La mediocrità: vivere tanto per…

Peggiore di chi fa il male è colui che fa le cose con mediocrità. È Il tiepido, quello che non è né caldo, né freddo. Quello che si impegna in una cosa ma cercando di non dare né troppo, né troppo poco, quello del 50%. Se dovessimo fare una classifica, non la vincerebbe né il male né il bene, la mediocrità sarebbe al primo posto. Il danno maggiore non viene tanto da chi fa il male convinto al 100%, ma da chi fa il bene a metà. È bello farlo, ci voglio essere, ma fino a un certo punto, cioè poi ho le mie cose, i mie interessi, la mia vita, cioè capisci mica sto senza far niente…

È il ragazzo del Vangelo che arriva a seguire tutti i comandamenti, ma quando Gesù gli chiede di seguirlo in un impegno al 100%, si ritira, perché sì, questo “maestro è buono”, ma è anche “esigente”!

Il mediocre è colui che fa, ma tanto per farlo. Vado a messa? “Ma tanto per…” E se chiedi perché? Perché sono nato cristiano, perché ho sempre frequentato la parrocchia, perché i miei genitori lo facevano, ecc. Non sono “cattolici praticanti”, ma i “cattolici tanto per”.
E così nella vita ogni cosa si finisce per farla “tanto per”. Se tu moglie stai cucinando per tuo marito, o tu marito stai cucinando per tua moglie, non farlo “tanto per”, ma mettici tutta/o te stessa/o, mettici amore, gioia, passione, determinazione. Se fai un lavoro fallo con tutto te stesso! Se fai sport, fallo con tutto te stesso! Qualsiasi cosa tu faccia, se veramente vuoi farla, mettici il cuore, mettici l’anima! Altrimenti meglio non farla, il “tanto per” è dannoso, deleterio, molto peggio del “non lo voglio fare”.

Cristianamente parlando, Gesù ha dato la vita per noi, e allora giochiamocela questa vita! Non sprechiamo il sacrificio di Cristo, il suo sangue, per vivere una vita “tanto per”. Facciamo le cose al 110%, al meglio di noi, e quando non basterà, sarà Lui ad agire, a rendere fruttuosi i nostri sforzi. Parafrasando il Signore degli Anelli, mettiamo da parte il ramingo… diventiamo ciò che siamo nati per essere, cioè Re e Regine.

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Padre nostro: la preghiera della coppia!

Padre nostro. Non inizia con Padre mio, ma con nostro. Il “Padre nostro” è una preghiera comunitaria è la Preghiera della coppia. Come coppia ci rivolgiamo al Padre, dicendo nostro, lo sentiamo di entrambi, percepiamo che non può esistere un Dio se questo Dio non diventa relazione, incontro con l’altro.

Che sei nei cieli. Dopo aver invocato il nostro Dio, il nostro Padre, ci ricordiamo del cielo, del Paradiso. Il matrimonio, ancor più di altre vocazioni, è fatta delle preoccupazioni della Terra: il lavoro e l’economia della casa, l’educazione dei figli, ecc. C’è il rischio che le tante preoccupazioni possano assorbire la coppia, così dimenticando che il fine ultimo non è questa Terra, ma la patria celeste. Gli sposi devono avere i piedi ben piantati in Terra (perché a volte c’è il rischio di uno spiritualismo fine a se stesso), ma lo sguardo verso il cielo.

Sia santificato il tuo nome. Santificare il nome del Padre, santificare significa ringraziare, rendere lode a Dio per le meraviglie che realizza nella nostra vita di coppia. La vita quotidiana degli sposi, rischia tante volte di diventare abitudinaria, non rendendoci più conto che se mangiamo tutti i giorni, abbiamo un lavoro, la salute, dei figli, l’amore non è merito della nostra miseria, ma merito della grazia sovrabbondante del Padre.

Venga il tuo regno. Una volta che il nostro cuore si è allargato con la lode a Dio, ecco che possiamo iniziare a chiedere. E cosa chiediamo? Il Suo regno! Ma qual è il regno del Padre nella famiglia? Sul regno di Dio si possono dire tante cose, ma abbiamo mai pensato quale regno Dio ha scelto per il suo figlio, all’inizio della Sua vita su questa Terra? Il Regno di Dio era l’umile e accogliente casa di Nazareth. E’ in quel regno fatto di amore, silenzio, preghiera, affidamento, accoglienza e lavoro quotidiano, che Gesù ha vissuto trent’anni della sua vita. Immaginate che Dio pazzo, ha affidato tutta la salvezza del mondo nel regno più fragile che possa esistere. Ma forse non era pazzo, ma cosciente che la sua potenza creatrice e salvatrice si sarebbe realizzata solo e solamente tramite una coppia di sposi. Questo ci deve convincere di quale potenza Dio ha rivestito la famiglia cristiana, ma a volte non ci accorgiamo di questa grande missione, perché vediamo il “Regno di Dio” sempre al di fuori, aldilà della nostra vita di coppia, della nostra vita familiare.

Sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in Terra. La seconda richiesta è che si realizzi la volontà del Padre. La stessa volontà, che muove le schiere celesti, si realizza anche sulla Terra (come in cielo, così allo stesso modo accade in Terra). Una coppia di sposi, ricolma di fede, è una macchina da guerra contro le potenze del male, avendo una potenza profetica, guaritrice ed esorcistica che neanche immaginiamo. E’ in essa che si è rivelata la prima volontà creatrice del Padre. Ai nostri progenitori Dio ha affidato tutte le potenza della natura. Nella nostra natura decaduta questo non lo vediamo, ma attraverso la preghiera del “Padre Nostro”, noi chiediamo di essere rivestiti di questa potenza divina.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. La terza richiesta è quella del pane, che materialmente è anche il pane che ci serve per vivere ogni giorno (le necessità materiali della vita), ma sostanzialmente è l’Eucarestia. Una coppia di sposi che riesce giornalmente a nutrirsi del corpo di Cristo, lega la propria vita indissolubilmente a Dio. Attraverso quel pane di vita, siamo in grado di supplire a tutte le nostre miserie, a tutte le nostre incomprensioni, a tutte le mancanze di amore, di perdono. Se manca il nutrimento materiale il corpo muore, se manca il nutrimento spirituale, muore lo spirito. Ma se muore lo spirito, muore la vita di coppia. Tante volte si sente parlare dai cattolici del sacramento del matrimonio, come una magia che cambia tutto… dopo il matrimonio possiamo star tranquilli, tanto poi ci pensa Dio. Questo è uno dei motivi del perché tanti matrimoni, anche di cattolici che credono fermamente nel rito del matrimonio, vanno a rotoli, e il Paradiso terrestre si trasforma nell’Inferno. Il primato della Grazia è indiscutibile, ma la Grazia nulla può davanti alla nostra libera volontà di metterci nei guai. Se non nutriamo il sacramento del matrimonio, con il nostro impegno giornaliero a seguire Gesù, anche il matrimonio cristiano fallisce. Come diceva S.Ignazio: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio»

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. La quarta richiesta è il perdono. La preghiera si svolge sempre al plurale “rimetti a noi”. Rimetti i debiti che abbiamo contratto, sia tra noi coppia, sia tra noi e gli altri, sia anche tra noi e Dio. Non possiamo pensare di metterci davanti a Dio se non chiediamo il suo perdono, se non chiediamo di guarire le nostre mancanze. Mancare anche solamente un giorno a questa disposizione, accumula sporcizia, è come lo scarico di un lavandino, solamente quando poi si affoga, capiamo che cosa ci abbiamo buttato dentro per mesi o anni. Perdono che però diventa possibile solamente quando anche noi siamo disposti a perdonare le mancanze del nostro/a sposo/a e come coppia a perdonare le mancanze dei nostri fratelli. Questo diventa un esercizio quotidiano: ogni sera, prima di andare a dormire, mettiamoci davanti a Dio come coppia ed elenchiamo quelle che per noi sono state mancanze di amore e di incomprensione reciproca, perdoniamo e chiediamo di perdonarle/guarirle a Dio. Allo stesso modo se ci sono stati dei fatti o persone che ci hanno fatto del male e che ci turbano particolarmente il cuore, preghiamo perché Dio possa a sua volta perdonare, guarire e porre rimedio.

Non lasciarci indurre in tentazione. Infine chiediamo di non lasciarci nella tentazione. Con la tentazione dovremo fare i conti tutti i giorni, fino alla fine della nostra vita. Le tentazioni della vita di coppia sono tante, con questa richiesta noi chiediamo che si rinnovi la grazia del sacramento del matrimonio, chiediamo a Dio di non lasciarci nelle tentazioni della vita, ma di farsi prossimo per sostenerci nella battaglia.

Ma liberaci dal male. Liberaci da ogni male, e qui possiamo pregare in modo particolare se sentiamo che c’è un male che sta soffocando la nostra relazione, la nostra famiglia, le nostre relazioni con gli altri. E’ una vera e propria richiesta di esorcismo.

Se la sofferenza non ha un senso, che senso ha la vita?

La sofferenza non ha senso, è inutile girarci intorno cercando di abbonire qualcosa che di buono non ha nulla. La sofferenza, il dolore, la morte non possono avere un senso, perché noi siamo fatti per la gioia, per la vita! Essendo questa una verità, allora questa vita non è fatta per la gioia e per la vita, perché questa vita porta sofferenza e morte. Una vita, che come dice Vasco Rossi, “un senso non ce l’ha”. E a questo “punto” si potrebbe chiudere l’articolo, se non fosse per un ma…

Se Dio non si fosse fatto carne, non avesse vissuto le nostre stesse sofferenze e non fosse passato per la morte, allora tutta questa nostra vita non avrebbe avuto nessun senso, perché solo un pazzo alienato dalla realtà riuscirebbe a trovarlo. Ma Dio non è rimasto lì, staccato dal mondo, ma è si è fatto uomo, si è fatto carne, ha vissuto i nostri sentimenti di dolore e di tristezza. Ha sofferto per gli amici che l’hanno abbandonato, per gli amici che l’hanno tradito, per i nemici che lo hanno sputato e deriso. Ha sofferto nella carne, nella flagellazione e crocifissione. Ha sofferto vedendo la madre soffrire per lui. Ha sofferto vedendo un mondo votato alla morte e alla sua autodistruzione, nonostante abbia speso gli anni della sua vita a portare quell’Amore, che lui stesso aveva ricevuto dal Padre. Ha sofferto vedendo il suo progetto fallire su una Croce, vedendo il fallimento dei suoi sogni, dei suoi desideri sull’umanità. Come dice Papa Francesco, la Via Crucis è “la storia del fallimento di Dio”.

Ma Dio ha dato senso anche al fallimento, alla morte, perché il seme che non muore, non può portare vita. Ed ecco che dal più grande fallimento della storia, Gesù, attraverso la resurrezione, ha dato senso a qualcosa che mai nessuno uomo era riuscito prima. E’ dal fallimento della Croce, che è nata la Speranza della resurrezione.

La nostra vita nelle sue sofferenze, nel suo dolore, nei suoi fallimenti, nella morte che bussa costantemente alla nostra porta, trova senso solamente in Lui. Trova senso in un Dio che ha tanto amato, da dare la sua vita, liberamente, per i suoi amici.

La sofferenza, che un senso non ce l’ha, trova senso perché è in essa che ci avviciniamo a Dio, è in essa che ci sentiamo parte della sofferenza di Cristo. Immaginate un marito che vede la moglie malata terminale in un letto, la sua sofferenza la possiamo vedere trasformata nei suoi occhi pieni di amore per lei. Il dolore della moglie si trasforma in amore del marito. Che grandezza e che mistero.

Allora ciò che da senso alla vita, alla sofferenza, al dolore e alla morte è proprio l’amore. L’amore non avrà mai fine (dal latino a-mors = senza morte), perché anche quando ci muore qualcuno di caro, l’amore nel nostro cuore per quel caro non cessa. E nessuno a questo mondo potrebbe dire il contrario, nessuno alla morte di un caro potrebbe dire che con lui è cessato anche il nostro amore. Anzi la morte, il distacco, la sofferenza non solo non fa cessare l’amore ma lo rinvigorisce, perché le lacrime, sono la dimostrazione più lampante di quanto abbiamo amato.

Ma se Dio è Amore, allora la nostra vita trova senso in Dio. Cercare Dio, significa cercare l’amore, significa cercare un senso alla vita. Chi trova Dio, non ha trovato colui che mette fine alla sofferenza, al dolore, ma ha trovato colui che ne dona un senso. Quanto è dolce avere Dio per amico durante una sofferenza e una prova della vita. Ho avuto la grazia di poter assaporare l’amore di Dio nella sofferenza, e mai più ho toccato un così grande amore, quanto Dio me ne ha donato in quei momenti.

E’ un mistero a noi stessi, in quei momenti è come se ti trovassi in una guscio di una noce, piegato dalla sofferenza e dal dolore, ma è proprio in quella stretta, quasi mortale, che la noce trova tutto il calore, tutto l’amore necessario per poi rinascere a nuova vita in un albero.

Il mondo vuole trovare tutti i rimedi alla sofferenza, si moltiplicano i corsi che si fanno promotori dell’eliminazione della sofferenza. Ma sono in grado solamente per un certo periodo di alienarti dalla realtà, ma la verità è che dalla realtà non puoi fuggire. Se elimini la sofferenza, elimini la vita, ed eliminare la vita significa arrivare ad una “morte secunda” che va oltre quella del corpo, ed è quella dell’anima. Non scappiamo, cerchiamo, bussiamo, e troveremo l’Amore, troveremo un Padre che ci abbraccerà, ed in quell’abbraccio perderemo noi stessi, per diventare tutt’uno con Lui, tutt’uno con l’Amore che ridona vita, anche nella sofferenza e nella morte.

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FATEVI UN REGALO, ANZI “IL MIGLIOR REGALO” : IL PERDONO E’ AL CINEMA

IlMigliorRegaloCopertina

Ho avuto l’onore di poter guardare l’ultima creazione del regista Juan Manuel Cotelo, e il vostro meteorologo di coppia è rimasto fulminato.

IL MIGLIOR REGALO – Non è un film, è un dono, un dono che Cotelo ha voluto fare all’umanità, a tutti noi. Stiamo vivendo nel mondo, quella che Papa Francesco ha ribattezzato la “Terza guerra mondiale a pezzi”. Sui giornali e TV non facciamo altro che leggere di guerre, persecuzioni, stragi, vendette. La cronaca nera è sempre stampata in prima pagina: un papà uccide il proprio bambino, un fidanzato da fuoco alla sua ex, i cristiani sono perseguitati in ogni parte del mondo, a New York si festeggia per una legge che permetterà l’uccisione dei bambini al 9° mese di concepimento.

Le tenebre sembrano prendere il sopravvento sulla luce, l’odio sull’amore, la paura sulla speranza e il nostro cuore diventa sempre più pesante e amareggiato.

Cotelo ha detto “BASTA”! Non possiamo riportare solo notizie di morte e distruzione, è arrivato il momento di dar voce alla foresta silenziosa che ogni giorno cresce e dona a questo mondo nuovo ossigeno.

IL TRAILER 

QUANDO AL CINEMA? – In Italia è il 28 Febbraio che uscirà l’attesissimo film sui supereroi… No, non sono gli Avengers, questi di cui vi parlo sono veri supereroi in carne ed ossa, e la loro arma segreta è il PERDONO.

LE STORIE RACCONTATE – Un pugile lasciato dalla madre e picchiato dal padre; vittime di terrorismo, di guerre, di carneficine, come quella del Rwanda, di tradimenti, tutti hanno vinto i loro villains (per intenderci i cattivi dei fumetti Marvel) odio, rancore, vendetta, con l’arma del perdono.

Ma la storia che più mi ha toccato il cuore, e non solo perché sono il vostro meteorologo di coppia, è il perdono di un marito tradito. Una catechesi sull’amore e sulla coppia in carne ed ossa.

LA STORIA DI FRANCISCO E GABY – Francisco era felicemente sposato con sua moglie Gaby, la classica favola d’amore, mai un litigio, una discussione, tutto assolutamente perfetto, poi i primi problemi: la paura di affrontare la malattia del figlio, il marito assorbito dal lavoro, e lei che si sente sempre più messa da parte. La crisi è servita: Gaby ingannata da un mondo che le parlava di autodeterminazione, di una donna libera e disinibita, lascia la famiglia, i tre figli e scappa con l’amante…

Fin qui la classica storia di tradimento, divorzio e… vendetta del marito? No, Francisco contro tutti ha deciso di aspettare il suo ritorno. Ha pregato, apparecchiando ogni giorno la tavola anche per la sua dolce metà e credendo fermamente che un giorno Dio gli avrebbe permesso di riabbracciarla…

E dopo 5 anni, qualcosa è accaduto… Cosa? Beh questo vi consiglio di andare a vederlo al Cinema, ne rimarrete piacevolmente fulminati, come lo è rimasto il sottoscritto.

I TEMI TRATTATI SULLA COPPIA? Non sposarsi mai quando tutto è una favola o hai le farfalle nello stomaco; dialogo e duro lavoro nel fidanzamento; l’essenzialità della coppia composta da 1+1, e non di due metà che si reggono malamente uno sull’altro; il perdono reciproco e il non giudicare l’altro; infine la preghiera e la centralità di Dio nella vita di coppia, perché è Lui che ci fa accettare l’altro, è Lui che ci fa compiere scelte impossibili, proprio come quella di Francisco, nella totale fiducia di un Padre che compie prodigi.

COME VEDERLO? Se volete essere contagiati dal perdono, non aspettate altro e correte al Cinema, al seguente link potrete vedere se è in programmazione anche nella vostra città ➡ https://www.elmayorregalo.com/it/prossime-proiezioni/

PORTA IL PERDONO NELLA TUA CITTA’ – Se invece, come dice il regista alla fine del film, volete essere voi a fare la prima mossa e riscrivere il lieto fine, contattate la casa di produzione a questo link ➡ https://www.elmayorregalo.com/it/chiedilo-qui/. Ognuno di voi, come il sottoscritto, può portare il film nella propria città e far parte delle locomotive di Infinito+1: divulgatori di storie di speranza e di perdono.

“La Teoria dell’Amore” – Il messaggio evangelico di Interstellar

L’altro giorno abbiamo passato una piacevole serata cinematografica: abbiamo visto “Interstellar”. La proposta è partita da Dora (la mia fidanzata), ma il sottoscritto (arrivato alla terza visione del film), non vedeva l’ora di rivederlo (lo so, sono paranoie da fisico).

Per molti potrà sembrare il solito film di fantascienza, ma non è così… Oltre ad avere alla base delle vere teorie di fisica della relatività e quantistica (con le quali tranquilli non vi annoierò), ha anche (forse inconsapevolmente) delle basi evangeliche che farebbero invidia ai migliori libri di teologia spirituale.

Il film è un inno all’Amore, alcuni l’hanno criticato non trovandoci l’accostamento tra Amore e Scienza, ma per gli “Storm Chaser” esperti non sarà mancato il riferimento a una “Teoria dell’Amore”. Farò un po’ di spoiler, ma cercherò di mantenermi sul vago per non rubare la sorpresa a chi ancora non ha visto il film.

La Terra è messa male, l’Uomo è alla ricerca di un altro Pianeta che possa accogliere l’umanità. La Ex NASA manda in esplorazione 12 dei più bravi astronauti (è un caso che ricorda proprio i 12 apostoli?), in una missione che si chiama “Lazzaro” – qui il riferimento è tutt’altro che casuale, anzi nel film viene ricordato proprio Lazzaro che viene resuscitato dai morti, per cui è una missione che si prefigge la resurrezione dell’Umanità in una nuova Terra (Wow).

Ma non finiscono qui le “casuali” interferenze evangeliche. Nel proseguo del film è evidente il passaggio che l’Uomo dovrà fare dalla sua fede cieca nella scienza e nella ragione (e quindi in se stesso), a fidarsi dell’istinto dell’Amore. Le scelte che verranno fatte nella cieca convinzione che la ragione e la scienza salvano, porteranno la missione quasi al fallimento, e solo l’importanza dell’Amore arriverà a far capire ai protagonisti che l’Uomo si salva, quando fa scelte di Amore, che significa, primo su tutti, sacrificarsi per i propri cari.

Dove la ragione e la scienza falliscono, l’Amore va “oltre” ed in una frase epica del film si dice “L’Amore trascende il tempo e lo spazio”, ma come non leggere in queste parole l’inno all’Amore di San Paolo? “L’Amore tutto vince, tutto copre, tutto crede, tutto sopporta, L’amore non avrà mai fine”. Anche se il tempo e lo spazio che conosciamo finiranno, l’Amore non avrà mai fine. E’ su questo che si regge la Speranza dell’Umanità.

Ma il film va ancora più a fondo e arriva a toccare profondità teologiche che ho i brividi solamente a citare. Parla di “cieli nuovi e terra nuova”. La Terra nuova che i protagonisti cercano è una Terra che “trascende il tempo e lo spazio”, ed è quasi evidente il riferimento alla “Gerusalemme celeste” che non si trova su questa Terra ma è quella dei cieli. Per arrivarci l’Uomo dovrà passare sotto il sacrificio di questa Terra destinata a diventare polvere (la terra difatti nel film sta diventando polvere), e per farlo dovrà capire cosa significa veramente Amare, dovrà sacrificare ciò che più di importante si ha al mondo. Il protagonista (Joseph Cooper) dovrà rinunciare all’affetto della figlia, la protagonista (Amelia Brand) invece a quella del padre e dell’uomo che ama. La seconda crederà inizialmente al piano B (di colonizzare la terra con nuovi embrioni), il primo invece si fiderà dei “calcoli scientifici” di uno dei più affermati “apostoli” inviati in uno dei pianeti potenziali, invece proprio “il novello giuda” (interpretato da Matt Damon) sarà la causa del quasi fallimento della missione.

La prima capirà che la nuova Terra non sarà popolata da persone X scelte in modo perfetto (riferimento all’Eugenetica), ma che la nuova Terra vedrà un’Umanità redenta, che dalla morte resusciterà a nuova Vita. Il secondo, attraverso il suo sacrificio, capirà che la ragione non ha il primato sull’Amore e che solamente le scelte fatte con Amore e sacrificio portano a risultati.

L’ultima parte è il succo di tutto il film. La salvezza del mondo intero è dipesa totalmente dal sacrificio di un Padre verso la propria figlia; come non vedere la scelta di Dio Padre che si è fatto Uomo, si è sacrificato ed è morto per noi, per donarci l’eternità? Gli ultimi dialoghi fanno commuovere, non perché sono un “tipo emotivo”, ma perché ricordano la storia dell’umanità, la più grande storia di Amore quella tra un Papà e i propri figli.

Infine, per i tempi che stiamo vivendo, a me piace vedere nella coppia di protagonisti il futuro dell’umanità. E’ dalla coppia, dalla famiglia, che questa umanità, che si è persa, resusciterà a nuova vita. Nel film inoltre troverete anche numerosi insegnamenti sulla “Vita di coppia”: umorismo, litigio, comprensione, accoglienza dei difetti dell’altro, perdono, ringraziamento, sacrificio…

Se non l’avete visto, o l’avete visto e non avete colto questo significato, vi consiglio di correre a vederlo, lo Spirito ispira a chiunque, e penso che abbia ispirato Nolan in una maniera veramente “misteriosa”…

SOGNATE E SIATE PAZZI, LI C’E IL SEGRETO DELLA FELICITA’

Sognare in questo periodo è da pazzi, ma sono i sognatori che hanno cambiato il mondo in tutte le epoche. Tutti mi parlando di concretezza, che i sognatori alla fine non concretizzano, che vedono le cose in modo diverso da quello che sono. E mi son chiesto ma un sognatore è un Uomo fuori dalla realtà, oppure riesce a cogliere sfumature della realtà che altri non riescono a cogliere?

Ci sono tipi e tipi di sogni, c’è chi sogna con la mente e chi sogna con il cuore. Il primo è un sognatore ad occhi chiusi, il secondo ad occhi aperti.

Che voglio dire?

Il primo guarda alla realtà e la trasforma a suo piacimento (edonista), e molte volte scappa da essa.

Il secondo riesce a sognare con gli occhi dell’Amore, ed è colui che non trasforma la realtà (per quanto cruda possa essere) per far piacere a se stesso, ma riesce a scendere nelle profondità, cogliendo la verità delle cose.

Nel piccolo principe una frase trita e ritrita è “L’essenziale è invisibile agli occhi”, tutti la scrivono, tutti ne parlano, ma questo essenziale invisibile agli occhi, come può diventare visibile? Solo e solamente con gli occhi dell’Amore, con gli occhi di colui che sogna con il cuore!

Sognare con il cuore significa riuscire a trovare gioia nella sofferenza, ricchezza nella povertà, forza nella fragilità, resurrezione nella Croce. Se fossimo concreti dovremmo vedere Gesù sulla Croce come un povero pazzo che si è fatto crocifiggere morendo inutilmente, ma con gli occhi dell’Amore vediamo un Dio che è morto ed è risorto per salvarci!

E’ bello oggi vedere San Francesco ed elogiarlo per la sua scelta di vita, ma quanti di noi sarebbero disposti veramente a seguire la sua scelta, ma veramente vogliamo abbracciare la povertà? “Sì San Francesco era una bella figura, erano tempi diversi, ora dobbiamo essere più concreti…” E ci diciamo tante bugie sfuggendo dalla VERA realtà delle cose.

Se dobbiamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo dire che San Francesco, così come tanti santi, concretamente sono stati dei pazzi sognatori. Hanno creduto che l’Amore potesse vincere le guerre, ma chi vogliamo prendere in giro, chi ci crede VERAMENTE che l’Amore può fermare una possibile terza Guerra Mondiale? Hanno creduto che la Provvidenza potesse supplire alla loro povertà, ma chi vogliamo prendere in giro? Chi di noi crede veramente che Dio riuscirà a supplire alla crisi economica, al lavoro che manca, alla crisi delle famiglie… E allora li partiamo con tanti discorsi di Geopolitica o di Economia, perché “DOBBIAMO ESSERE CONCRETI”

Ma abbiamo sbagliato tutto, ma proprio tutto! Il nostro Dio è un Dio dell’impossibile, che fa sorgere il sole e gli astri nel cielo, che tramuta la notte in giorno, che smuove la terra e tutto ciò che è su di essa con un solo suo cenno. E’ un Dio che guarda il mondo e non si sofferma alla realtà peccatrice, ma  scava nel cuore di ognuno di noi, per poter far emergere quel seme divino che sin dall’inizio dei tempi ha piantato in noi!

Vogliamo essere santi (che potrei tradurre con: vogliamo essere felici)? Dobbiamo fare un atto di fede! Dobbiamo andare oltre la concretezza dei nostri occhi, dobbiamo sognare, sognare che il nostro Salvatore può tutto, che i nostri desideri di felicità più intimi si realizzeranno, perché a Lui nulla è impossibile. Se scrivo queste parole oggi è perché più che mai le sento vibrare nel mio cuore… Amici volete sapere una cosa? San Francesco non era un pazzo, ma aveva capito tutto dalla vita, quello di non capire nulla. Se vogliamo incontrare Gesù se vogliamo essere santi (in qualsiasi condizione di vita a cui Dio ci chiama) lasciamo le nostre sicurezze, le nostre concretezze e abbandoniamoci in questo Amore Grande che Dio ci chiama a vivere. Non temete, il mondo vi prenderà per pazzi, ma se è il pegno da pagare per essere felici, paghiamolo con riconoscenza!

Non temere: seguilo così come sei, spogliandoti di quello che hai!

Siamo abituati a pensare, a volte, da retaggi culturali o per errati consigli o ancora per nostri pensieri sbagliati in merito, che per seguire Gesù bisogna prima entrare in un esclusivo Fan club. Nulla di più errato, Gesù dice di seguirlo ORA, così come siamo: lascia quello che stai facendo, lascia quello che pensi sul tuo conto o quello che gli altri pensano sul tuo o ancora quello che tu pensi su Gesù, vai e seguilo!

Seguilo con le tue fragilità, con le tue cadute, con le tue paure, con i tuoi dubbi. Non aspettare di chiamarlo Rabbi/Maestro, lo chiamavano anche i farisei, eppure non l’hanno mai seguito. Si può seguire qualcuno strisciando, zoppicando, camminando. Non potrai però mai seguire qualcuno se rimani fermo.

Sentivo qualche giorno fa, da una catechesi di Don Fabio Rosini: “Rimane fermo colui sul quale agiscono più forze”. E faceva anche alcune similitudini. In fisica ad esempio un oggetto è fermo, perché su di lui agiscono due o più forze pari e contrarie. Un oggetto su un tavolo è fermo, perché su di lui agisce la forza peso (forza gravitazionale) e la forza vincolante del tavolo, entrambe si annullano e lo spostamento è pari a zero. Un altro esempio è quello del tiro alla fune, si rimane completamente fermi, quando le forze da una parte e dall’altra si equiparano.

Ora immaginate la nostra vita come un tiro alla fune, e in mezzo alla fune ci fossimo noi, e le forze che ci tirano da una parte e dall’altra sono il lavoro, lo studio, la famiglia, le relazioni, qualsiasi obiettivo che ci siamo prefissati. Più siamo legati a tutto, più siamo ricchi, più non riusciamo a muoverci, perché tutte queste forze saranno pari e contrarie. Per muoverci dobbiamo lasciare andar via un po’ di zavorra. Immaginiamo anche alla mongolfiera, quando spicca il volo? Quando lascia un po’ di zavorra a terra, e li pian piano inizia a librarsi verso il cielo.

Sempre Don Fabio Rosini diceva, che il peggior nemico del consiglio, del discernimento è l’avidità. Più siamo avidi, più vogliamo tenere tutto, più quel tutto ci soffoca, e ci tiene immobili dove siamo. Per spiccare il volo dobbiamo iniziare ad abbandonare qualcosa.

Magari dobbiamo abbandonare il lavoro che facevamo, ma che forse ci soffocava, non ci portava serenità nella vita; forse quello studio, al quale eravamo affezionati, perché il mondo ci dice che “la carta” è importante; oppure quella relazione, alla quale siamo legati, perché ci portava sicurezza, stabilità e quindi immobilismo. Ovviamente da domani non è che lasciamo tutto e diventiamo novelli San Francesco, non sto dicendo questo, anche perché la scelta di San Francesco non è legata alla povertà in se, San Francesco poteva rimanere ricco e seguire Gesù, la sua scelta radicale è un esempio. Lui non ha lasciato solamente tutto ciò che era materiale, ma si è spogliato prima di se stesso. La ricchezza di cui ci parla il vangelo non è solo quella materiale, ma quella a cui noi diamo un’importanza tale, da sostituire Dio nella nostra vita. Possiamo essere ricchi anche possedendo una sola penna, oppure possedendo una relazione, o anche un progetto buono: quella penna, quella relazione, quel progetto diventeranno il nostro Dio!

Se ad esempio io fossi più legato alla mia dolce metà, la possederei, diventerebbe il mio Dio, ma Gesù dice lascia tutto e seguimi, non perché se vengo chiamato al matrimonio, debbo lasciare Dora per seguire Gesù, ma perché Gesù mi dice di lasciare Dora a Lui. In un rapporto costante, in cui io mi spoglio dei doni che Dio mi fa (anche la nostra dolce metà, i nostri figli, le relazioni sono dono), posso vivere un rapporto sempre più sincero e vero con l’Altro e con gli altri.

In questo rapporto mettiamoci veramente di tutto. Ad esempio, per una sacerdote può essere la gestione di una parrocchia, tanto vuole che vada tutto così bene, che inizia a possedere la parrocchia, le relazioni con i parrocchiani si assottigliano, diventa un amministratore di un’azienda, in cui viene a mancare il contatto. Oppure un progetto buono e santo, può diventare motivo di possesso, per esempio per me può essere il libro “Meteo di Coppia”, tanto voglio portare questa storia di Speranza agli altri, che inizio a possedere il dono di cui Dio mi ha fatto, e non riesco più a vedere alle relazioni che instauro attraverso questo dono, inizierei quindi a possedere il dono, e non rimetterlo ogni giorno nelle mani di Gesù.

Diceva un santo che se un progetto viene da Dio o Dio vuole che lo porti avanti, ogni giorno chiedigli di distruggerlo, oppure che quel progetto lo porti avanti un altro. Se nel tuo cuore hai qualche tipo di resistenza nel fare questa preghiera, allora chiedi a Dio di liberarti da questa paura del possesso. Ogni tipo di possesso è sempre legato a una paura di voler lasciare andare… Erroneamente possiamo pensare di esserci guadagnato quel qualcosa, con la fatica e con il sudore, che a primo acchito può pur sembrare, ma che se ritorniamo indietro, e vediamo tutte le Dio-incidenze, capiamo che è stato tutto dono. Ma non scoraggiatevi se avete paura, perché anche io ogni giorno ho paura, ma ogni giorno Gesù mi viene a liberare da esse, perché possa sempre più fidarmi della sua guida premurosa di Padre.

Infine anche il peccato può diventare motivo di immobilismo, la paura di seguire perché non siamo degni, una cosa che ho pensato tante volte: “Signore cado troppe volte, non riesco a seguirti” e lui veramente, con una santa pazienza, che mi ripeteva: “Se cadi è perché mi segui, chi è fermo non rischia di cadere”.

Dietro le tempeste a volte si cela l’arcobaleno

Scrivevo tempo fa che bisogna avere il coraggio di mostrarsi fragili, perché è nella fragilità che il Signore mostra la sua potenza. E rincaro dicendovi che neanche dobbiamo scoraggiarci se a volte proviamo paura davanti alle prove della vita, il Signore non solo ci ha donato la fortezza nella nostra fragilità, ma anche il coraggio nella nostra paura. Durante la tempesta, Pietro e gli apostoli si mostrano fragili, ma Gesù dona a Pietro la forza per affrontare il mare in tempesta. Nonostante la forza della fede, che riesce addirittura a farlo camminare sulle acque, Pietro teme e inizia ad affondare, ma non si scoraggia, e ancora chiede aiuto: “Signore salvami”, e Gesù ancora una volta gli offre la sua mano.

Il Signore conosce le nostre fragilità e le nostre paure, e durante le tempeste ci viene incontro, camminando su di esse, per mostrarci che le tempeste, le onde, le dobbiamo cavalcare, dobbiamo sfruttarle per il nostro cammino. E se in quel cammino affondiamo, presi dalle nostre paure, non dobbiamo temere, perché c’è sempre Lui a prenderci per mano.

Tante volte vediamo i santi come monoliti senza fragilità e paure, ma sono sicuro che loro non sono stati da meno di Pietro. Tante volte saranno caduti nelle loro fragilità e tante volte avranno temuto di affondare. Non sono santi per la loro incrollabile fede, ma perché nonostante la fede scricchiolasse, si sono fidati della mano salvifica di Cristo. Hanno sempre chiesto aiuto nelle difficoltà, hanno sempre implorato misericordia nelle cadute. Hanno compreso che i bisognosi, i beati del Vangelo, sono coloro che, spogliati dei loro vestiti, messi a nudo nelle loro fragilità e paure, elemosinano Gesù.

La santità è un cammino fatto di cadute, di paure, di prove, chi segue Cristo non è esente. Le tempeste accrescono la nostra umiltà e la nostra fede in Cristo, se sappiamo nel momento di maggior prova, aggrapparci a Lui.

Vorrei raccontarvi un fatto accadutomi, senza il quale oggi la mia vita sarebbe diversa. Era un Settembre di un paio di anni fa, la mia ex fidanzata mi aveva appena lasciato, e a distanza di qualche mese dovevo tornare a Roma per un esame, dopo aver lasciato tutto (amici, lavoro, studio, l’amore). Ero distrutto dal punto di vista emotivo, e i miei pensieri, prima della partenza, balenavano alla storia di amore appena conclusa. Ricalcare quei posti, dove ero stato felice con lei, mi faceva impazzire. Nonostante il Signore mi offrisse la forza per ricominciare, avevo tanta paura. Il giorno prima di partire, dissi a mia madre: “Non ce la faccio, mi sembra di impazzire, rinuncio ad andare”.

La mattina della partenza, feci una preghiera al Signore: “Gesù se tu vuoi che vada a Roma, manda un angelo a prendermi”. Arrivato al Pullman, preso da una forte paura, dissi a mia madre di andarsene. Stavo per stracciare il biglietto, quando una Signora mi bussò all’improvviso al finestrino. Trasalii, abbassai il finestrino e chiesi cosa fosse successo, la Signora mi disse se gentilmente potevo portare un pacco alla figlia a Roma. In quel momento, preso alla sprovvista, le dissi Sì, e senza rendermi conto scesi dalla macchina, caricai la mia valigia e il suo pacco, e poi salii sul Pullman. Ero sconvolto e piangevo, stavo malissimo, avevo una paura matta di andare…. poi mi ritornò la preghiera del mattino… e capii, capii che il Signore mi aveva risposto, e mi aveva mandato il suo angelo!

Mi fidai e andai a Roma, feci l’esame, passai lo scritto, ma non l’orale, dove feci scena muta tanto stavo male, non riuscivo a pronunciare una sola parola. Presi il bus di ritorno, per andare alla casa del mio amico, e li persi tutta la borsa con gli appunti dell’esame. I pensieri di Agnese continuavano a balenarmi nella testa, e ancora una volta implorai il Signore di aiutarmi e di mostrarmi la sua via, di mostrarmi dove potessi essere più utile nella sua Chiesa. E sentii nel cuore: “Vieni da me Daniele e ti indicherò la strada”, non me lo feci ripetere due volte e mi fiondai nella Chiesa del mio Padre Spirituale, Don Elio. Arrivato in Chiesa trovai, Don Elio e altri giovani che facevano adorazione, mi fermai a pregare. Finita l’adorazione stavo meglio e stavo per andarmene a casa, quando il Don mi fermò chiedendomi se volessi rimanere per una pizza, perché voleva mostrarci una cosa. Io stavo ancora scosso ed ero stanco per la giornata, e gli dissi che volevo tornare a casa a dormire. Chiamai il mio amico, dove alloggiavo, ma lui mi rispose che il mezzo aveva fatto ritardo e che sarebbe tornato più tardi (a posteriori posso dire che siano benedetti i mezzi di Roma e i loro ritardi, forse sono l’unico al mondo a ringraziarli). Non sapendo cosa altro fare, accettai l’invito. Don Elio ci mostrò un nuovo metodo di evangelizzazione: “Il metodo Alpha”. Vi dico solamente che mi innamorai di questo nuovo metodo, e mi feci tutte le cene a Roma (si tratta infatti di dieci cene con talk e discussione, per parlare di Gesù a tutti, in modo semplice e leggero). Per farvi capire quanto mi aveva preso questo metodo, che per fare le cene a volte andavo e ritornavo da Roma a Bari nello stesso giorno (12 ore di viaggio).

Perché vi racconto tutto questo? Perché senza questo metodo non avrei mai conosciuto la ragazza della mia vita. Lei, Dora, la conobbi nel viaggio che feci a Londra, dove ci fu il raduno mondiale di tutti coloro che si occupano nei vari Paesi di Alpha. Ma questa è un’altra storia…

Se un giorno avrete paura e vi sentirete fragili, non scoraggiatevi, la paura e la fragilità fa parte di noi, ma il Signore è venuto a vincere le nostre fragilità e a renderci uomini coraggiosi. Confidate in Lui, e chiedete il suo aiuto, non ve lo negherà mai! E’ chissà che dietro le tempeste non si celi un bellissimo arcobaleno…

Il Sale della Coppia…

A volte pensiamo che una vita senza difficoltà, senza intoppi, sia una vita felice. Ma poi ci accorgiamo che quando le cose vanno bene, la salute, la famiglia, il lavoro… c’è sempre qualcosa che ci manca, continuano a essere insoddisfatti. Allora non sono gli ostacoli e le difficoltà a renderci infelici, ma siamo noi con il nostro modo di porci verso la vita, a rendere felice o meno la nostra esistenza.

Quel qualcosa che ci manca, quel qualcosa che a volte sentiamo come un peso nel cuore, anche quando le cose vanno benissimo, è il comune sale da cucina. Ora non correte a prendervi un cucchiaino di sale, ma aspettate che finisca…

Il sale dà sapore alle minestre, senza di esso anche Carlo Cracco avrebbe difficoltà a realizzare le sue pietanze, eppure molte volte nella nostra vita viene a mancare, rendendo insapore ogni cosa.

Il sale nello nostra vita di ogni giorno è Dio, se viene a mancare, anche le giornate più soleggiate perdono il loro chiarore. Immaginate quando in Estate ci svegliamo e fuori splende un bellissimo sole, poi improvvisamente il cielo diventa bianco, lattiginoso, un azzurro che non è più azzurro, ma viene sporcato da nubi alte, segno di un alto tasso di umidità.

Anche le giornate più belle, possono essere afose, e diventare pesanti. Così le nostre giornate, senza il pensiero che si rivolge a Dio, diventano allo stesso modo, insopportabili. La quotidianità, anche se abbiamo una persona che ci ama, un lavoro che ci gratifica… diventa una peso enorme da sopportare.

Pensiamo che per pregare, per amare Dio dobbiamo offrire grandi sacrifici, grandi preghiere, ma ci dimentichiamo poi di offrire il nostro quotidiano, le cose piccole di tutti i giorni. La nostra vita diventa preghiera, se il nostro pensiero è sempre rivolto a Lui. Le cose di ogni giorno diventano un mezzo per raggiungere Dio, e non Dio diventa un mezzo per raggiungere le cose di ogni giorno. Dio fai questo, Dio aiutami in questo o in quest’altro, sono belle preghiere, ma se provassimo a dire: Dio ti offro questo e quell’altra cosa, nel mio piccolo e umile gesto, guarda l’amore che ci metto.

Le nostre giornate cambieranno, la nostra vita di coppia cambierà. Quando sono con Dora, che sia un litigio, o una bella giornata di relax, la offriamo a Dio. Prendiamo ogni cosa come sua benedizione, ogni cosa come crescita personale e di coppia. Se mettiamo il Sale in un litigio, quel litigio diventa un occasione di crescita, di perdono, di scuse reciproche. Se mettiamo il Sale in un piccolo gesto verso la nostra dolce metà, quel gesto diventa il più grande dono che possiamo fare, e l’altro/a lo vedrà come il più bel dono. Se mettiamo il sale, quando ci accorgiamo di un suo difetto, quel difetto, diventa un modo per farci ironia e riderci sopra.

Se lasciamo che il quotidiano sia Lui a condurlo, tutto diventa più leggero, sopportabile, e io aggiungo divertente. Perché da quando Lo conosco, non mi sono mai così tanto divertito in vita mia.

Se Lui diventa il Sale della nostra vita, allora noi potremo essere sale per gli altri. Non possiamo decidere di essere prima sale per gli altri, se prima non decidiamo di essere “salati” da Lui. Amiamo perché siamo stati amati per prima.

 

Il ricordo più bello, quello più triste!

In questo Venerdì santo meditavo sulla mia vita, sul mio cammino fino ad ora, e ho ricordato momenti gioiosi e momenti tristi. Ho cercato di scavare per capire dove, come e quante volte ho incontrato Gesù… e incredibilmente mi sono accorto di averlo incontrato, e di averlo sentito più vicino, nella tristezza.

Avete presente il cartone “Inside Out”? Brevemente: “Vi sono dei piccoli personaggi nel cervello degli umani, che manovrano le emozioni, in modo particolare quelle di una bambina. Tra essi ci sono Gioia e Tristezza (i personaggi chiave della Storia). Gioia cerca sempre di portare ricordi, appunto gioiosi; Tristezza quelli più tristi. Tutto il cartone verte sull’importanza della Gioia, ma alla fine ci si accorge che anche i ricordi più gioiosi sono scaturiti proprio da quelli più tristi”

La Tristezza, la sofferenza, la Croce, è da lì che dobbiamo passare se vogliamo gioire di un gioia piena, e con Lui risorgere. E così… mi sono accorto, che il ricordo più bello, è stato quello più triste. Il giorno in cui mi ha lasciato la mia fidanzata, in quelle notti passate in bianco, in quelle giornate trascorse a leggere e pregare… proprio lì ho sentito la presenza di Gesù vicino a me, ho sentito la sua Croce, la sua sofferenza, il suo abbandono al Padre, la sua preghiera verso i nemici e i persecutori.

Non riesco a ricordare episodi gioiosi che possano quantomeno superare la bellezza di questi momenti così intimi con Gesù. Nel pianto strozzato, nei singhiozzi, nelle grida silenziose verso il cielo, ho sperimentato la mano materna di Dio, la sua carezza di Padre, la sua dolcezza di Figlio.

Nulla in quei giorni poteva consolarmi se non Lui, l’amico che mi è rimasto accanto, l’amico che non si è voltato indietro, ma che anzi si è fatto incontro, ed è sceso dalla Croce per prendermi tra le sue braccia.

Faccio fatica a scrivere di quei momenti, perché i ricordi sono annebbiati, annebbiati dalle cose di tutti i giorni, dai tanti impegni del quotidiano. In questa settimana Santa sto cercando di raschiar via dal mio cuore la ruggine che si è formata in questi mesi, e più raschio, più sento che il mio cuore si rischiara, redento da quella sofferenza, purificato da quella passione.

Non scrivevo con questa intensità da un anno, e le parole escono soffocate; il fuoco acceso anni fa, si è affievolito, ho dimenticato la sofferenza, ho dimenticato cosa significa essere accanto a Lui durante la passione.

Non lasciamo che tutto quello che ci circondi soffochi il ricordo del Suo viso, degli occhi che ci guardano con estrema dolcezza e passione. Lasciamo che in questa Pasqua il nostro cuore possa risorgere insieme al nostro Amato, che la ruggine venga lavata dal suo sangue prezioso, che la luce ritorni a splendere nelle nostre tenebre. Gridiamo a voce alta “Signori salvaci! Salvaci dalla nostra frenetica ricerca di successo, di approvazioni, di felicità passeggere. Riportaci sotto la tua croce, smuovi la pietra del nostro sepolcro, ridonaci nuovo fuoco e nuova vita”

Meteo di coppia.

Noi abbiamo già ordinato il libro per due motivi. Sappiamo che ci piacerà, conoscendo un po’ il suo blog e aiutiamo Daniele in un’opera di carità.

Se vi interessa l’idea cliccate qui e troverete come ordinarlo.

Di seguito una breve presentazione di Daniele.

Il giorno che ho deciso di accettare l’invito di giuseppe signorin dei Mienmiuaif di scrivere per il suo blog (dopo un incredibile incontro che racconto all’inizio del libro) non avrei mai pensato di pubblicare il libro. Anzi per me è stato incredibile poter constatare che avevo da raccontare qualcosa sulla vita di #coppia. “Da dove inizio?” Mi chiesi… E li pensai: “Ho due cose bellissime al mondo la mia dolce metà e la Meteorologia, inizio da loro!”. E così è nato “Meteo di Coppia” una rubrica che ancora oggi curo sul losco blog dei Mienmiuaif 😀

Da quel giorno non ero più io a scrivere… nelle incredibili vicissitudini della vita, ho compreso realmente che era lo Spirito a parlare attraverso quei scritti. Ho affidato dal primo giorno tutto alla famiglia di Nazareth e loro sono diventati la mia prima casa editrice.

Ho compreso che anche la persona più normale e misera come me: con le mie mille cadute, con i miei sbagli ed errori, avesse qualcosa da raccontare. Non ho iniziato a scrivere, e ne tantomeno oggi mi sono trovato a pubblicare un libro, perché avessi qualcosa in più degli altri, ma perché ho compreso che le nostre fragilità, le nostre ferite possono diventare feritoie di Speranza, se decidiamo di farle attraversare da quella luce che solo Gesù ci può donare.

Non ci sono scritti teologici o filosofici, non ci sono mirabolanti teorie sulla vita… ci sono dei semplici racconti di vita quotidiana personale e di coppia. Vengono raccontate le gioie, le difficoltà e le scelte che ognuno di noi si trova a vivere nella propria esistenza, ma con uno sguardo verso il cielo.

Il libro sarebbe dovuto uscire lo scorso Ottobre, ma ho tentennato, per più volte sono stato vicino all’abbandono, ho aspettato e aspettato… non volevo e non voglio che possa essere inteso come un libro del perfettino cristiano, di quello che la sa lunga sulla vita, di quello che ora sa tutto e può dare lezioni di vita. Se l’ho pubblicato (grazie anche alla mia lei Dora Rifino che ha insistito e insistito… e quando una donna si mette una cosa in testa non c’è verso di levargliela), è perchè qualcuno come me potesse attingere da questa fonte, per farsi coraggio, per dire: “Non sono solo a combattere… c’è un altro come me, che ha le mie stesse difficoltà, le mie debolezze, i miei dubbi, le mie ferite…”

Per questo ho anche deciso che tutto il ricavato della vendita, tolte le spese, possa andare al Foyer de Charité Fornello, perchè altri come me possano avere la possibilità di attingere a quella fonte di acqua viva, che ci disseterà in eterno.

Grazie a tutti voi che sosterrete il progetto (anche con le preghiere), e vi auguro che le storie scritte possano essere di aiuto e di conforto per chi ha subito le medesime ferite.

Daniele Chierico (Meteo di Coppia)