Molti sanno che il 15 ottobre si ricorda la grandissima Santa Teresa d’Avila, riformatrice del Carmelo e dottore della Chiesa. Tuttavia, forse in pochi sanno che il 15 ottobre è anche la giornata internazionale della consapevolezza del lutto prenatale.
Leggiamo nel libro del profeta Isaia un passo potente, emozionante: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato” (Is 49, 15-16). La giornata internazionale della consapevolezza del lutto prenatale è nata in un contesto completamente laico. Tuttavia, si può arricchirla di speranza cristiana. Questa è un’attitudine, oltre che una virtù. Mi piace definirla come il compimento della promessa di Dio. Non è un’attesa passiva in cui si aspetta che qualcuno faccia qualcosa. È la certezza che quel Qualcuno sta già operando per un Bene maggiore in questa vita e nell’eternità. Concretamente che significa?
Dobbiamo fidarci del Padre anche quando ci sembra difficilissimo. Lo facciamo anche se è dolorosissimo e impossibile. È proprio attraverso le ferite che filtra la luce. È la stessa luce del mattino di Pasqua. Questa luce è passata attraverso i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi di Gesù.
Umanamente, poi, significa che i primi a dover parlare di queste creature sono i loro genitori. Siamo noi genitori a essere testimoni di un amore che non finisce nelle poche settimane o nei pochi mesi di una gravidanza che non è giunta al termine. Questo amore, trasfigurato e rafforzato, scavalca i limiti e i confini del tempo. Lo fa per come lo conosciamo in un’ininterrotta cordata tra Cielo e Terra.
Da un lato, un certo tipo di propaganda vorrebbe vendere come “diritto” il poter scegliere di spegnere la vita nel grembo, più o meno consapevolmente. Dall’altro lato, migliaia di genitori soffrono per un figlio che vola direttamente Lassù dal pancione della mamma. L’aborto spontaneo, purtroppo, è ancora un tabù. Se ne parla pochissimo. Quello che fa più male è il silenziatore attorno ai bambini non nati. Essi sono persone a tutti gli effetti e portano impresso il sigillo del Creatore: l’anima immortale.
Grazie a Dio negli ultimi mesi mio marito ed io, genitori di Chicco in Cielo, possiamo affermare con gioia che qualcosa si sta muovendo … eccome! Non solo se ne parlerà a gennaio nella Scuola Nuziale. Sempre più coppie, famiglie e sacerdoti esprimono il grande desiderio di fare qualcosa per aiutare chi ci è passato, o chi ci sta passando. C’è anche il desiderio di valorizzare – finalmente – queste creature. Il loro grandissimo numero non può più essere ignorato né dalla Chiesa né dalla società civile.
Quella che ho definito come “cultura prenatale”, insomma, non si è soltanto definitivamente avviata. Sta finalmente suscitando quel cambiamento al quale personalmente auspichiamo da oltre dodici anni. Ossia da quando la fatidica frase Non c’è più battito ha cambiato completamente le nostre vite. Pur nella certezza che il Signore non ci stava togliendo un figlio ma ce lo stava donando in maniera differente.
La giornata internazionale della consapevolezza del lutto prenatale è un’occasione particolarmente favorevole. Permette al mondo di comprendere l’importanza di parlare di questi bimbi e queste bimbe. Non è certo tacendo che si può eliminare il loro passaggio su questa terra. Soprattutto, non si può eliminare il loro essere vivi nel Cuore di Dio. Quel Padre Buono che li ha voluti e chiamati a Sé così presto. Questa Volontà, umanamente difficile da accettare e misteriosa, ha un ruolo determinante nella Comunione dei Santi e nell’economia della salvezza. Se anche non parlo di qualcuno, insomma, questo non significa che quel qualcuno non esista.
Ecco, la giornata del 15 ottobre serve proprio a questo: fermare la frenesia di una società perennemente di corsa e farla rallentare. La giornata invita a pensare a queste esistenze silenziose. Sono così preziose per i loro genitori e le loro famiglie. Sono preziose per l’intera umanità.
Uno dei gesti più semplici ma insieme più concreti di questa giornata è la cosiddetta Onda di Luce, a proposito della quale ho scritto nel mio libro (“Se il Chicco di frumento – storia vera di speranza oltre la morte prenatale”, Tau Editrice):
“Un gesto molto significativo da compiere il 15 ottobre è quello chiamato “Onda di luce” e consiste nell’accendere una candela alle ore 19:00 e mantenerla per un’ora: ovunque ci si trovi, seguendo i fusi orari, questa scia luminosa brillerà dunque per ventiquattro ore e renderà visibile ciò e soprattutto chi è invisibile, aiuterà non soltanto a capire che i bambini non nati sono e devono essere parte costituente della società ma anche a far sentire meno soli quanti piangono una simile scomparsa”.
Alle candele accese non facciamo mancare una preghiera, una Santa Messa, un momento di raccoglimento. Quella luce, quindi, non sarà solo una fiammella che, dopo aver brillato, si spegnerà. Sarà un bagliore di Vita e Verità in un mondo sempre più buio. Questo mondo ha sempre più sete e fame di Dio. Solo così l’Onda di luce acquisterà il senso più bello e pieno. Accenderà i cuori non soltanto in una sera d’autunno. Continuerà per sempre, fino a ritrovarsi Lassù. Questi figli sono prima di essere nostri, figli di Dio.
Fabrizia Perrachon