C’era una volta, e c’è ancora, una fiaba che tutti conoscono: quella di Cappuccetto Rosso. Come tutte le storie di un tempo, anche questa nasconde più di quel che mostra. Sotto il cappuccio rosso e il bosco pieno di insidie si cela una parabola sottile sull’amore, la fiducia, la paura, la tentazione e la redenzione. E se la leggessimo non come una fiaba per bambini ma come una metafora del cammino di coppia cristiano? Se quel “che occhi grandi hai” diventasse un dialogo d’amore, e quel lupo non solo una minaccia esterna ma anche la voce interiore che mina la relazione?
Cappuccetto Rosso parte con un dono tra le mani, una cesta da portare a qualcuno che ama. È l’immagine dell’amore che nasce: semplice, leggero, pieno di intenzioni buone. Come quando una coppia muove i primi passi, con la gioia di portare all’altro un “pane” e un “vino” simbolici — attenzioni, parole, tempo. Per arrivare alla casa della nonna, però, bisogna attraversare il bosco. E il bosco, nella vita di coppia, è tutto ciò che disorienta: la routine, la stanchezza, i giudizi, le distrazioni, le tentazioni dell’egoismo. Si parte con il cuore acceso e ci si ritrova a chiedersi perché si è usciti dal sentiero. Il bosco non è male in sé: è il luogo dove si cresce, dove si impara a distinguere le voci. Ma senza discernimento si può finire per ascoltare il lupo.
Il lupo, nelle relazioni, non sempre arriva ringhiando. A volte indossa il sorriso della superficialità, il fascino della novità, l’illusione di libertà. È quella voce che sussurra: Vai per un’altra strada, prenditi qualcosa per te, non sempre devi pensare all’altro. E come Cappuccetto, anche noi rischiamo di cedere. Qualcuno, effettivamente, ci casca. Ci fermiamo a raccogliere fiori che non servono, a inseguire cose che distraggono… È la distrazione che nasce quando si smarrisce il centro, quando si dimentica che amare è cammino, non gita domenicale. Il lupo si nutre delle nostre dimenticanze.
Poi arriva la casa della nonna, che nella nostra versione è la casa del cuore. Lì ci aspettiamo di trovare rifugio, tenerezza, calore. Ma a volte, al posto della pace, troviamo il travestimento del lupo: la delusione, la fatica, la mancanza di dialogo. E allora iniziamo quel dialogo antico e sempre nuovo: “Che occhi grandi hai… che mani grandi hai… che bocca grande hai…” È un dialogo che tutte le coppie conoscono. È il momento in cui si guardano e si accorgono che l’altro non è più quello dell’inizio, che il volto dell’amato cambia, che il tempo plasma, che si diventa diversi.
Ed ecco qui la svolta cristiana cambia tutto. Perché il Vangelo insegna che non si ama un’idea dell’altro ma la sua verità viva, anche se talvolta ferisce, anche se spaventa. Quegli occhi grandi, quelle mani, quella bocca: tutto può essere segno del bene se lo si legge con carità. “Che occhi grandi hai…”. “È per vederti meglio, per comprenderti di più, per non perderti nel bosco”. “Che mani grandi hai…” “Sono per stringerti più forte quando hai paura”. “Che bocca grande hai…” “È per dirti con più coraggio la verità, anche quando costa”. In questa riscrittura l’amore non è divorato dal lupo ma redento: trasformato da paura in dono, da sospetto in intimità.
Ogni coppia attraversa i suoi boschi, incontra i suoi lupi, rischia i suoi silenzi. Tutto sta nel non restare soli nel bosco, nel chiedere aiuto a Dio, nel fidarsi di Dio, di amarsi in Dio. In questa nuova versione cristiana, l’amore non si salva da sé: serve un taglialegna, qualcuno che rappresenti la Grazia, la Provvidenza, la presenza di Dio che entra quando tutto sembra perduto.
È la vicinanza spirituale, la preghiera condivisa, l’Eucaristia vissuta insieme. È il taglialegna che non giudica ma libera, che apre il ventre del male e restituisce la vita. Perché la coppia cristiana non è una favola a lieto fine: è una storia di resurrezione quotidiana, di perdoni che scavano nel profondo, di fedeltà che risorgono anche dopo le ferite.
“Che cuore grande hai…” direbbe allora Cappuccetto a quel compagno di cammino che, nonostante tutto, resta. E lui potrebbe rispondere, con un sorriso: “È per amarti meglio.” Non per amarti di più — perché l’amore vero non si misura — ma per amarti meglio, con più pazienza, più dolcezza, più preghiera, più consapevolezza. È questo il centro del cammino: lasciarsi allargare il cuore, lasciarlo diventare grande come quello di Dio, che non si stanca mai di cercare chi si perde nel bosco.
Forse, se oggi Cappuccetto Rosso fosse una coppia cattolica, la storia finirebbe così: “E vissero redenti e combattenti, nella gioia e nella fatica, sapendo che ogni giorno c’è un bosco da attraversare, un lupo da riconoscere e un cuore grande da custodire. Per amarsi meglio, per amarsi sempre, per amarsi in Dio.”
Fabrizia Perrachon
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