Domenica e famiglia : un connubio possibile /41

(Quindi, il sacerdote canta o dice) Mistero della fede. (Il popolo prosegue acclamando) Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. (Oppure) Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta. (Oppure) Tu ci hai redenti con la tua croce e la tua risurrezione: salvaci, o Salvatore del mondo.

Ci soffermiamo stavolta sulle risposte del popolo, in quanto è facile cadere nella trappola della ripetizione a memoria senza approfondire il significato delle parole. La prima parte delle tre risposte è molto chiara perché continua a confermarci che l’attività principale della Chiesa è l’evangelizzazione a partire dalla S. Messa; tutto deve ruotare intorno alla Messa, ogni attività apostolica o progetto pastorale deve ruotare intorno alla Messa… è qui la fonte di qualsivoglia attività della Chiesa militante.

Se la Chiesa volesse affrancarsi dalla S. Messa in una sua attività, ridurrebbe quest’ultima ad una mera opera umana, anche dignitosa e nobile, ma solo umana; un’opera con tali presupposti è da intendersi già fallimentare (nel senso dell’evangelizzazione) in partenza perché si baserebbe su una realtà fallace quale è la realtà dell’umana natura. Una Chiesa che agisse così si autoridurrebbe ad una grande associazione di volontariato, una bella congregazione di opere pie, una tra le tante Onlus, ma la Chiesa è molto di più ed ha una missione divina, la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo… questa immagine del corpo usata da S. Paolo è spesso sottovalutata, ma con i nostri canoni matrimoniali diventa molto più comprensibile.

Quando i due sposi si amano nell’intimità fisica, non si scambiano solo coccole fisiche, non ci sono in gioco solo i due corpi, ci sono anche le anime, i cuori, i sentimenti, gli affetti, i desideri, le volontà, le decisioni… insomma tutto noi stessi. Se uno sposo fosse lì col corpo ma con la mente e i desideri fosse con un’altra donna, oppure con la testa (il capo) in un’altra attività, possiamo ancora dire che stia amando la propria sposa con tutto se stesso? E se una moglie stesse in intimità fisica con suo marito solo col corpo, ma con la testa (il capo), il desiderio e l’anima stesse altrove, sarebbe ancora vero amore ? Possiamo dire che due sposi che agiscono così si stiano amando con lo stile di Cristo ? Possiamo dire che questi due sposi lasciano che sia Cristo ad amare il coniuge attraverso il proprio corpo ?

Questo esempio ci fa comprendere come il corpo non sia scindibile dal resto di noi stessi, perché l’amore che si scambiano i due sposi sia vero, bello, nobile, casto, totale, irremovibile, ad immagine di quello di Dio, deve esserci una donazione totale, non basta il corpo, serve anche l’intenzione di amare, la volontà ; è necessario agire con un perché che mobilita anche il corpo, altrimenti tutto si riduce a puro esercizio fisico al pari del mondo animale o ad un insieme di combinazioni chimiche (questo è ciò che il mondo vuol farci credere).

Similmente succede anche nel corpo mistico di Cristo che è la Chiesa: se le diverse attività sono disgiunte dal capo (cioè da Cristo), restano ridotte ad attività umana, a puro esercizio del corpo che agisce senza il capo, senza la testa, senza un perché, senza l’anima… e come per l’esempio matrimoniale possiamo tirare le stesse conclusioni : resta una realtà umana che non porta con sé nulla di divino, non ha dentro Cristo perché non è nutrita da Lui.

Ecco perché il Messale ci fa ripetere “Ogni volta che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice, annunciamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta.“, proprio a ricordarci che ogni nostro “annuncio del Signore” parte da questo mangiare il Suo Corpo, è Lui il nutrimento della nostra vita, ciò che dà sapore ad ogni nostro gesto, è Lui che si nasconde dentro ogni nostra attività, a patto che ci nutriamo di Lui altrimenti i nostri gesti esprimeranno solo noi stessi e non avranno dentro il “tocco divino”… non saranno cioè annuncio della salvezza operata da Cristo Gesù ma annunceremo noi stessi.

Quando sentiamo dentro lo slancio missionario di annunciare Cristo e quindi la Sua salvezza da dove dobbiamo partire? Dalla S. Messa.

Cari sposi, sentiamo l’urgenza di annunciare la morte di Cristo offerta per la salvezza dell’uomo e vogliamo proclamare la Sua gloriosa risurrezione che ha sconfitto il peccato e la morte? Partecipiamo alla S.Messa e nutriamoci dell’Eucarestia, dopo e solamente dopo potremo agire di conseguenza a quella comunione con Cristo (ossia con gli effetti benefici sulla nostra vita che da essa derivano) altrimenti saranno tutti slanci missionari carichi di tanti bei sentimenti, ma soprattutto tanto carichi di noi stessi e non portatori di Cristo.

Vi riportiamo infine uno tra i tanti insegnamenti di S. Giovanni Maria Vianney (conosciuto come il santo curato d’Ars), un santo sacerdote, patrono dei parroci: «Tutte le buone opere insieme non equivalgono al santo sacrificio della Messa : esse, infatti sono opere degli uomini, mentre la messa è opera di Dio. Il martirio è nulla in suo confronto: è l’uomo che sacrifica a Dio la sua vita, ma la Messa è Dio che sacrifica all’uomo il suo Corpo e il suo Sangue».

Buona meditazione.

Giorgio e Valentina.

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