“Ricostruisci il cuore” con i Frati Passionisti

In Abruzzo, presso il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, nella località di Isola del Gran Sasso, è nato un percorso promosso dai Frati Passionisti pensato per giovani e famiglie. Tante sono le proposte realizzate nel corso dell’anno: corsi rivolti a single e fidanzati sui fondamenti dell’amore, weekend di discernimento vocazionale, momenti di fraternità rivolti alle famiglie e tanto altro ancora. 

Dal 16 al 19 aprile ho partecipato ad un nuovo percorso promosso dai Frati Passionisti, dal titolo “Ricostruisci il cuore”, che ha visto la partecipazione anche di Francesco e Alessandra di 5pani2pesci e Nicoletta Musso, mediatrice familiare e consulente in sessuologia, assieme a suo marito, Davide Oreglia. Il tema centrale è stato la sessualità ferita: il corso vuole essere un’occasione per guardare alle ferite che ognuno di noi porta nel proprio cuore, alla luce della Parola di Dio. Hanno partecipato circa cinquanta giovani di età compresa tra i 18 e i 40 anni provenienti da diverse zone d’Italia, tra cui single, fidanzati e coppie sposate, tutti desiderosi di scoprire una Parola e di mettersi in cammino.

Il corso si è aperto con un’immagine molto forte: una serie di cocci disseminati ai piedi della Croce di Cristo. Quei cocci stavano a rappresentare le ferite che ognuno di noi ha. Ogni nostra ferita può diventare uno spiraglio prezioso attraverso il quale passa la luce di Dio. Ed è proprio quella luce che permette di guardare alla nostra sofferenza con uno sguardo nuovo. Non più come una condanna ma come una possibilità, un’occasione di crescita. Di fronte al dolore spesso rimaniamo bloccati di fronte ad una domanda: “Perché a me, Signore?”. Il nostro sguardo cambia quando ci chiediamo: “Per chi, Signore? Cosa posso fare ora con questa sofferenza?”

È stato un weekend di grazia, di preghiera e di condivisione, un momento prezioso per fermarsi, per dare voce a tutte quelle domande che ognuno di noi porta nel proprio cuore e che rischiano talvolta di rimanere sospese, presi dalla vita ordinaria e dai ritmi frenetici che viviamo ogni giorno. Un momento per riflettere su quanto sia importante la relazione con l’altro nella nostra vita, a partire proprio dalla dimensione corporale. 

Così scrive San Paolo : “Il Dio della pace vi santifichi interamente e la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo”. (1 Ts 5,23) Questa Parola ci mostra come la nostra persona sia composta da tre parti fondamentali tra loro interconnesse: corpo, anima e spirito. Il corpo è la parte di noi che per prima mostriamo all’altro e conserva la memoria di ogni gesto, di ogni carezza e abbraccio ricevuto. Se un bambino da piccolo viene accarezzato e coccolato, il suo corpo lo ricorderà per sempre. Il corpo spesso rivela anche ciò che le nostre parole non dicono ed è importante prendersene cura ogni giorno perché è “tempio dello Spirito Santo”. (1 Cor 6,19) Tutto ciò che tocca il nostro corpo tocca anche la nostra anima.

L’anima è il luogo della coscienza, la sede della volontà, delle emozioni mentre lo spirito è ciò che ci permette di dare senso alla nostra vita ed è guarito dall’incontro con Dio. Quando fallisce un fidanzamento, c’è sempre una ferita dell’anima di cui prendersi cura. E come si guarisce l’anima? Imparando ad amare e lasciarsi amare perché – è bene ricordarlo – da soli tutto pesa e non ci si salva. Non siamo fatti per stare da soli ma per entrare in comunione con l’altro. Quando allora non riusciamo a far sedimentare l’amore nella nostra vita, occorre capire quali sono i nostri blocchi, quali ostacoli ci impediscono di realizzare una comunione autentica con l’altro. 

Spesso abbiamo l’idea di un amore magico, l’idea che se l’amore è vero, allora tutto deve avvenire in modo spontaneo ma non è così. Spesso, senza accorgercene, nella coppia ci lasciamo affondare dalla coppia stessa. È fondamentale, invece, saper ricreare quell’energia, anche da soli, da investire nella relazione. L’amore ha sempre bisogno di essere ricreato, alimentato e curato. 

Quando siamo tentati di chiuderci di fronte all’altro o di porre fine alla relazione, dimentichiamo che abbiamo accanto il nostro compagno di cordata e il nostro bene sta proprio lì. Nel poter scalare la montagna insieme. Se spezzo la corda che mi tiene accanto al mio amato, non farò che propagare dolore intorno a me. Prendiamoci cura allora di chi il Signore ci ha messo affianco in modo da poter diventare generativi. Solo realizzando la nostra vocazione, potremo seminare frutti di eternità.

Per far questo è importante capire che l’uomo e la donna comunicano e interagiscono in modo completamente differente. La donna tendenzialmente è analitica mentre l’uomo ha un approccio sintetico. Diverso è anche il modo in cui ci si innamora: la donna è conquistata da quello che ascolta attraverso l’udito mentre l’uomo è attratto da ciò che vede con la vista. E questo comporta bisogni differenti: l’uomo cerca la bellezza mentre la donna cerca la rassicurazione. Talvolta tale divergenza può essere fonte di incomprensioni ma se impariamo a leggere la differenza come un arricchimento, allora tutto cambia. 

Il percorso “Ricostruisci il cuore” è stato suddiviso in tre diversi corsi, ciascuno dei quali vuole approfondire un tipo di ferita diversa. Il tema centrale di questo corso è stato la sessualità ferita mentre quello svoltosi lo scorso gennaio si è incentrato sulle ferite legate all’autostima. L’ultima tappa del percorso di quest’anno vuole approfondire le ferite legate alla relazione con Dio e si svolgerà dal prossimo 30 maggio al 2 giugno 2026. Non è necessario aver partecipato ai corsi precedenti dato che ogni tappa del percorso è indipendente dalle altre.

Francesca Parlangeli

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