Vuoi essere felice? Abbraccia le tue ferite

Siamo nel 2025. Il 2024 è finito. Un anno difficile ma bellissimo. Quest’anno è stato per me un viaggio profondo, un percorso che mi ha portato a guardare dentro le parti più fragili e dimenticate di me stesso. Come mai prima, mi sono preso cura della mia parte più debole. Ho affrontato i fantasmi del mio passato, quelli legati alla mia infanzia e alla mia adolescenza, che per troppo tempo ho ignorato. Ho guardato le mie ferite, le ho riconosciute, e infine le ho abbracciate. Questo gesto, così semplice e allo stesso tempo così complesso, ha cambiato il mio cuore.

Ciò che non si guarda in faccia ci domina. Ciò che si guarda in faccia si supera”, scrive Luigi Maria Epicoco ne La forza della mitezza. Per anni ho cercato di nascondere quelle ferite in un angolo oscuro del mio cuore, credendo che riguardassero solo il passato e che non avessero potere sul presente. Ma era un’illusione. Quelle ferite non erano altro che il grido di un bambino dentro di me, un bambino che voleva essere amato, accolto, compreso, incoraggiato e sostenuto. I miei genitori non sono riusciti a farlo, non perché non mi amassero, ma perché non erano capaci di darmi ciò che non avevano mai ricevuto.

Ho iniziato un percorso terapeutico e mi sono messo in gioco per diventare counsellor. Questo mi ha permesso di fare pace con quel bambino interiore, di abbracciarlo e di dargli finalmente quell’amore che aspettava da tanto tempo. Roberto e Claudia, di Amati per amare, mi hanno guidato in questo cammino. Mi hanno fatto comprendere che quelle ferite non vanno silenziate ma ascoltate, perché abbracciando loro, riesci finalmente ad abbracciare quel bambino che è ancora dentro di te. Queste parole risuonano profondamente nel mio cuore.

Il cambiamento non è stato solo interiore. Abbracciando le mie ferite, ho aperto un canale emotivo che sembrava bloccato da anni. Questo mi ha permesso di essere un padre diverso. Prima, nella mia freddezza e nel mio distacco, credevo che i miei figli dovessero cavarsela da soli, così come io ero stato costretto a fare. Ora, invece, provo empatia per loro, li ascolto di più e sono più presente nelle loro vite. Ho imparato a trasmettere l’amore tenero e concreto che vivo ogni giorno con Luisa anche nell’ambito genitoriale. Scrivere queste parole mi commuove, perché sento che sto diventando la versione migliore di me stesso, non solo per me ma per la mia famiglia.

Uno degli aspetti più profondi di quest’anno è stato il perdono. Sono riuscito a vedere i miei genitori con occhi nuovi. Li ho perdonati per il male che, involontariamente, mi hanno fatto, e li ho ringraziati per il bene che, con tutto l’amore possibile, hanno cercato di darmi. Luigi Maria Epicoco scrive: “Il perdono non è negare il male ricevuto, ma smettere di esserne prigionieri”. Ed è proprio questo che ho vissuto. Perdonare i miei genitori ha liberato non solo loro, ma anche me. Mi sono sentito leggero, come se un macigno fosse stato tolto dal mio cuore.

Ho chiesto scusa ai miei figli più grandi per le volte in cui sono stato distante. Ringrazio Dio per avermi dato questa opportunità di guarigione e riconciliazione. Le ferite, una volta accolte, non sono più solo fonte di dolore, ma diventano un’occasione per fare esperienza di amore, misericordia e bisogno. Ho capito che non mi basto, che ho bisogno degli altri e, soprattutto, di Dio.

In questo tempo di riflessione, ho imparato a ringraziare non solo per le cose belle, come mia moglie, i miei figli, gli amici e il mio lavoro, ma anche per le difficoltà e le fragilità. “La croce non è il fallimento di Dio, ma il suo modo di stare accanto a noi nel nostro fallimento”, scrive ancora Epicoco. Ogni fallimento che ho vissuto nella mia vita è stato un passo verso una maggiore consapevolezza della mia debolezza e del mio bisogno di un Salvatore. Mi ha avvicinato a Dio più di quanto abbiano fatto i successi o i riconoscimenti.

Oggi, alla fine di questo anno, voglio augurare a chiunque legga queste parole di non vergognarsi delle proprie ferite. Non nascondetele, non cercate di dimenticarle. Prendetevene cura, abbracciatele, perché solo così potrete incamminarvi verso un amore autentico, libero, e verso relazioni profonde e vere. Dio non ci ama nonostante le nostre fragilità, ma proprio attraverso di esse. E in questo amore possiamo trovare la forza per continuare a crescere, ad amare e a sperare.

Grazie, 2024, per le lezioni che mi hai insegnato. Grazie a Dio per essere stato accanto a me in ogni passo di questo cammino.

Antonio

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8 Pensieri su &Idquo;Vuoi essere felice? Abbraccia le tue ferite

  1. “Dio non ci ama nonostante le nostre fragilità, ma proprio attraverso di esse” forse dovrebbe essere Dio ci ama nonostante le nostre fragilità, ma proprie attraverso di esse

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  2. Grazie per questa condivisione. Mi aiuta a iniziare il nuovo anno in modo nuovo accogliendo le mie fragilità e affidandole a Gesù e a Maria chiedendo che con S.Giuseppe continuino a vegliare sul cammino della mia famiglia nella realizzazione del Disegno di Dio per noi nonostante e attraverso le nostre fragilità accolte e offerte a Lui che sa “scrivere diritto” anche sulle nostre righe storte.

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  3. Grazie ! Buon Anno a voi e alla vostra famiglia !

    Voglio aggiungere una cosa : mi sono resa conto che io senza rendermi conto mi bloccavo di fronte alle mie fragilità e a quelle di mio marito vedendole come UN PROBLEMA … un ostacolo q… a volte anche un fallimento senza rimedio … voglio provare a cambiare prospettiva . Le nostre fragilità per Dio non sono UN PROBLEMA . Lui ne fa occasione per amarci. E cosi devo fare io chiedendo il Suo Aiuto nella preghiera con la certezza che Lui mi aiuterà a cambiare prospettiva … ad accogliere con fiducia la grazia del Sacramento del Matrimonio e pian piano cominciare ad amare come Lui ci Ama. Così anche il nostro matrimonio con tutte le sue fragilità sara’ un piccolo segno … un barlume del Suo Amore.

    GRAZIE ancora ad Antonio e Luisa per la loro testimonianza.

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  4. Come hai riportato dalle bellissime frasi di don Epicoco, il male ricevuto ci domina e ci rende prigionieri, ho 55 anni e gran parte della mia vita mi sono sentita così, bloccata, “pesante”, ho capito grazie ai meravigliosi video e podcast di Roberto e Claudia che spesso da bambini assumiamo atteggiamenti che in quel momento sono protettivi per noi verso la freddezza e rimproveri continui (spesso immotivati) dei genitori, ma da adulti facciamo fatica a “scrollarsi” di questi atteggiamenti che ci fanno sentire in colpa, sbagliati, a volte cerchiamo aiuto, ma quanti psicoterapeuti laici che anziché dare un vero aiuto cristiano e di compassione, ci indicano modelli sbagliati da perseguire!

    Bellissimo il podcast di don Rosini che ho ascoltato quest’estate “Ma anche no” dove ci invita anche a lasciar andare, a non puntualizzare sempre tutto nel nostro passato, mi ha aiutato molto, così come pensare ai 3 meravigliosi ragazzi “Vulcani della gioia”, Rosaria, Giastin e Cosimo Gravina.

    Grazie, buon anno!

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