Sant’Elena: sposa come una fiaccola

Oggi la Chiesa ricorda Sant’Elena, imperatrice. Ne ricordiamo un piccolo estratto dalla biografia.

Fu la ricchezza d’animo, più ancora di quella materiale legata al prestigio, a caratterizzare l’agire di Sant’Elena, già prima della conversione avvenuta in età adulta. Umiltà, generosità e dedizione al prossimo emergono dalle scarne notizie di cui disponiamo. La modestia e delicatezza di Elena innamorò il giovane ufficiale Costanzo Cloro, che, nonostante le fosse di grado sociale superiore, la volle in sposa conducendola con sé in Dardania, nei Balcani. La giovane che non aveva diritto ai titoli onorifici del marito, gli fu sposa fedele e nel 280 a Naisso in Serbia diede alla luce il figlio Costantino. Gli onori non ne inorgoglirono mai il cuore, anzi stimolarono in lei l’innata attenzione al prossimo che si concretizzò nell’elemosina, nel venire incontro alle necessità materiali dei poveri, nella liberazione dal carcere, dalle miniere e dall’esilio di numerose persone. Le opere di misericordia riflettevano la fede di Elena, luminosa e contagiosa al punto che in molti si chiedono quanto abbia influito sulla conversione del figlio e sulla promulgazione dell’editto di Milano del 313 che diede libertà di culto ai cristiani dopo tre secoli di persecuzione. Si racconta che prendesse parte alle celebrazioni religiose, vestendo abiti modesti per confondersi tra la folla e invitasse gli affamati a pranzo servendoli di persona. La statura spirituale di Elena fu tale da essere scelta insieme ai santi Andrea, Veronica e Longino tra le statue monumentali ai piedi dei pilastri della cupola michelangiolesca nella Basilica Vaticana.

Nella Chiesa dei tempi moderni sembra che siamo poco allenati a far risaltare le figure di donne proclamate sante che erano spose e madri. Ecco quindi che oggi vi vogliamo proporre questa donna che non si santificò estraniandosi dal matrimonio, andando a vivere in isolamento sul cucuzzolo della montagna, bensì vivendo appieno la propria condizione di donna sposata e madre dell’imperatore Costantino, quindi la santità non è un ostacolo alla vita ordinaria e per nessuna categoria sociale, ricca o povera che sia.

La modestia e delicatezza di Elena innamorò il giovane ufficiale Costanzo Cloro. Questa la prima delle caratteristiche che vogliamo evidenziare, in realtà sono due virtù che si spalleggiano a vicenda. La modestia nel vestire e nel parlare sono solo la rivelazione esterna di un atteggiamento del cuore, un atteggiamento che conosce la bellezza di essere un dono del Creatore, creata con un corpo che è un dono sponsale da trattare con delicatezza, un dono che non va svalutato, un corpo che non merita di essere trattato alla mercé di un prodotto da vetrina, un corpo che cela il mistero della vita, un corpo che custodisce la vita nuova e che si fa culla per una nuova creatura. Costanzo se ne innamora perché intuisce il valore di quella giovane donna che lascia capire di non voler essere trattata come una preda.

quanto abbia influito sulla conversione del figlio Non è la prima né l’ultima volta che la fede di una madre converte i figli, solo che questo accade secondo tempistiche e modalità note solo alla Provvidenza, spesso però sentiamo madri che si lamentano del fatto che il Signore sembri non ascoltare le loro richieste. Vi poniamo una domanda: vogliamo davvero piegare la volontà di Dio alla nostra, o non è forse giusto il contrario, ovvero piegare la nostra volontà a quella di Dio?

Si racconta che prendesse parte alle celebrazioni religiose, vestendo abiti modesti per confondersi tra la folla e invitasse gli affamati a pranzo servendoli di persona. L’ultimo aspetto che vogliamo evidenziare di questa santa donna è quello di non voler farsi notare quando mette in opera la carità, potrebbe sembrare in apparenza solo timidezza, in realtà sappiamo come la Parola di Dio ci metta in guardia dal mettersi in mostra quando si ama: “non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6.3) e con molte altre esortazioni simili. Questo atteggiamento ci aiuta a mantenere un “profilo basso”, a non inorgoglirci, a non montare in superbia, a tenere la bussola orientata nella posizione corretta. E’ perfettamente riassunto in una frase del Salmo 115: “Non nobis, non nobis Domine, sed nomine tuo da gloria” (Non a noi, non a noi Signore, ma al tuo nome dà gloria).

Questi aspetti non sono solo virtù ricercate, ma sono la modalità con cui la dimensione regale del Sacramento del Marimonio si attua, non a caso abbiamo citato la vita di un’imperatrice.

Coraggio sposi, il mondo contemporaneo ha bisogno di queste testimonianze silenziose, di sposi che si spendono per amore. Il nome Elena significa “fiaccola”, quindi l’amore incarnato diventa come la luce di una fiaccola, una luce che non abbaglia, ma che indica una presenza. L’ultima parola ai mariti: la vostra sposa è perfettamente capace di mettere in atto queste virtù incarnate in sant’Elena, ma necessita del vostro amore; ai mariti il compito di far fiorire nelle proprie mogli queste virtù.

Giorgio e Valentina.

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