Loreto, domenica 31 maggio 2026. Ultimo giorno del ritiro di Scuola Nuziale. Ho avuto il privilegio di assistere al recital acustico Dal cielo alla terra. Lo definiscono un recital, ma, una volta terminato, ci si rende conto che questa definizione gli sta stretta. È molto di più. È un intreccio di musica, poesia, immagini, testimonianza e riflessione che riesce a parlare contemporaneamente alla mente, al cuore e all’anima.
Sono entrato con la curiosità di assistere a una proposta originale. Sono uscito profondamente toccato. Non tanto per la qualità artistica, che pure è notevole, quanto per la forza con cui ciò che veniva annunciato trovava conferma nella vita di chi lo annunciava. Davide non stava raccontando una bella storia, stava raccontando la sua storia, quella di ogni coppia cristiana che ha compreso qualcosa di cosa sia il matrimonio. È questo, credo, l’aspetto che più mi ha colpito.
Davide Zanelli non racconta semplicemente una visione cristiana dell’amore, del matrimonio e della sessualità. Racconta una verità che ha attraversato la sua vita. E questa differenza si percepisce immediatamente. Ogni parola pronunciata, ogni canzone, ogni immagine proiettata acquista una forza particolare perché nasce da un’esperienza vissuta.
In molti momenti mi sono riconosciuto nelle sue riflessioni. Ho ritrovato domande, fatiche, intuizioni e speranze che appartengono anche al mio cammino di sposo e di credente. Non avevo la sensazione di ascoltare una lezione, ma di essere accompagnato da qualcuno che aveva percorso una strada e che, con grande umiltà, desiderava semplicemente indicarla anche ad altri. Attraverso la sua arte.
Ma c’è un altro elemento che rende questo recital ancora più eloquente. Accanto a Davide non c’è soltanto un’équipe tecnica. C’è la sua famiglia. Marina, sua moglie, cura con discrezione tutta la regia audio e video. La figlia Elisa accompagna il racconto con il pianoforte, regalando ai diversi momenti una profondità emotiva che difficilmente si potrebbe ottenere con le sole parole. Non è un dettaglio organizzativo. È parte integrante dell’annuncio.
In un recital che parla del matrimonio e della famiglia, vedere marito, moglie e figlia servire insieme la stessa missione rende tutto infinitamente più credibile. Non si ascolta soltanto un discorso sull’amore familiare: lo si vede vivere davanti ai propri occhi. Quella comunione silenziosa tra loro diventa essa stessa una forma di evangelizzazione. Anche il pubblico percepisce questa autenticità. Guardandomi intorno ho visto persone completamente immerse nell’ascolto. Volti attenti. Occhi lucidi. Sorrisi. Lunghi silenzi che valevano più di molti applausi. In diversi momenti si percepiva una commozione condivisa, quasi il timore di interrompere qualcosa di bello. Anch’io mi sono ritrovato più volte con gli occhi lucidi. Non per un’emozione superficiale, ma perché alcune parole riuscivano a toccare corde molto profonde.
Mi ha colpito soprattutto la capacità di emozionare senza mai cadere nel sentimentalismo. L’emozione nasceva dalla verità, non dall’effetto scenico. Ed è proprio qui che, a mio avviso, risiede la grande novità di questa proposta. Dal cielo alla terra rappresenta una forma concreta di nuova evangelizzazione. Non perché annunci un Vangelo diverso, ma perché trova un linguaggio nuovo per raccontare la bellezza del Vangelo di sempre.
Viviamo in un tempo in cui l’antropologia cristiana, la teologia del corpo di san Giovanni Paolo II e la morale cattolica vengono spesso percepite come un insieme di divieti o di norme incomprensibili. Talvolta vengono persino rifiutate prima ancora di essere conosciute. Questo recital dimostra invece che il problema, molto spesso, non è il contenuto, ma il modo in cui viene comunicato.
Davide Zanelli non addolcisce il messaggio cristiano. Non elimina ciò che può risultare esigente. Non cerca compromessi con la mentalità dominante. Parla del matrimonio sacramentale, della sessualità, della fecondità, della croce, della fedeltà e della vocazione degli sposi con grande chiarezza. Eppure tutto questo non pesa. Anzi, affascina. Perché viene mostrato attraverso la bellezza. Attraverso l’arte. Attraverso la musica. Attraverso una testimonianza credibile. Attraverso il linguaggio universale dell’esperienza umana.
Ho pensato più volte che san Giovanni Paolo II avrebbe probabilmente sorriso vedendo un’opera del genere. Perché tutta la sua teologia del corpo nasce proprio dalla convinzione che il cristianesimo non mortifica il desiderio dell’uomo, ma lo conduce alla sua pienezza. Ed è esattamente ciò che questo recital riesce a comunicare.
Viviamo un’epoca che ha un enorme bisogno di questo tipo di evangelizzazione. Un annuncio che non rinunci alla verità, ma che sappia renderla desiderabile. Che non abbia paura della radicalità del Vangelo, ma la presenti nella sua autentica bellezza. Alla fine della mattinata sono uscito con una convinzione ancora più forte: la Chiesa non ha bisogno di cambiare il suo messaggio sull’amore. Ha bisogno di persone capaci di incarnarlo e di raccontarlo con linguaggi nuovi, intelligenti, artistici e profondamente umani. Dal cielo alla terra dimostra che questo è possibile.
Quando la verità si lascia accompagnare dalla bellezza e trova testimoni credibili, non rimane una teoria. Diventa un’esperienza. Diventa speranza. Diventa desiderio di vivere ciò che si è appena contemplato. E credo che questo sia il complimento più grande che si possa fare a un’opera nata per evangelizzare.
Vi saluto lasciandovi il riferimento di Davide e l’intervista rilasciata all’emittente diocesana aretina dove raccontiamo l’esperienza vissuta. Se volete invitare Davide e la sua famiglia o volete maggiori informazioni scrivete a famiglia.zanellibicchiega@gmail.com
Antonio e Luisa
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