In verità, io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.

Leggendo il Vangelo di Giovanni questa mattina, questi versi “In verità, io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato” mi hanno fatto pensare alla figura della Madonna e sopratutto al suo ruolo di madre. Maggio è da sempre il mese dedicato alla festa della mamma, ricorrenza che abbiamo festeggiato domenica scorsa, e che vede la Madonna come team leader di tutte le mamme e di tutte le donne. E’ una festività abbastanza particolare perchè racchiude in sè il cuore del nostro essere cristiani.

Confesso di essermi maggiormente avvicinata alla figura di Maria solamente nell’ultimo anno, grazie al beato Carlo Acutis, che ha sempre parlato di lei con parole da innamorato e che l’ha resa una presenza viva, anzi un legame vivo. Carlo la descrive con una dolcezza e con degli occhi non solo di figlio, ma quasi come fosse uno sposo. Nonostante la nostra parrocchia di origine sia il Santuario di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, ho sempre visto e sentito la Madonna abbastanza distante, forse perchè mi sono sempre fermata alla domanda che Maria pone all’arcangelo Gabriele: “Come è possibile? Non conosco uomo”.

Ho impiegato anni per trovare una risposta a questa domanda, una risposta che mi è stata di immenso sollievo, e che mi ha aiutato a comprendere il grande dono della fecondità in un matrimonio. La risposta era chiara e semplice: accoglienza e servizio. Maria è il cuore dell’accoglienza, ha accolto nel suo grembo per nove mesi e ha sentito muovere i primi passi dentro di sè di “Colui che nascerà che sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”. Maria con il suo Sì è diventata la Madre delle Madri, colei a cui rivolgere lo sguardo per apprendere come ci si relaziona con i figli e con tutti i fratelli che abbiamo accanto. Da lei si impara anche l’arte del non possesso nelle relazioni, a tal proposito ricordate la scena durante le nozze di Cana quando Gesù la chiama semplicemente Donna, preannunciandole così che da quel momento si sarebbero frequentati di meno. Si stava per allontanare da lei. Da lì a poco sarebbe iniziata la vita pubblica di Gesù. Li vi è la centralità del Dono di un figlio, Maria ci insegna a considerare ogni persona che abbiano accanto come un Dono da vivere e non qualcuno da possedere. Lo stesso vale con nostro marito o nostra moglie. In alcuni momenti diventa un Dono anche prendersi cura dei suoi scarpini da calcetto per il torneo interparrocchiale.

Il modo migliore per parlare con Maria è senza dubbio il Rosario, ovviamente sarebbe meglio non limitarsi al solo mese di Maggio, ma dovremmo imparare a recitarlo sempre per entrare in intimità con Maria. Recitare il rosario dovrebbe essere come una telefonata a nostra madre, alla nostra migliore amica, al nostro confidente preferito (tutti ne abbiamo uno). Queste persone non le sentiamo un mese solo all’anno. Abbiamo sempre desiderio di parlare con loro. All’inizio ammetto di aver avuto difficoltà nell’imparare a recitare il Rosario. Ricordo che durante la Pandemia, grazie allo stare in casa e alle tante dirette su Youtube (sante e benedette perchè almeno avevamo una timeline da seguire), iniziai a recitare il Rosario in un angolo della casa, dove abbiamo posto l’icona della Madonna delle Grazie a cui è devoto mio marito Andrea. L’ho fatto suonando la chitarra durante le meditazioni, era così una preghiera nella preghiera. Devo dire che è stato bello perchè con la musica riuscivo a tirare fuori le parole che magari avevo dentro da anni.

Ricordatevi che con Maria si arriva prima a Gesù, lei sa la strada. Mi era capitato già in passato di recitare il rosario durante un viaggio in macchina da Monaco a Roma o come mi capita ancora spesso di recitarlo facendo camminate lunghissime, ma in casa mai. Leggendo i libri di Carlo Acutis ho riscoperto ancora di più l’importanza non solo del Rosario, ma anche di tutte le attività di servizio e carità che dobbiamo imparare a trasmettere a chi ci è accanto. Ad esempio con i bambini del nostro oratorio nel mese mariano si impara a recitare il Rosario tutti insieme in giardino sotto la statua della Madonna. Facendo poi richiesta al parroco è possibile per le famiglie della nostra comunità accogliere in casa la statua della Madonna per poter pregare insieme ai vicini di casa. Anche recarsi in visita presso i Santuari a lei dedicati è molto bello.

Nel rosario passa tutta la vita cristiana, è il nostro cuore. Con la corona in mano attraverso la preghiera capiremo cose che non abbiamo mai capito, ci si spalancheranno orizzonti. Alla fine capiremo che non è impossibile imparare da Maria, perché lei è come noi. Lei è la nostra mamma e non c’è nodo che non sappia sciogliere. Ogni santuario a lei dedicato è fonte di miracoli non solo fisici ma soprattutto spirituali. In ogni santuario abbiamo la possibilità di immergerci nell’acqua che sia Collevalenza, Loreto, Lourdes, Fatima ma anche la Chiesa di Santa Maria del Pozzo qui a Roma. Acqua che sta a significare che dobbiamo purificarci, togliere il nero che abbiamo dentro di noi, tra dolori, sofferenze, peccati, e ritornare lucenti e splendenti come Lei.

Questa estate dopo un periodo buio dove non riuscivo più a recitare neanche un Ave Maria, tale era stato il dolore di scoprire che non avrei avuto la mai gioia di vedere e avere un figlio sano e completamente formato in braccio, mio marito ed io ci siamo recati al Santuario della Madonna di Civitavecchia, e li come l’ho vista mi sono sciolta in un pianto liberatorio. Ho recuperato tutte le Ave Maria rimaste dentro di me. Maria è quella tipica madre che sta in attesa. Se un figlio si allontana lei rimane li a vegliare e ad aspettarlo. Maria comprende i dolori, è rimasta accanto al figlio Gesù fino alla fine, ha visto i chiodi che venivano martellati nella carne del figlio, quella carne che lei stessa ha accudito per 33 anni. Conosceva ogni singola piega cosi come conosce noi, i nostri momenti allegri perchè bisogna anche confidarle le cose anche quando vanno bene non solo i nostri lamenti, conosce e custodisce ogni cosa che di noi vede nel segreto.

Grazie a quel vedere nel segreto che è nato l’atto di devozione alla Madonna di Loreto degli sposi che desiderano un figlio. Si tratta di una devozione molto antica che è stata ravvivata dalle Monache Passioniste di Loreto con l’introduzione della pia pratica del Nastro azzurro benedetto nella Santa Casa e appoggiato alle sue sacre mura. Il nastro va portato con fede viva dalla sposa, vi trascrivo la preghiera: Dio creatore e Padre tu hai affidato al primo uomo e alla prima donna la missione di essere fecondi e moltiplicarsi; tu hai ascoltato le suppliche di Abramo e Sara ed hai concesso loro un figlio Isacco che potesse ereditare le tue benedizioni; tu ti sei ricordato di Elkana e Anna ed hai dato loro come figlio Samuele che essi hanno offerto a te perche fosse tuo servo fedele; tu hai ascoltato la preghiera di Zaccaria ed Elisabetta che nella loro tarda età diventarono i genitori di Giovanni il Precursore di tuo Figlio; tra le pareti della Casa di Nazareth tu hai chiesto a Maria la Vergine piena di grazia di diventare Madre del tuo Figlio che il lei si è fatto uomo per salvarci. Padre buono concedi anche a noi la grazia della fecondità nel nostro matrimonio con il dono di un figlio che frutto del nostro amore e gioia di noi genitori possa essere attraverso il battesimo parte viva del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa e continuare con la tua grazia l’opera di costruzione del tuo Regno nel mondo. Vergine Lauretana che nella Santa Casa hai accolto nel tuo grembo il Figlio di Dio intercedi per noi il dono della paternità e della maternità a lode della Trinità Santa. Amen

Buon mese di maggio con Maria a tutti e tutte.

Simona Arcidiacono

“Io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”

Quest’anno, con non poche difficoltà, mio marito ed io siamo arrivati al traguardo dei sei anni di matrimonio e, quasi ogni giorno, ci siamo chiesti, attraversando e vivendo le varie tempeste della vita pandemia compresa, specialmente io mi sono chiesta, quali fossero questi benedetti frutti che mi avevano affascinato al punto da scegliere questa parte di Vangelo da ascoltare proprio il giorno del nostro matrimonio. Io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.

Ricordo che scelsi questa Parola perchè mi sembrava un modo romantico per augurare agli sposi il classico “auguri e figli maschi“, ma nel tempo ho scoperto che avevo sbagliato nell’interpretazione! Negli anni mi sono resa conto che avevo scelto inconsapevolmente ,con il benestare del consorte, una vera chiamata vocazionale per il nostro matrimonio. Non è stato facile accorgersi piano piano, nel tempo, che tutto quello che avevamo immaginato per noi sarebbe stato stravolto dal Suo piano. Ovviamente ci siamo sposati con il sogno di una casa piena di bambini, di biberon, di biscotti plasmon spiaccicati sul sedile della macchina, e invece ci siamo ritrovati a vivere il dolore e la frustrazione di innumerevoli test di gravidanza negativi.

Non è stato semplice sostare in un eterno Giardino degli Ulivi chiedendosi perchè proprio a noi? Perchè ci hai scelti per rimanere senza figli? Fino a quando, tramite la preghiera, in particolare durante i turni di guardia per l’Adorazione Eucaristica, non imparammo a capovolgere la domanda: come possiamo aiutarti in quello che ci chiedi?

Ebbene si nel matrimonio si dialoga in tre, e cio che dice Lui va ascoltato. Ascoltare cio che dice Lui è stato un percorso paragonabile agli strapiombi di una pista nera in montagna, non è stato minimamente facile assecondare il Suo progetto perchè è stato un continuo domandarsi: dove ci sta portando? Saremo in grado? Durante una vacanza estiva con il nostro padre spirituale e alcune famiglie abbiamo trovato una traccia del Suo disegno, ma ancora non eravamo pienamente convinti di questo sogno pensato appositamente per noi, essere una coppia aperta si alla vita, ma in una maniera inaspettata: divenire una casa famiglia. E’ stato come ascoltare nelle orecchie “va e ripara la mia casa” di francescana memoria e in quel periodo quella frase era il nostro motto, eravamo in piena fase protocollo visite mediche per capire quale problema ci fosse di ostacolo a una gravidanza naturale. E’ stato un lunghissimo combattimento spirituale in quanto questo figlio naturale non ne voleva sapere di arrivare e, facendo un lavoro interiore aiutati dalla canzone “Come un Prodigio” di Debora Vezzani, abbiamo iniziato a comprendere, specialmente io, che un figlio è un dono e che i doni arrivano inaspettatamente e non su ordinazione in stile Amazon.

Il matrimonio è stato un percorso di conversione per me sotto ogni aspetto, ero andata all’altare convinta che male che vada tanto si va di Pma, e invece mi sono ritrovata insieme a mio marito a frequentare dei corsi di formazione per divenire una famiglia di sostegno per dei ragazzi di una casa famiglia di un nostro amico sacerdote. Ricordo che all’inizio andammo dicendoci “andiamo intanto ad ascoltare,” un pochino sul classico “Venite e vedrete“, decidemmo di proseguire e, senza neanche renderci, conto ci siamo ritrovati a scoprire questo mondo fatto di legami che durano nel tempo.

Abbiamo così scoperto che anche noi potevamo essere genitori, ma in una maniera speciale pensata per noi. Un’esperienza che come marito e moglie ci ha unito molto di più anche perchè ci siamo resi conto che, durante tutto il cammino, Dio ci ha sempre lasciato delle tracce segno della Sua presenza, segno che era veramente con noi che il Suo per sempre era veritiero. Ovviamente abbandonarsi al Suo progetto ha portato gioia e allegria cosa che era venuta a mancare. Anche per noi, come durante le Nozze di Cana, era finita la nostra gioia. Passare da famiglia sterile in un’ottica umana a feconda sotto lo sguardo di Dio è stato il centuplo per la nostra vita. Nell’ultimo anno abbiamo ottenuto anche un dono in più, non solo seguire i ragazzi che ci permette di accompagnare, ma di dedicarci alle coppie di giovani sposi che attraversano il dolore e la frustrazione che abbiamo vissuto noi in passato, per aiutarli a tenere accesa la luce della Speranza e trovare insieme la propria vocazione matrimoniale.

Simona e Andrea