Dal 26 al 28 giugno presso la Fraterna Domus di Sacrofano si è svolto il 15° Convegno teologico pastorale di Mistero Grande, La regalità degli sposi: l’amore che dà la vita come Gesù (La famiglia cristiana viene così animata e guidata con la legge nuova dello Spirito ed in intima comunione con la Chiesa, popolo regale, è chiamata a vivere il suo servizio d’amore a Dio e ai fratelli (F.C. 63)).
Sono stati tre giorni pieni di riflessioni, condivisione e preghiera insieme a tanti amici, famiglie e sacerdoti. Provo solo a fare qualche sottolineatura, sintetizzando alcuni punti che mi sono rimasti impressi e che mi sono riportato a casa. Il tema era di quelli che, a prima vista, sembrano quasi lontani dalla vita concreta degli sposi.
Regalità: una parola che oggi suscita immagini di potere, successo, comando, privilegi; invece, dopo tre giorni di ascolto, di preghiera e di confronto, ho avuto la conferma che nel Vangelo questa parola significa esattamente il contrario. La regalità cristiana non consiste nello stare sopra qualcuno, ma nell’abbassarsi per amare. È questa la prima grande rivoluzione del cristianesimo. Noi siamo cresciuti in una cultura che misura tutto con il potere. Chi conta di più? Chi decide? Chi ha l’ultima parola?
Gesù, invece, sale sul trono della croce; è stato detto “La croce è il trono e il talamo”. Che meraviglia, il luogo della massima sofferenza diventa il luogo dell’amore più grande. Il trono del Re coincide con il letto nuziale dello Sposo che dona tutto se stesso per la sua Sposa. E’ proprio lì che anche noi sposi siamo chiamati a guardare, perché il nostro matrimonio non nasce davanti a un altare semplicemente per renderci felici, nasce perché impariamo ad amare come Cristo.
Molte crisi matrimoniali iniziano quando il centro divento io: i miei bisogni, il mio piacere, le mie aspettative, le mie ferite, le mie delusioni. Il matrimonio sacramentale, invece, ci porta continuamente fuori da noi stessi, ci insegna che amare significa fare spazio all’altro. Tutto ha avuto inizio con il Battesimo, dove partecipiamo alla missione sacerdotale, profetica e regale di Cristo e nel matrimonio questa regalità prende una forma tutta particolare.
Non si tratta di governare una famiglia, non si tratta di decidere chi ha ragione, non si tratta neppure di essere il capo. La regalità degli sposi consiste nel cercare ogni giorno di ordinare la propria vita secondo Dio e non secondo la mentalità del mondo, significa costruire il Regno di Dio dentro le mura di casa, prima ancora che fuori. Questa prospettiva cambia completamente il modo di vivere il matrimonio.
Gli sposi non sono semplicemente due persone che condividono una casa, sono due battezzati che collaborano con Dio, ricordando sempre che la comunione degli sposi non nasce semplicemente dalla loro buona volontà, ma viene dall’Alto. Inoltre gli sposi non sono utenti della Chiesa, ma costruttori della Chiesa. Troppo spesso aspettiamo che sia la Chiesa a fare qualcosa per noi: aspettiamo un corso migliore, un parroco più disponibile, una comunità più accogliente, ma dimentichiamo che la Chiesa passa anche attraverso il nostro matrimonio.
Ogni volta che due sposi decidono di ricominciare invece di arrendersi è lì che la Chiesa cresce, è lì che il Regno di Dio avanza, così come per i separati che rimangono fedeli al coniuge. Si, perché anche nella mia piccola testimonianza, sto collaborando alla costruzione del Regno che comincia qui, ma si compirà definitivamente nell’eternità.
È stato anche sottolineato che la prima forma della regalità è il “noi”. Viviamo in un tempo in cui tutto ruota attorno all’io, io voglio, io sento, io ho bisogno, io mi realizzo. Il sacramento del matrimonio, invece, genera qualcosa che prima non esisteva, un “noi” che non annulla le persone, ma le porta alla loro pienezza. Quel “noi” diventa la prima testimonianza dell’amore di Dio. Forse è proprio per questo che il demonio attacca così tanto il matrimonio, perché distruggendo il “noi” lascia soltanto tanti “io”, spesso incapaci di amare davvero. La famiglia è stata definita la prima società umana e addirittura l’anticipo del Regno di Dio. Che responsabilità enorme, ma anche che speranza.
In un tempo in cui il matrimonio viene continuamente ridimensionato, banalizzato o considerato un semplice contratto tra due individui, Dio continua a guardare agli sposi come ai primi costruttori del suo Regno. Non perché siano migliori degli altri, ma perché il loro amore, quando rimane fedele al Sacramento, rende visibile qualcosa di Dio.
Forse è proprio questa la regalità degli sposi: non avere una corona sul capo, ma avere un grembiule ai fianchi; non cercare di essere serviti, ma consumare la propria vita nell’amore, perché il Re che seguiamo non è salito su un trono d’oro, è salito su una croce e da lì ha cambiato il mondo.
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
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