Buongiorno Vita

Oggi con questo articolo cercheremo di raccontarvi chi sono i nostri ragazzi sul divano (ne abbiamo accennato nei precedenti articoli) e la loro importanza in alcuni momenti cruciali della nostra vita. Come sapete, noi siamo tra le famiglie di sostegno per alcuni ragazzi adolescenti di una casa famiglia. Chi ci ha guidato per mano verso questo percorso sono stati proprio i nostri ragazzi sul divano, ossia i figli di alcune coppie che abbiamo conosciuto durante il corso prematrimoniale, quando ancora c’erano occasioni per stare insieme come gite o cineforum, insomma un mondo prepandemia.

Li chiamiamo amorevolmente nostri perché quando c’è stato il cambio parrocchiale, e il nostro don è andato via, ci siamo sentiti tutti abbastanza profughi di Amore e Dialogo. Io, che ero appena entrata in una realtà parrocchiale, onestamente non capivo perché piangessero tutti. in fondo San Basilio ovvero la comunità che accoglieva il nostro sacerdote era a solo a mezz’ora da qui. Lì iniziai a conoscere la parola lutto comunitario. Eh sì è stato uno tsunami di emozioni, io ricordo che non volevo partire in viaggio di nozze (ci siamo sposati in quel periodo) perché vedevo i ragazzi piangere e non volevo lasciarli soli.

Alla fine partimmo e proprio durante il viaggio di nozze si è cementato il legame con i nostri ragazzi. Ogni mattina iniziava con un messaggio: Buongiorno Vita. Un legame che è fatto di presenza, di ascolto, di amore, un filo indissolubile che niente e nessuno potrà mai tagliare perché è legato a Cristo. Chi ci prova trova una difficoltà estrema a cercare di tagliare quel filo. I ragazzi sono stati i primi a vedere nascere la nostra piccola famiglia ampliata e sono stati anche i primi a sperimentare la sofferenza nel vederci nel dolore. Ci hanno visto gioire il giorno del matrimonio e ci hanno visto cadere, rialzarci, nuovamente cadere e trovare la forza di rialzarci di nuovo. Sono una presenza viva e costante nella nostra vita, hanno gli occhi desiderosi di vita e di cose reali e concrete. Sono i primi a guardarti negli occhi e a scrutare quella luce che gli dà conferma che si va tutto bene. Ma hanno visto anche e conosciuto lo sguardo della sofferenza, lo sguardo di quando hai pianto troppo, lo sguardo di quando “sei sicura che hai mangiato, sei dimagrita non hai più le ganciotte“, lo sguardo di quando gioisci per la prima laurea di uno di loro, lo sguardo di quando “dai che sei brava l’ esame lo superi” , lo sguardo di chi li segue da lontano sapendo che è impossibile salvarli dai pericoli del mondo.

Sono i ragazzi che scelgono chi sarà la loro guida, e in tempo di riunioni e programmazioni pastorali è bene tenerlo a mente. Casa nostra è il loro rifugio personale, e il più delle volte il nostro divano è diventato un confessionale. Negli ultimi periodi ci siamo evoluti anche nella versione cineforum con pop corn. È bello condividere la nostra vita con loro, perché onestamente ci sono stati momenti in cui la motivazione ad iniziare la giornata era solo per loro. Hanno vissuto ciò che prova una coppia di sposi a ritrovarsi ad osservare un ecografo in festa che poi si tramuta in un sepolcro vuoto, un sepolcro vuoto ma abitato da una patologia che rende il terreno friabile instabile e non idoneo per una vita, hanno vissuto lo smarrimento nella fede nelle mie domande come Maria distrutta fuori dal Sepolcro “Dove è il mio Signore?“. E sono stati loro a farmi scoprire che si può essere mamma anche senza averli sentiti scalciare nella pancia.

Indubbiamente mi chiederò sempre cosa si prova ad avere una vita che cresce dentro di te, ma onestamente ho imparato a godermi la parte migliore, ho imparato a selezionare le cose migliori da poter trasmettere a loro come quando devi scegliere cosa mangiare per non fare male al bambino che sta crescendo, ho imparato a godermi il sole sulla pelle, ho imparato a non correre dietro a ritmi non miei, ho imparato ad ascoltarmi, ho imparato a ritirare fuori le mie passioni rimaste chiuse in un cassetto e il progetto Abramo e Sara è nato proprio per loro.

Ognuno di loro ne fa parte, la locandina è stata creata da Claudia, che ha la passione per l’arte e la bellezza, c’è poi Gabriele, che non vede l’ora di occuparsi del profilo Instagram se solo io mi ricordassi la password, c’è Maria e tantissimi altri e infine c’è Alice. Lei è l’incarnazione del filo indissolubile che si crea quando realizzi che un figlio è un dono di Dio. Noi avevamo chiesto durante una preghiera “che ci mandi Alice?” Alice è arrivata, nel modo più inaspettato per noi ma più congeniale a Dio. Era comodamente seduta su un divano in casa famiglia. Ora è comodamente seduta nel nostro divano di casa della nostra piccola famiglia ampliata. Questi sono i passi che noi abbiamo compiuto fino a qui e ci sentiamo di consigliarvi, anche se siete nel dolore, di passare attraverso la porta stretta, di viverlo perché nella coppia è un lutto vero, ma nello stesso tempo di non chiudervi troppo. Cercate di alzare lo sguardo e magari potreste rendervi conto che essere una famiglia senza figli può essere un dono per una famiglia che magari li ha, ma ha difficoltà a seguirli, magari capita che il papà lavora fuori città e la mamma è sola con i bambini, o magari semplicemente c’è chi ha bisogno di andare a messa solo con il marito.

Io per prima mi occupo di tre fratelli e Dio solo sa cosa ho provato a tenere il più piccolo in braccio appena nato e Dio solo sa i pianti che mi sono fatta e soprattutto le domande, ma se avessi dato ascolto solo al mio dolore mi sarei persa tantissime cose e invece ho vissuto la prima febbre, i primi passi, i primi dentini, gli aerosol fino a giugno, i jeans sporchi di omogenizzati, il passeggino della Chicco che per chiuderlo ho dovuto vedere un video su YouTube. La vita è un soffio e da quel soffio rinasce la vita. Siamo stati tutti creati per amore e creati per amare e siamo tutti una famiglia di famiglie.

Simona e Andrea.

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