Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire (Nn. 11-12; CSEL 3, 274-275) Quanto è preziosa la grazia del Signore, quanto alta la sua degnazione e magnifica la sua bontà verso di noi! Egli ha voluto che noi celebrassimo la nostra preghiera davanti a lui e lo invocassimo col nome di Padre, e come Cristo è Figlio di Dio, così noi pure ci chiamassimo figli di Dio. Questo nome nessuno di noi oserebbe pronunziarlo nella preghiera, se egli stesso non ci avesse permesso di pregare così. Dobbiamo dunque ricordare e sapere, fratelli carissimi, che, se diciamo Dio nostro Padre, dobbiamo comportarci come figli di Dio perché allo stesso modo con cui noi ci compiacciamo di Dio Padre, così anch’egli si compiaccia di noi. Comportiamoci come tempio di Dio, perché si veda che Dio abita in noi. E il nostro agire non sia in contrasto con lo spirito […] Anche il beato Apostolo in una sua lettera ha scritto: «Non appartenete a voi stessi; infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1 Cor 6, 20).
Sarà sicuramente capitato a tutti di sentire il racconto di qualche genitore o nonno che, commentando il comportamento del figlio o del nipote, se ne sia uscito con la locuzione latina: talis pater/mater, talis filius, ovvero che il figlio ricopia il comportamento del padre o della madre. Esistono anche altre locuzioni italiane o dialettali che esprimono lo stesso concetto, però vengono usate sempre nell’accezione negativa, ossia esprimono il fatto che il figlio ricalchi lo stesso errore paterno o materno.
Non vogliamo qui entrare in qualche dinamica familiare da cui faremmo fatica a districarci, ma sicuramente è certo il fatto che alcuni comportamenti che mettiamo in atto, in realtà li abbiamo adottati come nostri ma sono la copia di quello che abbiamo visto fare dai nostri genitori (e a loro volta dai loro genitori) quando eravamo piccoli oppure, in taluni casi, sono il loro esatto contrario.
E questo accade per una serie di motivazioni di tipo psicologico, emozionale e relazionale che non intendiamo affrontare perché non è terreno nostro, ma intendiamo solo mettere in risalto che di tali comportamenti a volte nemmeno ce ne accorgiamo da noi stessi; spesso è un’altra persona (il nostro coniuge per esempio) che ci fa notare la somiglianza o la completa dissonanza col comportamento messo in atto da un nostro genitore.
Sono comportamenti che sono passati dai nostri genitori a noi come fosse un processo di osmosi, per cui sono entrati a far parte del nostro bagaglio senza che noi potessimo deciderli in modo attivo come nostro patrimonio.
Facciamo un esempio personale: per noi non può esistere una Domenica senza la partecipazione alla Santa Messa, ed in particolare alla Santa Messa mattutina, e quelle volte in cui le situazioni (non dipendenti dalla nostra volontà) ci hanno costretto a farne senza (per esempio la malattia) o a parteciparvi ad un tardo orario pomeridiano, abbiamo vissuto la situazione con un certo rammarico e dolore. E questo dispiacere non veniva in primis dagli insegnamenti del Catechismo, ma dal fatto che siamo entrambi cresciuti nelle nostre rispettive famiglie d’origine con quella ritualità della Domenica, e cioè al primo posto la Santa Messa poi tutto il resto, anche quando si era in vacanza o c’era una gita o altri eventi, ci si alzava prestissimo per partecipare alla Santa Messa di buon mattino e poi si faceva tutto il resto, il resto c’era ma stava al secondo posto anche cronologicamente. Questo è un esempio di come noi abbiamo assorbito per osmosi il comportamento dei nostri genitori.
Se tutto ciò è vero per quando riguarda i nostri genitori umani, quanto sarà vero per quanto riguarda Colui che è Il Genitore per antonomasia, Il Padre, “dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome” (Efesini 3,14-15)?
Cari sposi, quest’oggi san Cipriano ci ammonisce proprio su questo tema: Dobbiamo dunque ricordare e sapere, fratelli carissimi, che, se diciamo Dio nostro Padre, dobbiamo comportarci come figli di Dio. Così come vale per i genitori terreni il fatto che per assimilare un comportamento bisogna che lo abbiamo vissuto e visto in prima persona, così per poter vivere come figli di Dio bisogna frequentare il Padre, bisogna che impariamo per osmosi il modo di agire dal suo modo di agire. Più frequentiamo la Sua presenza e più per osmosi agiremo come Lui, quasi senza accorgercene. Un paio di esempi : se viviamo sulla nostra pelle il perdono saremo più disponibili al perdono, se viviamo la tenerezza di una presenza discreta ma reale e concreta e più ci verrà naturale agire allo stesso modo.
Ma credete che tutto ciò (e molto di più che non possiamo e non riusciamo ad esprimere) valga solo per noi come genitori o solo come buoni cristiani in modo generico ? Naturalmente no, poiché questo processo di osmosi deve penetrare fin nel midollo del nostro matrimonio, deve cominciare a permeare fin dai più piccoli gesti quotidiani di amore concreto per il nostro coniuge: Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!
Coraggio allora sposi, abbiamo il tempo estivo per gustare la bellezza e la nobiltà di essere figli di Dio, e lo siamo realmente.
Giorgio e Valentina.
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