Non siamo cristiani da copertina

Qualche giorno fa Papa Francesco mi ha fatto sorridere e riflettere nel suo discorso ai novizi: “dicendo che c’è bisogno di giovani gioiosi e non di giovani con faccia da immaginetta”

Dobbiamo abbandonare le nostre parvenze, buttare giù le maschere e presentarci agli altri per quello che siamo. I santi non erano uomini perfetti, ma miseri peccatori che hanno riconosciuto la misericordia di Dio.

Basta quindi con i cristiani da copertine patinate, bellissime a vedersi, ma nelle cui pagine interne si nascondono scheletri e scandali. Non sono le virtù che possediamo (qualità per le quali dobbiamo essere grati a Dio), ne le nostre eroiche imprese a parlare di Dio… Ma è Dio che parla agli altri, attraverso le nostre ferite, gli sbagli, le cadute: “Guarda Daniele quante volte cade, guarda la sua miseria, guarda le sue ferite, ma nonostante tutto è lì che combatte, che si rialza, perché lo amo oltre ogni limite e gli dono la grazia di resuscitare ogni volta dalle ceneri del suo peccato”.

Non esiste la perfezione nell’uomo e non esistono uomini buoni o cattivi, ma esistono peccatori. La differenza tra un santo e un non santo, non sta in quante volte cade, ma in quante volte si rialza. Il santo è un peccatore che è caduto mille volte e milleuno volte ha accettato di afferrare la mano di Gesù per rialzarsi.

Abbandoniamo le nostre ipocrisie, le nostre sicurezze, le nostre dolci parole, ma che nascondono l’amaro del giudizio. Abbassiamo i muri della legge, dietro i quali ci nascondiamo per paura di mostrare le nostre fragilità e miserie. Non siamo in questo mondo per vincere qualcosa, ma per perdere tutto, per spogliarci dei nostri bei vestiti, e rimanere nudi (senza foglie di fico a nascondere le nostre miserie), perché perdendoci, che ritroveremo noi stessi.

Tutto per Amore

Quando vado a caccia di tempeste mi accade sovente di finire la caccia senza averne ripresa neanche una. A volte può anche capitate l’unica occasione giusta per fare la diretta, ma tac… la linea wifi in quel momento non ne vuole sapere. “Siamo in Italia, mica in America!”. Ma nonostante le mille delusioni, ancora oggi continuo ad andare a caccia di tempeste, e non c’è nessuno e nessuna cosa al mondo che potrà convincermi del contrario.

Allo stesso modo nella vita di un cristiano non contano le delusioni, le amarezze, le persecuzioni, perché se veramente abbiamo conosciuto Gesù, lui ci attrarrà al suo cuore ogni volta che ci allontaniamo, ogni volta che cadiamo, ogni volta che ce ne dimentichiamo. Dobbiamo fare tutto per Amore! Le dicerie, le calunnie, le persecuzioni, dobbiamo sopportarle con amore. Se sopportassimo tutto con amore, anche il male che viene fatto verrebbe redento, e da esso potrebbero nascere nuovi frutti di bene.

Se pensiamo alla passione di Cristo e ci soffermiamo sul termine “Passione”, possiamo capire molte cose. Cristo ha subito tutto: dalle persecuzioni alle prese in giro, dai tradimenti ai rinnegamenti, dal flagello alla Croce, ma in tutto ci ha messo “Passione”. Il termine deriva dal greco “Pathos” e significa soffrire, ma con una tale forza emotiva in grado di trasformare quella sofferenza in qualcosa di più. Cristo in tutto quello che faceva ci ha messo passione, perché ci ha messo tutto se stesso, il suo cuore di Padre e di Figlio.

Nella nostra vita quotidiana ci dobbiamo mettere passione, anche nelle cose più piccole e insignificanti. E dobbiamo metterci passione anche quando le cose non vanno per il verso giusto, quando tutto ci sembra crollare, quando tutti ci remano contro, quando ogni cosa che facciamo non riesce. Perché la passione è in grado di trasformare tutto, è in grado di farci vedere il bene nel male, l’amore nell’odio, la gioia nella sofferenza, la luce nel buio, la resurrezione nella morte. Nella nostra “Vita di Coppia”, anche quando il tempo è nero, e all’orizzonte si affacciano nuvoloni di pioggia, mettiamoci ancora più “Pathos”, ancora più vigore.

Non subiamo gli eventi in modo passivo, deprimendoci, chiudendoci in noi stessi, quasi non ci fosse più un domani. Ma guardiamo lo spiraglio di luce che si cela dietro le nubi, raccogliamo la pioggia per poter irrigare il campo del nostro amore nei tempi di siccità, sfruttiamo i venti per gonfiare le nostre vele, per giungere in porto… alla fine di tutto.

Il ricordo più bello, quello più triste!

In questo Venerdì santo meditavo sulla mia vita, sul mio cammino fino ad ora, e ho ricordato momenti gioiosi e momenti tristi. Ho cercato di scavare per capire dove, come e quante volte ho incontrato Gesù… e incredibilmente mi sono accorto di averlo incontrato, e di averlo sentito più vicino, nella tristezza.

Avete presente il cartone “Inside Out”? Brevemente: “Vi sono dei piccoli personaggi nel cervello degli umani, che manovrano le emozioni, in modo particolare quelle di una bambina. Tra essi ci sono Gioia e Tristezza (i personaggi chiave della Storia). Gioia cerca sempre di portare ricordi, appunto gioiosi; Tristezza quelli più tristi. Tutto il cartone verte sull’importanza della Gioia, ma alla fine ci si accorge che anche i ricordi più gioiosi sono scaturiti proprio da quelli più tristi”

La Tristezza, la sofferenza, la Croce, è da lì che dobbiamo passare se vogliamo gioire di un gioia piena, e con Lui risorgere. E così… mi sono accorto, che il ricordo più bello, è stato quello più triste. Il giorno in cui mi ha lasciato la mia fidanzata, in quelle notti passate in bianco, in quelle giornate trascorse a leggere e pregare… proprio lì ho sentito la presenza di Gesù vicino a me, ho sentito la sua Croce, la sua sofferenza, il suo abbandono al Padre, la sua preghiera verso i nemici e i persecutori.

Non riesco a ricordare episodi gioiosi che possano quantomeno superare la bellezza di questi momenti così intimi con Gesù. Nel pianto strozzato, nei singhiozzi, nelle grida silenziose verso il cielo, ho sperimentato la mano materna di Dio, la sua carezza di Padre, la sua dolcezza di Figlio.

Nulla in quei giorni poteva consolarmi se non Lui, l’amico che mi è rimasto accanto, l’amico che non si è voltato indietro, ma che anzi si è fatto incontro, ed è sceso dalla Croce per prendermi tra le sue braccia.

Faccio fatica a scrivere di quei momenti, perché i ricordi sono annebbiati, annebbiati dalle cose di tutti i giorni, dai tanti impegni del quotidiano. In questa settimana Santa sto cercando di raschiar via dal mio cuore la ruggine che si è formata in questi mesi, e più raschio, più sento che il mio cuore si rischiara, redento da quella sofferenza, purificato da quella passione.

Non scrivevo con questa intensità da un anno, e le parole escono soffocate; il fuoco acceso anni fa, si è affievolito, ho dimenticato la sofferenza, ho dimenticato cosa significa essere accanto a Lui durante la passione.

Non lasciamo che tutto quello che ci circondi soffochi il ricordo del Suo viso, degli occhi che ci guardano con estrema dolcezza e passione. Lasciamo che in questa Pasqua il nostro cuore possa risorgere insieme al nostro Amato, che la ruggine venga lavata dal suo sangue prezioso, che la luce ritorni a splendere nelle nostre tenebre. Gridiamo a voce alta “Signori salvaci! Salvaci dalla nostra frenetica ricerca di successo, di approvazioni, di felicità passeggere. Riportaci sotto la tua croce, smuovi la pietra del nostro sepolcro, ridonaci nuovo fuoco e nuova vita”

La forza di essere una cosa sola

A volte tra i cristiani si creano dei conflitti, sul cercare di arrivare prima dell’altro, anche nel fare del bene. Un corsa verso l’altro che diventa una corsa verso l’Io. A volte non ce ne accorgiamo, siamo così centrati nell’obiettivo da raggiungere, che ci scordiamo che l’unico obiettivo è il prossimo. E il prossimo non è il poveretto da aiutare, l’incontro di preghiera, l’omelia da scrivere, l’evangelizzazione, il convegno – e non dico siano cose brutte queste, anzi… – ma a volte, nella nostra foga di “fare il bene”, ci scordiamo realmente del nostro prossimo. Il prossimo è un amico da ascoltare, il vicino da aiutare, il figlio o il genitore con il quale i rapporti non vanno molto bene, il parente offeso, la nostra dolce metà da incoraggiare. Invece accecati da questa “corsa all’oro”, perdiamo di vista la realtà che ci circonda, diventando a volte scontrosi, rancorosi proprio con chi Dio ci ha messo come prossimo. Cosa serve aver salvato il mondo (e state sicuri che non ci accadrà mai di farlo), se poi abbiamo tralasciato il nostro prossimo, quello che c’è più accanto? Nulla, tutto lo sforzo sarà stato vano. Non dobbiamo cercare cose straordinarie, perchè lo straordinario si cela nel quotidiano. E’ da li che dobbiamo partire, da gesti di Amore vero, quelli che ci risultano più difficili! E’ molto semplice aiutare il poveretto che non conosciamo, o il ragazzo di strada con il quale non abbiamo nessun rapporto, e poi tralasciare le relazioni spinose che ci capitano sotto tutti i giorni, quelle che evitiamo apposta, e che quasi soffochiamo con la convulsione del “fare il bene”.

Purtroppo proprio questa ricerca famelica del “bene maggiore”, ha portato i cristiani a dividersi in tante fazioni, e questo fin dai tempi di San Paolo, c’era chi diceva «Io sono di Paolo, «Io invece sono di Apollo, «Io invece di Cefa» , ma siamo stati battezzati in Paolo o in Cristo? Gesù in una delle sue più belle preghiere, dopo il Padre nostro, prega per l’Unità e aggiunge qualcosa di stupendo, il mondo crederà in noi, solamente se saremo uniti:

“Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me

Non dice se farete grandi opere di bene, oppure se sarete perfetti a seguire tutte le leggi, oppure se sarete bravi a creare questo o quell’altro. No, dice che se saremo uniti il mondo crederà in noi. E purtroppo questo ancora oggi non si riesce a realizzare, e non solo tra cristiani, ma anche tra cattolici.

Cristo è il nostro binario, i vagoni sono i vari carismi, ogni vagone è legato all’altro, e da un vagone all’altro si può passare accedendo per una porta che è il nostro cuore. Invece, nella nostra cupidigia, ogni vagone si è scelto un binario differente, ma Gesù in tutto questo siamo sicuri che sia ancora il nostro unico obiettivo?

Qualche mese fa una delle cose che più mi ha colpito è stato il convegno di Vivo 360°, organizzato da Alpha Italia e dal mio amico Gaetano, Roberta e la sua bellissima équipe. Li ho riscoperto che le parole sull’unità, pronunciate 2000 anni fa da Gesù, erano possibili. Durante quel convegno ognuno ha portato i propri carismi e le proprie differenze religiose, ma tutti ci siamo sentiti fratelli e sorelle. Era bellissimo discutere con il padre di famiglia Battista, con il ragazzo di Nuovi Orizzonti, con i giovani di Hillsong… e capire che tutti eravamo sullo stesso binario, ma solamente in vagoni differenti.

Oggi scrivo su questo blog dei miei amici Antonio e Luisa, domani scriverò su quello della coppia pazza dei Mienmiuaif Giuseppe e Anita, un giorno mi troverò a fare luci nella notte con Nuovi Orizzonti, e il giorno dopo a lodare Gesù con il Rinnovamento. Non sarò nel mio vagone, che sto ancora cercando nella mia vita, ma so di essere sul binario giusto!

*In copertina la locandina del film FootPrints – Il cammino della Vita