L’amore è libero quando è vero

“Non esiste libertà (per scegliere la carità) senza Verità (oggettiva)”

Benedetto XVI, su Avvenire

Questa mia riflessione trae spunto dal film su Duns Scoto, soggetto, sceneggiatura e regia di Fernando Muraca, girato nel 2010, dichiarato miglior film all’International Catholic Film Festival nel 2011. Lo raccomando. E’ da vedere in famiglia.

Giovanni Duns Scoto nasce tra il 23 Dicembre 1265 e il 17 Marzo 1266 in Scozia, muore a Colonia, in Germania, l’8 Novembre 1308, a 42 anni, quando è “lettore” presso lo studio francescano. Viene accolto nella famiglia dell’ordine dei Frati minori francescani alla tenera età di sei anni su sua già santa insistenza, pur con la fama di essere un po’ tardo rispetto ai coetanei. Con una Fede, Speranza e Carità sorprendenti, da giovane uomo, riceve poi ufficialmente i voti a quindici anni, anziché a diciotto, come disponeva il diritto canonico. La sua grande fede abbinata agli studi di filosofia e teologia dei giganti già fino ad allora sopravvenuti nella vicenda umana (da Aristotele a San Tommaso d’Aquino), lo conducono ad essere nominato brillantissimo professore francescano di teologia alla Sorbona.  Viene però costretto a scappare da Parigi per riparare oltremanica su ordine del suo Padre Superiore perché non è stato disposto a firmare la lettera di Filippo IV di Francia, detto il Bello, contro Papa Bonifacio VIII. Filippo il Bello è passato alla storia tra l’altro per aver iniziato quel periodo travagliato per la Chiesa conosciuto come la cattività avignonese.

Dopo qualche anno trascorso in Inghilterra, alla morte di papa Bonifacio VIII, Duns Scoto potrà nuovamente ritornare alla Sorbona e potrà dimostrare, in una celebre disputa con un gruppo di domenicani, il valore delle sue idee sull’Immacolata Concezione di Maria (alla base della proclamazione del dogma da parte di Pio IX papa nel 1854). Ma la pessima opinione che la corona nutre verso di lui, memore della “disobbedienza” passata, gli suggerirà di cambiare aria un’altra volta. Viene, dopo secoli di oblio, beatificato da San Giovanni Paolo II papa il 20 Marzo 1993 (Karol il Grande beatifica anche Pio IX papa il 3 Settembre 2000).  

Vorrei ora sottoporre alla vostra attenzione uno stralcio di una lezione di Duns Scoto alla Sorbona (dialogo tratto dal film)

SCOTO. Nell’animo umano, intelletto e volontà non sono qualcosa di realmente distinto. Il rapporto tra essi è tale che, cronologicamente, l’atto di conoscenza precede l’atto di volontà, secondo quel celebre assunto che ormai conosciamo bene: “Non si vuole nulla che prima non si è conosciuto”. D’altra parte, però, non si può negare che nulla sia tanto in potere della volontà quanto la volontà stessa. L’autorità di quale dottore ce l’attesta? (San) Gregorio Magno (Gregorius), e anche (San Giovanni) Damasceno. Ma prima (Sant’)Agostino (d’Ippona).Ora, stabilito che è alla volontà che spetta il primato, ditemi che cosa è meglio: volere il bene o conoscere il bene?

R DI SCOLARO – Conoscere cos’è il bene non rende necessariamente buoni. Volere il bene e farlo invece sì.    

SCOTO. Bravo (Guglielmo). Inoltre la volontà è più perfetta dell’intelligenza perché la corruzione della volontà è peggiore rispetto alla corruzione dell’intelligenza. E’ più grave odiare Dio o non conoscerLo e non pensare a Lui? Proprio per la dignità decisiva della nostra volontà la responsabilità delle nostre azioni è così grande. Qual’è allora la potenza più nobile? La volontà o l’intelligenza?

R DI GRUPPO – La volontà.

SCOTO. Bene. Esaminiamo meglio allora questo dono immenso che Dio ci ha dato, la libera volontà. Ditemi, è proprio vero quello che sostenevano alcuni maestri, che se non si può peccare non si è liberi? Lo so, è una questione delicata. In fondo, è lo stesso ragionare del serpente nel giardino del libro della Genesi. Ma cosa dice invece l’autorità dei padri nostri? Anselmo insegna che il poter peccare non è libertà, è parte della libertà. Il peccare non c’entra nulla con la libertà in se stessa. Questo è l’errore che hanno fatto (Adamo ed Eva e possiamo fare tutti). Pensando che peccare fosse un’espressione di libertà. Perché Dio ci avrebbe dato la libertà? Perché Dio la libertà ce l’ha data non per offenderLo, per rovinarci da noi con il peccato, ma per amarlo e santificarci. Avete capito? Il peccato non è un’espressione di libertà vera, ma tutto il contrario.

D – Magister Scoto perché una cosa è vera? Unicamente perché Dio la vuole come tale, cioè perché Dio vuole che sia vera? Ma potrebbe volere che sia vero anche il suo contrario, così il falso sarebbe vero.

SCOTO. Assolutamente no. Se si applicasse alle realtà umane un tale volere arbitrario, che prescinde dal bene come sistema di dominio, si avrebbero sempre effetti devastanti, di atrocità e sofferenze per l’intera famiglia umana. Questo non dovete dimenticarlo mai. Basta così per oggi.

Capite ora perchè l’amore è tale solo quando è libero? Capite che il matrimonio tra un uomo e una donna, legame fedele, indissolubile e fecondo sia una risposta davvero libera al nostro desiderio di amare nella verità e con tutta la volontà? La libertà non è lasciarci andare a qualsiasi istinto e pulsione. La libertà è accogliere l’amore di Dio e cercare con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutto il corpo di amare i fratelli e le sorelle allo stesso modo di Dio. Questo, quando ci si sente chiamati a legarsi ad un’altra persona, è possibile solo nel matrimonio. Io so, sono sicuro, che una delle scelte in cui sono riuscito ad ascoltare pienamente il mio intelletto e in cui ho voluto perseguire il bene con tutto me stesso è proprio quando mi sono sposato. Atto d’amore, d’intelletto e di volontà che rinnovo ogni giorno della mia vita. Questo mi permette di vivere nella pienezza del progetto di Dio che non desidera per me che il meglio.

Antonio e Giovanna Frigieri

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