Due gusti di uno stesso gelato

SALMO 10   Nel Signore mi sono rifugiato, come potete dirmi: *«Fuggi come un passero verso il monte»? Ecco, gli empi tendono l’arco, † aggiustano la freccia sulla corda * per colpire nel buio i retti di cuore. Quando sono scosse le fondamenta, * il giusto che cosa può fare? Ma il Signore nel tempio santo, * il Signore ha il trono nei cieli. I suoi occhi sono aperti sul mondo, * le sue pupille scrutano ogni uomo. Il Signore scruta giusti ed empi, * egli odia chi ama la violenza. Farà piovere sugli empi brace, fuoco e zolfo, * vento bruciante toccherà loro in sorte. Giusto è il Signore, ama le cose giuste; * gli uomini retti vedranno il suo volto.

Nei Vespri di ieri c’era questo Salmo che ci ha fatto riflettere sulla rettitudine, la quale è una virtù di fondamentale importanza; in questa preghiera la rettitudine è citata due volte direttamente e altre attraverso la giustizia. In effetti il Magistero (CCC n.1780 e n.1807) insegna che:

La dignità della persona umana implica ed esige la rettitudine della coscienza morale. La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.[…] L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per
la rettitudine della propria condotta verso il prossimo.

Da tutto ciò si intuiscono tre realtà importanti per noi: la prima è che la giustizia e la rettitudine sono come due gusti di uno stesso gelato; la seconda è che la rettitudine non è esclusiva dei cristiani ma è sottintesa alla dignità della persona umana; la terza è che l’uomo giusto agisce alla luce del sole.

Due gusti di uno stesso gelato. La giustizia è una virtù che facciamo fatica a comprendere appieno perché gli esempi che abbiamo davanti spesso sono molto lontani dal dare a ciascuno il proprio. La storia ci ha consegnato tante persone di grande fama come persone di cui andare fieri, ce li hanno sempre presentati come esempi da imitare o quantomeno da venerare nel tempio della società civile. Quante volte poi assistiamo a scene dove viene premiato chi meno se lo merita, e questo in vari campi. A volte poi scambiamo la giustizia con la imparzialità. Un proverbio dice: per trovare ingiustizie non occorrono lanterne… insomma, non siamo per niente aiutati da questo mondo a vivere la giustizia cosicché facciamo fatica a vivere con rettitudine sia i pensieri sia le azioni. Quante volte, ad esempio, abbiamo ricevuto da figli tutti la stessa punizione o lo stessa sculacciata nonostante non fossimo tutti i fratellini egualmente colpevoli della marachella?

La rettitudine non è esclusiva dei cristiani. Più la coscienza morale della persona è retta e più essa vive secondo la propria dignità. Quante volte la dignità degli oppressi grida contro il prepotente di turno che li schiaccia? Ed è un grido silenzioso, fatto di rettitudine morale, che non scende a compromessi pur di avere qualche privilegio in società a scapito dell’anima. Tanti di noi hanno davanti l’esempio di nonni che hanno faticato ma senza mai farsi sfuggire una lamentela, ai nostri occhi la loro dignità è molto più alta di cattivi e prepotenti che si sono ricoperti di onori in questo mondo con l’immoralità.

L’uomo giusto agisce alla luce del sole. Nel Salmo si legge: Ecco, gli empi tendono l’arco, † aggiustano la freccia sulla corda * per colpire nel buio i retti di cuore. Gli empi agiscono nel nascondimento, nel buio per non essere scoperti, a tal riguardo vi sono alcuni proverbi: Sol gente di mal’affare, bestie e botte, van fuori di notte… Notte, amore e vino fanno spesso l’uomo meschino… Di notte si ritirano i galantuomini ed escono i birbanti. Questo avviene perché chi agisce così sa perfettamente che sta facendo qualcosa di losco, qualcosa che la coscienza gli rimprovera, allora si convince che agendo nell’oscurità anche la coscienza (forse nemmeno Dio) lo possa vedere. Al contrario, l’uomo giusto agisce alla luce del sole poiché ha la coscienza pulita, non ha bisogno della complicità del buio, non ha nemmeno bisogno del clamore o della pubblicità.

Cari sposi, ogni volta che che ne abbiamo bisogno il Signore è pronto a darci una mano in modi che solo Lui conosce, è un atto di giustizia agli sposi sacramentati e si chiama in gergo Grazia sacramentale. Non abbiamo un Dio che ci lascia orfani, non ci lascia in balìa degli empi, ma vuole da parte nostra atti di giustizia e di rettitudine di cuore. Ne è un esempio la preghiera di Tobia la prima notte di nozze con Sara: Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Vivere la castità coniugale è un atto di giustizia verso il nostro coniuge, la fedeltà vissuta è un atto di giustizia e di rettitudine, la fecondità è rettitudine di cuore.

Coraggio allora, non lasciamo che i condizionatori delle nostre case raggelino anche il nostro cuore e la nostra relazione sponsale. Buon gelato a due gusti.

Giorgio e Valentina.

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