Stanchi di pregare? C’è un rimedio per voi!

Cari sposi,

il titolo sembra un annuncio pubblicitario da quattro soldi ma nel fondo è la pura verità. Quante volte in confessione ho sentito chiaramente la pesantezza di vivere la vita cristiana, sia personale che in coppia. La buona notizia è che il Signore ha una risposta per voi. Le letture di oggi vertono tutte sul grande tema della perseveranza nella preghiera e sono drammaticamente vere e attuali, in un contesto di guerra e instabilità come il nostro.

La prima lettura ci parla di una battaglia vinta a suon di intercessione e supplica da parte di Mosè e chi stava con lui. Siamo nel mese di ottobre e lo scorso 7 ottobre abbiamo commemorato la grande vittoria di Lepanto (7 ottobre 1571) in cui le sorti del Mediterraneo e di gran parte dell’Europa si sono giocate con i Rosari, sgranati da milioni di persone, ancor prima delle cannonate e archibugiate. È successo più volte nella storia e può succedere ancora!

Perché allora tutta questa stanchezza nel pregare? Ve lo siete mai chiesti? Se la preghiera è “uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia” (Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritti autobiografici, C 25r) come mai proviamo stanchezza, reticenza o addirittura apatia nel farlo?

Probabilmente, e mi ci includo, è solo questione di pigrizia nuda e cruda. Oppure potrebbe essere che non sei stato esaudito nelle tue richieste e allora dici: “a che serve pregare ancora?”. Ma in definitiva se Gesù nel Vangelo ci dice di non stancarci nella preghiera è perché conosce bene il nostro cuore e chi dice preghiera nel fondo dice fede: Gesù parlando di preghiera nel fondo vuole arrivare alla fede, difatti è proprio questa la parola che conclude tutta la vicenda.

Vorrei spendere alcune semplici parole adesso sul perché pregare e come farlo in coppia. Anzitutto la preghiera può fare davvero la differenza nella vita. Se sei stanco di pregare perché non vedi i risultati tangibili chiediti se stai pregando come Lui vuole, cioè con purezza di intenzione o piuttosto secondo il tuo modo di vedere le cose. Metto un collegamento qui a una bellissima catechesi di Papa Benedetto che commenta la lotta di Giacobbe, narrata in Genesi 32, simbolo appunto di una preghiera che non trova risposta e pare finire nel nonsenso… ma in realtà non è tale agli occhi di Dio. Questo fatto indica chiaramente che non dobbiamo smettere mai di pregare! È veramente questione di vita o morte, essa è l’ossigeno della nostra anima, della vita cristiana. Se sei stanco di pregare, prega meglio, prega di più!

Ok, sì, ma come? Per prima cosa, voi coniugi siete chiamati a pregare in due, cioè a farvi forza a vicenda con e nella preghiera. La preghiera di coppia è un vestito su misura, dovete trovare il modo più confacente al vostro modo di essere, di vivere: Lodi, Rosario, Lectio, Adorazione, Messa… purché sia qualcosa che vi porti a condividere quello che io dico al Signore. Quando tu apri la tua anima al coniuge e lo rendi partecipe del tuo rapporto vitale con il Signore, stai iniziando certamente un cammino spirituale nuovo e che vi porterà molto in Alto.

Se ancora il tuo coniuge non è pronto a ciò, cerca sempre l’aiuto di altri per pregare, sia altri sposi o altre persone che siano in un cammino di fede. La preghiera vissuta in comunità, come Chiesa, è senza dubbio di grande aiuto per vincere la fatica personale di trovare il momento e il modo giusto.

E per ultimo vorrei concludere con due semplici consigli che mi hanno sempre aiutato: 1) abituati a parlare con lo Spirito, a chiedergli luce, consiglio, forza… Lui è perennemente in azione nella tua anima ma lo devi “respirare” volontariamente. Non per nulla, il famoso inno allo Spirito dice che Lui è “riposo nella fatica”; 2) Nei momenti di maggior stanchezza, apatia e – perché no? – arrabbiatura, ti invito alla “preghiera del sacco di patate”: mettiti alla Sua presenza, se puoi davanti all’Eucarestia, e digli: “Signore io sono qua, fai tu il resto”. È un po’ come faceva quel povero contadino di Ars, il cui Curato, nientemeno che Giovanni Maria Vianney, vedeva ogni giorno per lunghi momenti seduto in chiesa. Incuriosito il Santo Parroco gli chiese: “Scusi ma lei che fa qui ogni giorno alla stessa ora?” e l’altro: “niente, Lui mi guarda e io lo guardo”, ecco la preghiera da me chiamata del “sacco di patate”. L’importante è sapere che Lui è lì con te anche se io non ne sono degno, non me lo merito. Ti basta sapere che Lui ti ama ed è strafelice di vedere che comunque, sebbene in fondo al cuore, Tu lo stai cercando. E poi al resto ci pensa Lui.

Vi lascio, cari sposi, con una preghiera colletta che mi ha sempre tanto ispirato, proprio su quanto stiamo dicendo:

“O Dio, fonte di ogni bene, esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito” (Colletta della XXVII settimana del tempo ordinario). Proprio vero! Anche nella stanchezza e totale assenza di un nostro desiderio, Lui può esaudirci.

ANTONIO E LUISA

Padre Luca ci ha dato degli ottimi consigli. La preghiera è importante perchè ci permette di nutrire la nostra relazione con Dio ma spesso non riusciamo a pregare. Pigrizia? Poca consapevolezza? Probabilmente una serie di concause. Personalmente posso dire che la mia difficoltà nella preghiera è dovuta al non percepire nulla, a vivere quello che dovrebbe essere un momento di dialogo con Dio come qualcosa di ancora arido senza una vera relazione. Sicuramente perchè io sono ancora molto povero nella mia spiritualità e ho bisogno di sentire. Per questo ho trovato una soluzione. A chi vive con fatica la preghiera consiglio di renderla piacevole. Come? Date un corpo a Dio. Il vostro. Pregate in coppia, abbracciandovi. E’ un’esperienza molto bella che permette di sentirsi uno con Dio e di crescere nell’intimità con il coniuge. La preghiera diventa così non solo bella ma anche nutrimento per la coppia.

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