Identikit come la Digos!

In questi giorni ancora freschi della notizia sconvolgente della Pasqua, la Chiesa ci fa leggere, come prima lettura della Messa, dei brani tratti dal Nuovo Testamento che sostituiscono quelli del Vecchio da cui di solito viene tratta la suddetta lettura. Ciò a significare, a confermare, la risurrezione di Gesù come evento a cui il Vecchio Testamento tendeva, Gesù infatti ci ricorda diverse volte che Lui è venuto per portare a compimento il Vecchio. In questo festoso giorno in cui la Chiesa celebra i due santi apostoli Filippo e Giacomo ci viene proposto questo brano:

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1 Cor 15,1-8a ) : Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Ci sembra importante sottolineare la parte centrale in cui Paolo ci ricorda di aver tramesso quello che anche lui ha ricevuto. Ed in effetti è proprio questo il compito degli evangelizzatori, altrimenti non sarebbero definibili tali. Ma serve una patente speciale che attesti l’essere evangelizzatori o testimoni?

Ci sono alcune scuole per evangelizzatori, ma queste servono solamente per apprendere diverse tecniche di linguaggio umano, per conoscerle ed imparare a padroneggiarle, ma non saranno mai in grado di far diventare un ateo un evangelizzatore poiché la mera tecnica non basta se non si è incontrato Gesù. Quali sono dunque le caratteristiche di un buon evangelizzatore/testimone?

Non è nostra intenzione fare un trattato sull’argomento, ma vorremmo semplicemente tentare di abbozzare un identikit come quelli che divulgano i poliziotti della Digos per catturare il malvivente ricercato. Desideriamo innanzitutto tranquillizzare i nostri lettori che si staranno già chiedendo quale tipo di requisiti siano indispensabili per diventare un testimone/evangelizzatore: non sono necessarie specifiche abilità da palcoscenico, né da showman, né da speaker radiofonico, né da presentatore televisivo.

Il primo requisito è essere battezzato poiché è il Sacramento che ci ha catapultati nella vita eterna e ci ha strappati dalle grinfie sataniche. Poi di sicuro sarebbe meglio essere anche cresimati, poiché questo Sacramento ci rende abili alla testimonianza e ci infonde il coraggio del martirio, infatti martirio significa testimonianza. Cari sposi, per caso vi siete accorti che questi due Sacramenti sono indispensabili per il Sacramento del matrimonio? Ed è proprio la natura del matrimonio che li sottende entrambi. Infatti col Battesimo veniamo inabitati dalla Santissima Trinità e diventiamo sacerdoti, re e profeti, ma poi tutto ciò ha bisogno per così dire di una spinta in più, come quando le mamme spengono il forno perché le lasagne sono già pronte, ma se le vogliono perfette le devono rimettere nel forno spento ma ancora caldo affinché si formi quella crosticina che dona croccantezza ed un gusto unico al piatto… la Cresima assomiglia in qualche misura a quella crosticina delle lasagne.

Ed è proprio quella croccantezza della Cresima che rende il gusto dell’amore che ci scambiamo unico ed irripetibile dentro la relazione sponsale; l’evangelizzazione/testimonianza si deve toccare con mano dentro il matrimonio e poi si deve allargare come i cerchi concentrici dell’acqua verso tutte le altre realtà esterne alla coppia.

Continuiamo l’identikit: se non ho ricevuto niente da Cristo di chi sono testimone? S. Paolo ci avverte implicitamente quando dice di aver trasmesso ciò che ha ricevuto per primo. Come può uno sposo amare la propria sposa dell’amore di Cristo se per primo non ne fa esperienza? Come potrà una sposa amare con la tenerezza e la misericordia di Dio se prima non ne fa esperienza? Cari sposi, il primo luogo (dopo la liturgia sacramentale) dove incontrare Gesù risorto è la nostra casa, la nostra sponsalità, la nostra relazione. Dobbiamo impegnarci personalmente nel cammino di santità affinché possiamo donare al nostro consorte ciò che per primi abbiamo ricevuto da Cristo stesso, e nello stesso tempo dobbiamo dare spazio e tempo al nostro amato/a per poter crescere nell’esperienza personale di incontro con Lui.

Coraggio sposi, il tempo pasquale ci è propizio per questo incontro col risorto. La Digos del Cielo aspetta il nostro identikit !

Giorgio e Valentina.

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