«Ester conquistava il favore di quanti la vedevano» (Est 2,15)
In questo modulo affrontiamo il compiacere. Va sempre bene? Esprime sempre un verace e libero amore? Non sempre. Clicca qui per leggere i moduli precedenti.
Ester entra nel palazzo reale in una condizione molto particolare. È giovane, orfana, straniera e appartiene a un popolo che, in quel momento, deve nascondere la propria identità. Non possiede potere, non può decidere liberamente del proprio futuro e si trova dentro un ambiente nel quale viene continuamente osservata e valutata. Altre persone stabiliscono come debba prepararsi, come debba presentarsi e quale posto possa occupare. Eppure il testo biblico sottolinea più volte che Ester incontra il favore di coloro che la conoscono. Piace a Egài, il custode delle donne, piace a quanti la vedono e, infine, piace al re più di tutte le altre giovani.
Questa sua capacità di entrare in relazione non deve essere interpretata subito come debolezza. Ester non appare arrogante, non pretende trattamenti particolari e sa ascoltare i consigli di chi conosce l’ambiente nel quale è stata condotta. Possiede una delicatezza che le permette di non imporsi. Il problema, però, nasce quando il desiderio di essere accolti si trasforma nella necessità di piacere a tutti. Molte persone vivono così. Hanno imparato molto presto che, per ricevere attenzione, affetto o riconoscimento, devono adattarsi alle aspettative altrui. Da bambini hanno forse percepito che potevano essere amati soprattutto quando erano buoni, disponibili, sorridenti e poco problematici. Hanno imparato a non disturbare, a intuire i bisogni degli adulti e a mettere da parte i propri.
Nell’Analisi Transazionale questa dinamica può essere collegata alla spinta “Compiaci”. La persona sente dentro di sé un messaggio implicito: “Puoi andare bene, purché tu renda felici gli altri”. Non si limita a essere gentile. Cerca continuamente di capire che cosa gli altri desiderino da lei e modifica il proprio comportamento per non deluderli. Chi vive sotto questa spinta possiede spesso qualità autentiche. È sensibile, attento, disponibile e capace di accorgersi di ciò che gli altri non dicono. Sa creare armonia e mediare nei conflitti. Il problema non è la bontà. Il problema è il prezzo che, talvolta, questa persona paga per essere considerata buona.
Nella coppia la spinta “Compiaci” può manifestarsi in molti modi. Un coniuge dice sempre di sì, anche quando vorrebbe dire di no. Evita di esprimere un’opinione diversa per paura di provocare una discussione. Accetta programmi, ritmi, scelte familiari o modalità di vivere l’intimità che non sente davvero proprie. Si mostra sereno, ma dentro accumula stanchezza e risentimento. All’inizio questa disponibilità può sembrare una grande prova d’amore. L’altro può pensare di avere accanto una persona comprensiva, che non crea problemi e che è sempre pronta ad adattarsi. Con il tempo, però, emerge una domanda dolorosa: dove sei tu dentro tutto ciò che fai per me?
Una relazione autentica non può essere costruita tra una persona reale e una persona che cerca continuamente di indovinare come dovrebbe essere. Quando nascondiamo i nostri bisogni per piacere al coniuge, non gli permettiamo davvero di conoscerci. Gli offriamo una versione addomesticata di noi stessi: sempre disponibile, sempre sorridente, sempre d’accordo. Ma quella versione, prima o poi, diventa troppo pesante da sostenere. Può accadere allora che la persona compiacente esploda improvvisamente. Dopo aver detto cento volte “non importa”, un giorno grida: “Possibile che tu non capisca mai quello di cui ho bisogno?”. Il coniuge resta disorientato, perché fino a quel momento aveva ricevuto messaggi diversi. Il problema non è soltanto che l’altro non ha capito. È anche che noi non abbiamo parlato chiaramente.
Compiacere non significa amare. Amare significa cercare il bene dell’altro senza cancellare la verità di sé. Gesù si dona completamente, ma non vive per ottenere l’approvazione di tutti. Sa accogliere, ascoltare e servire, ma sa anche dire parole scomode, sottrarsi alle attese della folla e deludere chi vorrebbe trasformarlo in ciò che non è. Anche Ester dovrà compiere questo passaggio. Nel secondo capitolo sembra soprattutto capace di adattarsi e di ottenere favore. Più avanti, però, scoprirà che non è diventata regina soltanto per essere apprezzata. È stata posta in quella posizione per assumersi una responsabilità. Dovrà parlare, esporsi e rischiare di perdere proprio quel favore che fino a quel momento l’aveva protetta.
È questa la maturazione necessaria anche nella vita coniugale: passare dal bisogno di piacere alla libertà di amare. Chi ama davvero non cerca lo scontro, ma non fugge sempre dal conflitto. Non impone i propri desideri, ma non li nasconde. Non usa il sacrificio per acquistare meriti e non trasforma la disponibilità in un credito da riscuotere successivamente. Una domanda può aiutarci: quando faccio qualcosa per il mio coniuge, lo faccio liberamente oppure temo che, rifiutandomi, potrei perdere il suo amore? Non sempre la risposta sarà semplice. In molti nostri gesti convivono amore, paura, generosità e bisogno di riconoscimento. Non dobbiamo giudicarci, ma diventare più consapevoli. La spinta “Compiaci” perde forza quando impariamo a darci un nuovo permesso: posso essere amato anche quando non soddisfo tutte le aspettative.
Per la persona abituata a compiacere, dire “io desidero”, “io non sono d’accordo”, “questa cosa mi ferisce” può sembrare egoismo. In realtà è un atto di fiducia. Sto credendo che il nostro legame possa sopportare la mia verità. Sto permettendo all’altro di scegliere se amarmi non soltanto quando sono accomodante, ma anche quando sono diverso da lui. Anche chi vive accanto a una persona compiacente ha una responsabilità. Non deve approfittare della sua disponibilità. Può fermarsi e domandare: “Tu cosa desideri veramente?”, “Sei davvero d’accordo oppure hai paura di deludermi?”, “Come stai dentro questa scelta?”. E deve lasciare all’altro il tempo di trovare una risposta, perché chi si è adattato per anni può non sapere più immediatamente che cosa prova o che cosa vuole.
Ester conquista il favore di quanti la vedono, ma la sua grandezza non consisterà nell’essere gradita a tutti. Consisterà nel diventare capace di usare il favore ricevuto per servire la verità e salvare il proprio popolo. Anche nel matrimonio non siamo chiamati a essere sempre gradevoli, ma a diventare veri. L’amore non ci chiede di perderci nell’altro. Ci chiede di donarci. E può donarsi davvero soltanto chi, con umiltà e coraggio, ha imparato ad abitare la propria identità.
Per dialogare insieme
Prendetevi un tempo tranquillo, senza interrompervi e senza cercare subito di difendervi. Ognuno può rispondere alle domande parlando di sé, senza accusare l’altro.
- In quali situazioni faccio fatica a dire ciò che desidero veramente?
- Mi capita di dire di sì per paura di deluderti, essere giudicato o creare un conflitto?
- Quali bisogni o sentimenti tendo a nascondere per mantenere la pace tra noi?
- Quando tu esprimi un’opinione diversa dalla mia, riesco ad accoglierla oppure la vivo come un rifiuto?
- Ci sono gesti che compio per amore, ma che dentro di me stanno producendo stanchezza o risentimento?
- In che modo posso aiutarti a sentirti libero di dirmi la verità, anche quando non coincide con ciò che vorrei sentire?
Concludete scegliendo una piccola azione concreta. Durante la prossima settimana, provate entrambi a esprimere con semplicità un desiderio, un bisogno o un limite che solitamente tenete nascosto. L’altro si impegni ad ascoltare senza giudicare e senza interpretare quella sincerità come una mancanza d’amore.
Per pregare
Signore Gesù, Tu ci ami nella verità e non ci chiedi di indossare maschere per meritare il tuo sguardo. Liberaci dalla paura di deludere, dal bisogno di essere sempre approvati e dalla tentazione di nascondere ciò che sentiamo davvero. Donaci il coraggio di essere sinceri senza diventare duri, di dire ciò che desideriamo senza imporlo, di porre dei limiti senza chiudere il cuore. Aiutaci a non approfittare della disponibilità dell’altro. Insegnaci a domandare con rispetto: “Tu che cosa desideri? Come stai veramente?”. Fa’ che il nostro matrimonio non sia costruito sulla paura, sulle attese taciute o sul bisogno di compiacerci, ma sulla libertà di due persone che possono mostrarsi per ciò che sono e continuare a scegliersi. Come Ester, rendici capaci di passare dal desiderio di piacere al coraggio di servire la verità. Fa’ che possiamo donarci senza perderci, accoglierci senza dominarci e amarci senza doverci nascondere. Amen.
Antonio e Luisa
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