Non siamo maiali

Oggi vorrei parlare di maiale. Voi direte: cosa c’entra il maiale con il matrimonio? C’entra eccome. Vi siete mai chiesti perchè sia vietato il consumo di maiale per il popolo ebraico (non solo per loro)? Non è una regola inventata senza un senso. Tutto quello che gli ebrei hanno normato è dettato da un senso. Un senso che può essere più o meno condivisibile, ma non è un capriccio. Il maiale, ci ricorda don Iapicca in una sua recente catechesi, è vietato perchè ricorda la prigionia e la schiavitù in Egitto. Gli egiziani si cibavano tantissimo di maiale e di conseguenza anche gli ebrei quando potevano facevano uso di quella carne. Durante la schiavitù sembra che una epidemia abbia colpito la popolazione. Il caldo, la scarsa igiene e la conservazione della carne hanno contribuito al propagarsi di questa misteriosa malattia.  Per questo il maiale ricorda agli ebrei il mal d’Egitto, una disgrazia e una lontananza da Dio.

Non è la sola ragione, ce n’è una ancora più importante. Riporto ora la spiegazione di un autorevole rabbino statunitense per introdurla:

Il cibo che mangiamo diventa parte di noi e dato che tutte le creature hanno una propria sorgente vitale o anima spirituale (nefesh), ogni volta che mangiamo una creatura assumiamo anche la sua spiritualità, nel bene o nel male. Il maiale ha certe caratteristiche spirituali che innescano l’egoismo, il comportamento lascivo, la caparbietà e la crudeltà, compromettendo quindi la capacità di un ebreo, e di chi si identifica con il popolo ebraico, di svolgere il suo dovere spirituale in questo mondo.

Sentite ora qual è la regola precisa che norma il consumo della carne:

sono lecite le carni di quei quadrupedi che hanno l’unghia fessa e che ruminino 

Sembra una presa in giro, una richiesta senza senso. Non è così, c’è una motivazione molto profonda invece. L’unghia fessa significa che lo zoccolo non è un tutt’uno ma composto da due parti divise da una fessura. Ciò simboleggia l’ordine di Dio: la notte e il giorno, l’uomo e la donna, i mari e la terraferma. Simboleggia l’ordine della creazione. Non lo sapevate, vero? I maiali hanno questa caratteristica, hanno effettivamente l’unghia fessa. Non hanno però la seconda discriminante. Non ruminano, ma al contrario sono voraci e inghiottono tutto ciò che trovano. Questo simboleggia chi non riflette ed è schiavo delle sue pulsioni, dei suoi desideri, emozioni,sensazioni e passioni. Chi non riesce a contenersi e trattenersi. Si lascia condurre, si abbuffa di ogni cosa per provare piacere senza pensare alle conseguenze. Schiavi della gola e del sesso. Mangiare il maiale per il popolo ebraico significava alimentare queste passioni malefiche che ci rendono incapaci di controllare il nostro corpo, come animali per l’appunto.

Gesù ha eliminato queste regole con una semplice frase:

Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna?  Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo.

Gesù ha cancellato la regola, è vero,  ma non il significato della regola stessa. Se vivremo la nostra vita, i nostri rapporti, la nostra sessualità e il nostro matrimonio come maiali, senza ruminare, senza riflettere e senza controllo, saremo destinati a una vita da maiali, nel fango, nella continua ricerca di un piacere che non soddisfa mai se non in superficie. Sensazioni fisiche che non riempiono l’anima, ma al contrario la svuotano, rendendoci ancora più affamati. Rovineremo la nostra esistenza e quella di chi ci sta vicino e trasformeremo il nostro corpo tempio dello Spirito Santo, dimora regale, in un porcilaio sporco e maleodorante del tanfo dei nostri peccati e del nostro egoismo.

Gesù ha cancellato la regola anche perchè spesso veniva usata con ipocrisia. Un rituale formale giustificava un cuore chiuso all’amore. Bastava rispettare il precetto per essere nel giusto. Gesù non accetta questo. Gesù ci chiede di impegnarci a fondo per purificare il nostro cuore e svuotarlo di tutti i pesi del peccato e dell’egoismo per consentirgli di riempirlo di Spirito Santo attraverso i sacramenti e il matrimonio sacramento in particolare. Solo così la nostra relazione non sarà un porcilaio, ma una reggia bella e luminosa. A noi la scelta.

Antonio e Luisa

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2 Pensieri su &Idquo;Non siamo maiali

  1. Condivido l’articolo e sono molto interessanti le riflessioni che ne seguono. Ma personalmente non credo ci sia una strada unica o migliore per arrivare a Dio. Diciamo con Gesù che niente che venga dall’esterno può rendere impuro l’uomo, quindi paradossalmente neanche una vita dissoluta! Basta pensare che tante figure di santi, per esempio Agostino o lo stesso Francesco, sono passati attraverso il disordine e la materialità prima di arrivare a Dio. E si può anche essere schiavi di precetti apparentemente volti alla santità ma concretamente oppressivi dell’individuo. Questo non significa vivere nel relativismo o che tutte le scelte siano moralmente sullo stesso piano. Ma per scegliere veramente bisogna passare anche attraverso il peso della libertà e avere la forza di liberarsi dalle catene del peccato.

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