorare un’umanità nuova, rinnovata. Molti sposi pensano che per vivere un santo matrimonio sia necessario castrare il lato umano degli sposi, ed invece no ! Nell’impasto la farina resta tale, ma viene trasformata, così avviene anche per la mascolinità e la femminilità degli sposi, esse non spariscono e non devono sparire, ma devono essere trasformate, lievitate. E’ una femminilità che cresce, se lascia spazio al lievito dell’amore di Gesù, sicché una sposa diventa sempre più capace di allargare il proprio cuore fino a diventare il cuore tenero e pulsante del matrimonio e di tutta la casa. E quella dello sposo è una mascolinità che cresce di volume divenendo sempre più capace di sopportare le fatiche della vita, di portare il peso delle responsabilità familiari, capace di sacrificarsi per amore della sua sposa.

I santi non sono divenuti tali a prescindere dalla loro umanità, anzi, essa è stata fondamentale per loro, perché è stata quella tanta farina che però si è lasciata trasformare dal lievito dell’amore di Gesù.

Coraggio sposi carissimi, approfittiamo degli ultimi giorni del mese mariano di Ottobre per riscoprire la gratitudine a quella donna che ha messo il lievito di Gesù nel nostro cuore, e c’è un modo bellissimo che è la preghiera del Rosario.

Giorgio e Valentina.

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