Da tanti anni milioni di pellegrini si recano in pellegrinaggio a Medjugorie, luogo in cui la Madonna è apparsa per la prima volta nel 1981 ad alcuni giovani. Nel 2024 la Chiesa ha dato il proprio “nihil obstat”, letteralmente nulla osta, in merito alle apparizioni, che oggi continuano a verificarsi. Ho sempre avuto un grande desiderio di visitare Medjugorie e così quell’anno finalmente riuscii a partire.
Appena arrivata, mi ha stupito vedere una quantità enorme di persone di diverse nazionalità confessarsi in tutte le lingue del mondo. Tutto si svolgeva all’aperto, fuori la Chiesa di San Giacomo, nel più candido silenzio, senza frastuono, né rumore. Due luoghi in particolare hanno colpito la mia attenzione: il monte Podbrdo e il monte Križevac. Sul monte Podbrdo sono avvenute le prime apparizioni e, una volta saliti in cima, è possibile ammirare una statua della Madonna; il monte Križevac, invece, è molto più ripido, sulla sommità è stata eretta una grossa croce monumentale in occasione dei 1900 anni dalla nascita di Cristo e solitamente i pellegrini campiono questo percorso per arrivare in cima, ai piedi della Croce, ricordando diversi momenti della Via Crucis.
E così anche noi, in gruppo, decidemmo di salire sul monte. Non conoscendo bene il percorso da fare, avevo un grande timore di inciampare lungo il percorso ma al tempo stesso ero convinta di voler salire.
Era piena estate, arrivammo lì prima dell’alba, quando era ancora buio. Si sentiva nell’aria una brezza leggera che accarezzava il viso. Cominciammo a salire il monte: qualcuno teneva accesa la torcia e tutti insieme, in gruppo, pregavamo il Rosario. Quel sentimento di paura piano piano, grazie alla forza della preghiera, si dissolse dentro di me. Nei momenti di incertezza e paura una mano a me vicina mi ha aiutato a salire e mi ha guidato nei passi più impervi. Un gesto così semplice ma dalla potenza disarmante: una mano che si offre, una mano che diventa aiuto, presenza al tuo fianco. Una mano che sorregge le tue paure e ti dà sicurezza.
Ho visto tante persone, lungo quella salita, portare i propri bambini in braccio, ho visto persone salire mano nella mano, ho visto persone farsi carico degli ammalati per permettere anche a loro di salire sul monte. Lungo quella salita ognuno faceva in modo di rendersi prossimo all’altro e alle sue esigenze. Nessuno aveva bisogno di procedere in modo più spedito ma chi era più veloce calibrava il proprio passo su quello del vicino da aiutare.
Così è nell’amore: non è importante la velocità a cui andiamo ma è importante camminare uniti verso la meta. Se sono incerta sui miei passi, ho qualcuno al mio fianco che cammina con me. Qualcuno che mi è stato donato dal Cielo per un bene più grande di quello che posso vedere. Quando sono arrivata in cima al monte, ho provato una gioia incontenibile. Una croce enorme, di colore bianco, ai cui piedi ciascuno dei pellegrini consegna nel silenzio una preghiera, una richiesta, il proprio dolore. Voltandomi, vidi alle mie spalle l’alba e un paesaggio che ancora oggi porto nel cuore.
La salita del Križevac mi ha fatto pensare al cammino dell’amore. Ognuno di noi cammina per strade che non conosce e spesso queste strade diventano tortuose, impervie. Non sappiamo dove ci porteranno ma quello che conta è affidarsi a chi abbiamo accanto e a Dio. Quello che conta è non aver paura di proseguire il cammino per arrivare a godere dell’alba che il Signore vuole donarci. La salita del Križevac non è solo un’esperienza da fare, è un memoriale da custodire nel cuore, un memoriale prezioso da rinnovare.
Compiere questo tipo di pellegrinaggi ci alleggerisce il cuore, ci libera da tanti pesi di cui ci carichiamo e ci ricorda l’orizzonte di bene a cui siamo chiamati. Ognuno di noi allora possa affrontare la propria personale salita, con la gioia nel cuore e la fiducia in quel Padre che provvede al bene per noi.
Francesca Parlangeli
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