Gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.

E’ passato qualche giorno ma desidero tornare sulla seconda lettura di domenica scorsa, la prima domenica di Avvento. Ci torno perchè si tratta di una lettura di poche righe ma che condensa tantissimo. Possiamo trovare tutto ciò che possiamo fare per prepararci al meglio al Natale. San Paolo scrive ai Romani è afferma:

Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri.

Poche righe ma densissime. Cercherò ora di analizzare punto per punto.

Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. Cosa intendeva dire Paolo? Era convinto che la venuta del Signore fosse ormai imminente e con queste parole voleva spronare i cristiani a comportarsi come tali. Non è una lettura scelta a caso. L’Avvento è l’annuncio della ormai prossima venuta del Signore, della Sua discesa sulla Terra. Accade ogni anno nel Natale. E come ogni anno queste parole di Paolo tornano attuali. L’Avvento è uno dei momenti forti. Dove, dopo settimane di torpore spirituale, ci viene data una bella sveglia! Non è forse così? Io ogni volta che arriva l’Avvento sento il peso della quotidianità che tra tante cose da fare mi allontana dalla mia vita spirituale, mi rende difficile una relazione adeguata con Gesù. Mi sento come quella sposa che trascura lo Sposo. Non ho sbagliato ad usare il femminile. Noi siamo sposa di Cristo essendo parte della Chiesa. Quindi non sprechiamo questo tempo. Prepariamoci al Natale con un cuore aperto a Gesù e con momenti dedicati alla preghiera e alla contemplazione. Bastano pochi minuti al giorno.

La notte è avanzata, il giorno è vicino. Quando la nostra anima è nella notte? Quando è lontana da Dio. Io ricordo bene il tempo in cui facevo fatica ad abbandonarmi a Gesù. Avevo tutto: salute, lavoro e amici ma mi mancava la luce. Mi mancava quell’amore che illumina e scalda il cuore dell’uomo. Facciamo memoria del tempo in cui siamo stati nelle tenebre per scegliere di non tornarci. Alla fine dipende da noi! Sta a noi scegliere tra ciò che offre il mondo e ciò che offre Dio.

Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Questi versetti rivelano ciò che dobbiamo mettere al centro del nostro impegno. Noi sposi in particolare verso il nostro coniuge e la nostra famiglia. E’ l’unico modo per accogliere bene Cristo nella nostra vita. Cerchiamo di essere onesti. Cerchiamo quindi di mantenere le nostre promesse matrimoniali. Cerchiamo di amare l’altro sempre, quando è facile e quando non lo è. Cerchiamo di donarci completamente a nostra moglie o nostro marito cercando il suo bene prima del nostro. Cerchiamo di essere trasparenti l’uno con l’altro. Di non fare cose di cui ci vergogneremmo se rivelate alla persona amata. Attenzione a lussuria e impurità! Cerchiamo quindi di vivere una sessualità santa mettendo al centro del rapporto sessuale la comunione e non il mero piacere fisico. Lasciamo fuori dalla nostra vita la pornografia che distrugge la nostra capacità di scorgere la bellezza integrale della persona che abbiamo accanto. Non ubriachiamoci. L’ubriacatura non è solo quella alcolica. Ci sono le emozioni che ci possono annebbiare la mente. Cerchiamo di controllare la nostra rabbia e i nostri istinti. Cerchiamo di non ferire con le nostre parole e con i nostri atteggiamenti l’altro. Non lasciamoci travolgere dalle emozioni ma manteniamo sempre il controllo di noi stessi.

Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri. Questa frase non significa che dobbiamo imparare a vedere il corpo come qualcosa che vale meno dello Spirito. Nulla di tutto questo. Il significato è molto più profondo. Ci viene chiesto di mettere la volontà e il discernimento al di sopra di quelle che sono le passioni. Solo così il nostro corpo sarà un mezzo per dare concretezza e visibilità all’amore. Solo così saremo capaci di farci dono l’uno per l’altra senza che emozioni e sentimenti ci possano allontanare dal bene. Perchè a volte fare la cosa giusta può costare fatica. Gesù non è stato contento di finire in croce ma lì è rimasto per fare la volontà del Padre che era anche la Sua. Lì è rimasto per amarci con tutto sè stesso.

Antonio e Luisa

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