Perché Charlie ha parlato al mio cuore

Il tema della sofferenza, del dolore, spaventa tutti. Ci inventiamo ogni tipo di scusa pur di non affrontare la realtà della vita. Come se evitare di parlare del dolore, relegandolo nel più angusto spazio del nostro cervello, possa in qualche modo esorcizzare le sue infauste conseguenze. L’eutanasia, la così detta dolce morte, è l’ultima delle soluzioni a questo gravoso problema. L’eutanasia è l’ultimo mattone, di un muro più grande, quasi insormontabile, che abbiamo posto tra noi e la sofferenza.

Temiamo la sofferenza perché non la possiamo gestire. Siamo abituati al controllo totale della nostra vita e delle vite degli altri, e non concepiamo nessuna cosa che possa in qualche modo sconvolgere la nostra “tranquilla” esistenza. La sofferenza sconvolge, la sofferenza ci smuove, la sofferenza scuote le nostre coscienze, ci fa porre domande, ci destabilizza, ci fa perdere le nostre sicurezze, siano esse fondate sul mondo o sulla fede.

Charlie ha parlato al mio cuore – Il suo dolore, la sua condanna hanno parlato al mio cuore. Mi ha posto la domanda: “Ma tu Daniele quanto saresti disposto a sacrificare della tua vita? Quanto saresti disposto a perdere? Quanto a soffrire?”

Charlie ha parlato al mio cuore – Perché anche la sua morte non sarà vana nell’infinita sapienza di Dio. Gesù non è sceso dalla Croce eppure era Dio, lui poteva se voleva, ma lui si è offerto LIBERAMENTE per la salvezza di noi figli. Liberamente, nessuno l’ha costretto a salirci, lui poteva scegliere di salvarsi. La sofferenza è il mistero stesso dell’Amore. La gioia, la felicità scaturiscono dalla sofferenza. La resurrezione dalla morte. La luce del sole, dalle tenebre dello spazio. L’arcobaleno, dalla tempesta. La Vita, dal pianto del bambino e dal dolore della mamma.

Charlie ha parlato al mio cuore – Mi ha fatto ricordare la sofferenza provata quando la mia fidanzata mi ha lasciato, scrivendomi ti odio e mi hai distrutto la vita, quel giorno il mio cuore si è spaccato, e ha pianto di dolore. Quel dolore era sconvolgente, non si poteva commensurare, così come non si può commensurare la morte di un caro, il dolore di un malato terminale, il dolore di due genitori che si vedono strappare il figlio, che tanto hanno amato. Eppure, Dio, è proprio lì, che mi ha preso sulla sua Croce e me ne ha fatto assaporare il sapore dolce e leggero, che solamente con Lui si riesce a provare.

Charlie ha parlato al mio cuore – Mi ha detto: “Non temere la sofferenza, nulla di questa vita può strapparci dall’Amore di Cristo, né la persecuzione, né la tribolazione. Non scappare da essa, ma accoglila come l’ultimo e il più grande dei doni che Gesù ci ha fatto, per unirci a lui, per renderci carne della sua carne, quella carne martoriata ma traboccante di amore per noi”

Ricordo da bambino quando la maestra delle elementari ci lesse un passo di Elie Wiesel “La notte”, che racconta di un bambino impiccato nel campo di concentramento. Il bambino viene impiccato e uno dei prigionieri esclama: “Dov’è il Buon Dio? Dov’e?” Mentre gli altri due condannati adulti muoiono subito, il bambino rimane a combattere tra la vita e la morte, per mezz’ora, agitandosi e sbattendo i piedi. Ancora il prigioniero esclama: “Dov’è dunque Dio?” E Wiesel, nel suo cuore, sente la risposta: “Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca…”

Sì, Gesù è in quel bambino, e Gesù ancora oggi ritorna in tutti gli ultimi, negli emarginati, negli orfani, nelle vedove, nei condannati da questa società, che ha cancellato la sofferenza, e con essa l’Amore…

Charlie non ha perso, ma ha vinto, e con lui Cristo! Questa è la nostra Speranza!

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