Santa Teresa D’Avila e il matrimonio spirituale

Cari sposi,

oggi celebriamo la memoria liturgica di Santa Teresa D’Avila (1515-1582), una delle più grandi sante mistiche della storia. Dottore della Chiesa, assieme a S. Giovanni della Croce (1542-1591) ha intrapreso la riforma spirituale dell’Ordine carmelitano, fondando le Suore Carmelitane Scalze, tuttora fiorenti e punto di riferimento spirituale con la loro intensa vita ascetica e comunitaria.

Come in altre occasioni in cui ho abbordato la vita di santi e sante, potrebbe sorgere una certa perplessità al momento di cercare in tali persone uno stimolo, un esempio per chi è sposato. Proprio nel caso di Santa Teresa tutto ciò è di fatto inesistente perché questa donna, dal carattere gioviale e volitivo ha di fatto aperto una via, un cammino nella spiritualità cattolica mostrando come l’unione con Dio è di fatto un vero e proprio matrimonio spirituale. E anche al contrario, il matrimonio deve portare a un’unione maggiore con Dio.

Tutto ciò si deve ad un fatto accadutole durante la Quaresima del 1554 quando Teresa ebbe una seconda e decisiva conversione che fu il preludio ad una vera e propria trasformazione mistica che la condusse a un’unione sempre più intima con la Santissima Trinità. Ciò avvenne, come lei stessa raccontò, il 18 novembre del 1572 e consistette in un vero e proprio matrimonio spirituale con Cristo.

Che senso ha tutto quanto vi sto raccontando? Molto, perché nella Sacra Scrittura sin dai Profeti, in particolar modo Osea e Isaia, si parla di matrimonio spirituale tra Dio e Israele, un rapporto che possiede tutti gli elementi della scelta d’amore come anche dell’infedeltà, del perdono, dell’intimità di coppia.

Ora, nel sacramento del matrimonio è la coppia a fare la parte del popolo di Israele. Come tante altre volte si è detto in questo blog, la grazia matrimoniale non è una semplice benedizione che scende sui coniugi come quella che si dà alle macchine o agli animali il 17 gennaio per S. Antonio. Nelle nozze cristiane Cristo sposa la coppia.

Un grande teologo medievale, Riccardo di San Vittore (1110-1173), nella sua opera De Trinitate dice che l’amore è sempre trinitario, altrimenti è proiezione di sé. Se la relazione di amore non è abitata dallo Spirito Santo si rischia seriamente di finire in una corrispondenza biunivoca dove poi avvengono pasticci psicologici, tipo trasfert e controtransfert, proiezioni nell’altro della propria immagine.

Teresa si muove su un terreno simile e dice due cose fondamentali sul matrimonio spirituale. Anzitutto che è il pieno compimento della grazia battesimale e in questo anticipa l’importante affermazione di Familiaris Consortio 54: “Il sacramento del matrimonio, che riprende e ripropone il compito, radicato nel battesimo e nella cresima, di difendere e diffondere la fede” e poi lo sviluppo della vita cristiana adulta, cioè come sviluppo completo della grazia perché si arriva a una piena unione con Dio.

Difatti, nel suo Castello interiore, Teresa descrivendo la settima morada (mansione o dimora) usa le caratteristiche del fidanzamento e del matrimonio spirituale che consiste nel vedere il Signore stesso (7M 1,3). In definitiva, l’unione con Dio o matrimonio spirituale è una partecipazione profonda al desiderio di Dio stesso di salvare tutti gli uomini. Attraverso il matrimonio spirituale tutto è trasformato e si riceve un nuovo desiderio di vivere assumendo la nostra vocazione cristiana in maniera ancora più concreta, senza alcuna fuga dal reale.

Tutto ciò consta perfettamente nella missione del sacramento del matrimonio che è il primo alleato dell’ordine sacerdotale per costruire la Chiesa. Voi sposi portate a compimento tutto ciò non allontanandovi dal mondo ma trasformandolo da dentro tramite il “rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa” (Amoris Laetitia 121).

Ecco allora, cari sposi, che è più chiaro come Teresa, nella sua consacrazione a Dio, ha fatto splendere la vocazione sponsale di voi coniugi, che non si deve chiudere nella coppia ma deve aprirsi e tendere anzitutto all’amore di Cristo, come il pieno compimento dell’amore stesso che vi unisce.

padre Luca Frontali

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