La libertà del matrimonio

I miei articoli nascono in modi diversi. Alcune volte sono stimolato da un libro, altre volte da qualcosa che accade nella mia vita e altre ancora nascono dal discernimento. Nella preghiera. La preghiera non è solo quella in chiesa davanti al Signore o nel raccoglimento della mia camera. Preghiera per me è anche riflettere mentre corro in mezzo alla natura. Preghiera è entrare in relazione con Gesù nel profondo di me. Mentre corro mi riesce molto bene. La riflessione che intendo esporre questa mattina è nata proprio in questo modo.

Come sono cambiato in questi 20 anni di matrimonio (il 29 giugno festeggiamo 20 anni)? Certo che mi faccio un sacco di paranoie. Ma tant’è. Intendo cambiamenti non fisici. Quelli sono evidenti. Vent’anni ti cambiano moltissimo. Intendo nella mia relazione con Luisa? Nella mia percezione del significato del matrimonio? Mi è venuta un’intuizione chiara. Una prospettiva diversa dal solito, che non avevo mai preso in considerazione seriamente, ma che ritengo invece essere importante. Perchè dice tanto del cammino fatto fino ad ora. Mi dice anche tanto che puntare tutto sul matrimonio è stata la scelta giusta.

Quando incontrai Luisa, la corteggiai, iniziai a frequentarla e poi la relazione divenne sempre più importante e stabile. Io mi sentivo di aver finalmente trovato una persona che fosse capace di capire ed apprezzare quanto io fossi bello e bravo. Sembra stupido ma quella era la mia percezione. Una che finalmente sapeva apprezzarmi, e soprattutto che aveva bisogno di me. Pensavo che fosse molto fortunata ad avermi accanto. Insomma ero gratificato dal suo amore, dalla sua stima e dal suo bisogno di me.

Ero un giovane uomo ferito dalla mia storia e dalle mie relazioni affettive precedenti, ero probabilmente un po’ narcisista, o forse ero semplicemente una persona fragile, insicura e bisognosa di avere conferme. Luisa me le dava. Questo mi piaceva da morire. Poi c’era anche tutto il resto: attrazione, dialogo, affinità (seppur nella differenza). Ma non c’era ancora l’amore. Quello libero. Quello capace di gratuità e di farsi dono sempre. Quello non c’era. Mi piaceva pensare che Luisa avesse bisogno di me ma ero io che avevo bisogno di lei e di quello che mi dava.

Poi nel tempo il matrimonio mi ha guarito. Le ferite si sono pian piano rimarginate, anche se non saranno mai totalmente chiuse, e vedo tutto in un altro modo. Quello che ha fatto la differenza credo è proprio la libertà che ti dà il matrimonio di mostrarti completamente nudo, ti permette di togliere tutte le maschere, di farti vedere nelle tue parti più brutte, quelle di cui ti vergogni e che hai sempre attentamente celato a tutti. Nel matrimonio no, sei libero di lasciarti guardare per quello che sei, con i tuoi pregi e anche i tuoi difetti. Ringrazio Luisa di avermi accolto sempre e comunque. Con lei ho avuto la libertà di aprirmi, di mostrarmi nella mia debolezza, nei miei errori, nelle mie difficoltà, nei miei fallimenti. Lei c’è sempre stata. Il suo sguardo su di me non è mai stato giudicante, semmai preoccupato o triste ma non ha mai smesso di vedermi bello. Questo dà tanta forza. Abbiamo litigato certo, ma il suo sguardo e la sua fiducia per me non sono mai cambiati. Questo mi ha permesso di guardare le mie ferite una ad una. Di ammettere a me stesso che non ero capace di fare tante cose, che avevo mille blocchi psicologici ma che ero bello così. Per Luisa lo ero. Quindi lo ero. Questo mi ha dato tanta forza. Mi ha permesso di andare oltre quelli che credevo fossero i miei limiti, limiti che mi ero imposto io.

Adesso sono diverso proprio grazie al matrimonio e grazie a Luisa. Sono diverso perchè non ho più bisogno di conferme, non ho bisogno di diventare quella persona che non sarò mai e non ho bisogno di mentire a me stesso. Posso mostrarmi a tutti per quello che sono senza paura di venire giudicato male. I giudizi ci sono sempre ma non mi fanno più così male. Io sono arrivato a Dio dopo il matrimonio. Ci sono arrivato proprio grazie all’amore che ho sperimentato nel matrimonio. Ho compreso cosa fosse davvero l’amore. Non ho incontrato Gesù nel catechismo o nei libri, ma in una donna, fragile e povera come me, ma che sapeva dove attingere per trovare forza e sostegno.

C’è una frase di san Giovanni Paolo II che esprime benissimo quanto ho voluto esprimere oggi: Spesso per l’uomo di oggi, la fedeltà al matrimonio sarà l’unica occasione che avrà per diventare cristiano. Oggi, dopo vent’anni di matrimonio ho capito che è proprio così. Non perchè io ho assolto ad un obbligo, l’essere fedele al matrimonio, ma perchè, nella fedeltà a quel sacramento e alla persona che ho accanto, ho incontrato Cristo e Lui sta guarendo le mie ferite.

Ciò non significa che quello che ho scritto valga per tutti. Ognuno ha la sua strada e la sua storia però quello che vale per tutti è che nel matrimonio possiamo guarire. Chi mi ha guarito non è stata Luisa. Luisa mi ha permesso di fare l’incontro della vita, quello con Gesù. Chi guarisce è solo Gesù. Per questo non c’è matrimonio che non possa condurre a Gesù se lo viviamo fino in fondo. Cristo è nel matrimonio. E’ presenza viva. Anche quando la relazione sembra fallita e l’altro dovesse abbandonarci. Cristo c’è e ci sarà sempre. Sta a noi aprire il cuore il resto lo farà Lui.

Antonio e Luisa

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