Dietro le tempeste a volte si cela l’arcobaleno

Scrivevo tempo fa che bisogna avere il coraggio di mostrarsi fragili, perché è nella fragilità che il Signore mostra la sua potenza. E rincaro dicendovi che neanche dobbiamo scoraggiarci se a volte proviamo paura davanti alle prove della vita, il Signore non solo ci ha donato la fortezza nella nostra fragilità, ma anche il coraggio nella nostra paura. Durante la tempesta, Pietro e gli apostoli si mostrano fragili, ma Gesù dona a Pietro la forza per affrontare il mare in tempesta. Nonostante la forza della fede, che riesce addirittura a farlo camminare sulle acque, Pietro teme e inizia ad affondare, ma non si scoraggia, e ancora chiede aiuto: “Signore salvami”, e Gesù ancora una volta gli offre la sua mano.

Il Signore conosce le nostre fragilità e le nostre paure, e durante le tempeste ci viene incontro, camminando su di esse, per mostrarci che le tempeste, le onde, le dobbiamo cavalcare, dobbiamo sfruttarle per il nostro cammino. E se in quel cammino affondiamo, presi dalle nostre paure, non dobbiamo temere, perché c’è sempre Lui a prenderci per mano.

Tante volte vediamo i santi come monoliti senza fragilità e paure, ma sono sicuro che loro non sono stati da meno di Pietro. Tante volte saranno caduti nelle loro fragilità e tante volte avranno temuto di affondare. Non sono santi per la loro incrollabile fede, ma perché nonostante la fede scricchiolasse, si sono fidati della mano salvifica di Cristo. Hanno sempre chiesto aiuto nelle difficoltà, hanno sempre implorato misericordia nelle cadute. Hanno compreso che i bisognosi, i beati del Vangelo, sono coloro che, spogliati dei loro vestiti, messi a nudo nelle loro fragilità e paure, elemosinano Gesù.

La santità è un cammino fatto di cadute, di paure, di prove, chi segue Cristo non è esente. Le tempeste accrescono la nostra umiltà e la nostra fede in Cristo, se sappiamo nel momento di maggior prova, aggrapparci a Lui.

Vorrei raccontarvi un fatto accadutomi, senza il quale oggi la mia vita sarebbe diversa. Era un Settembre di un paio di anni fa, la mia ex fidanzata mi aveva appena lasciato, e a distanza di qualche mese dovevo tornare a Roma per un esame, dopo aver lasciato tutto (amici, lavoro, studio, l’amore). Ero distrutto dal punto di vista emotivo, e i miei pensieri, prima della partenza, balenavano alla storia di amore appena conclusa. Ricalcare quei posti, dove ero stato felice con lei, mi faceva impazzire. Nonostante il Signore mi offrisse la forza per ricominciare, avevo tanta paura. Il giorno prima di partire, dissi a mia madre: “Non ce la faccio, mi sembra di impazzire, rinuncio ad andare”.

La mattina della partenza, feci una preghiera al Signore: “Gesù se tu vuoi che vada a Roma, manda un angelo a prendermi”. Arrivato al Pullman, preso da una forte paura, dissi a mia madre di andarsene. Stavo per stracciare il biglietto, quando una Signora mi bussò all’improvviso al finestrino. Trasalii, abbassai il finestrino e chiesi cosa fosse successo, la Signora mi disse se gentilmente potevo portare un pacco alla figlia a Roma. In quel momento, preso alla sprovvista, le dissi Sì, e senza rendermi conto scesi dalla macchina, caricai la mia valigia e il suo pacco, e poi salii sul Pullman. Ero sconvolto e piangevo, stavo malissimo, avevo una paura matta di andare…. poi mi ritornò la preghiera del mattino… e capii, capii che il Signore mi aveva risposto, e mi aveva mandato il suo angelo!

Mi fidai e andai a Roma, feci l’esame, passai lo scritto, ma non l’orale, dove feci scena muta tanto stavo male, non riuscivo a pronunciare una sola parola. Presi il bus di ritorno, per andare alla casa del mio amico, e li persi tutta la borsa con gli appunti dell’esame. I pensieri di Agnese continuavano a balenarmi nella testa, e ancora una volta implorai il Signore di aiutarmi e di mostrarmi la sua via, di mostrarmi dove potessi essere più utile nella sua Chiesa. E sentii nel cuore: “Vieni da me Daniele e ti indicherò la strada”, non me lo feci ripetere due volte e mi fiondai nella Chiesa del mio Padre Spirituale, Don Elio. Arrivato in Chiesa trovai, Don Elio e altri giovani che facevano adorazione, mi fermai a pregare. Finita l’adorazione stavo meglio e stavo per andarmene a casa, quando il Don mi fermò chiedendomi se volessi rimanere per una pizza, perché voleva mostrarci una cosa. Io stavo ancora scosso ed ero stanco per la giornata, e gli dissi che volevo tornare a casa a dormire. Chiamai il mio amico, dove alloggiavo, ma lui mi rispose che il mezzo aveva fatto ritardo e che sarebbe tornato più tardi (a posteriori posso dire che siano benedetti i mezzi di Roma e i loro ritardi, forse sono l’unico al mondo a ringraziarli). Non sapendo cosa altro fare, accettai l’invito. Don Elio ci mostrò un nuovo metodo di evangelizzazione: “Il metodo Alpha”. Vi dico solamente che mi innamorai di questo nuovo metodo, e mi feci tutte le cene a Roma (si tratta infatti di dieci cene con talk e discussione, per parlare di Gesù a tutti, in modo semplice e leggero). Per farvi capire quanto mi aveva preso questo metodo, che per fare le cene a volte andavo e ritornavo da Roma a Bari nello stesso giorno (12 ore di viaggio).

Perché vi racconto tutto questo? Perché senza questo metodo non avrei mai conosciuto la ragazza della mia vita. Lei, Dora, la conobbi nel viaggio che feci a Londra, dove ci fu il raduno mondiale di tutti coloro che si occupano nei vari Paesi di Alpha. Ma questa è un’altra storia…

Se un giorno avrete paura e vi sentirete fragili, non scoraggiatevi, la paura e la fragilità fa parte di noi, ma il Signore è venuto a vincere le nostre fragilità e a renderci uomini coraggiosi. Confidate in Lui, e chiedete il suo aiuto, non ve lo negherà mai! E’ chissà che dietro le tempeste non si celi un bellissimo arcobaleno…

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