Dio ci insegna ad essere padri.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?
Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli».

Questo Vangelo mi permette di riflettere sul mio ministero di genitore. Non sto esagerando. Si tratta di una vero e proprio ministero. Un incarico che Dio mi ha affidato quando ha compiuto quel miracolo della vita che, nell’incontro tra il gamete maschile e quello femminile, ha generato una nuova creatura. Qualcuno di diverso da me e da mia moglie. Qualcuno che non siamo noi, ma che però è la nostra fusione. Un mistero grande.  Un mistero che ci rende collaboratori della creazione di Dio. Un mistero che diventa sempre più affascinante quando fai esperienza che ogni figlio è un’alterità unica e da scoprire giorno dopo giorno. Esperienza non sempre facile. Non è facile essere padre. Un padre non è perfetto come vorrebbe essere. Gli errori si fanno. Magari senza volerlo e senza rendersi conto delle ferite che il suo atteggiamento può causare ai suoi bambini. Abbiamo questa tentazione forte di volere che nostro figlio sia il più bravo, si comporti sempre bene, sia a modo e sveglio. Desideri buoni, ma non quando li leghiamo alla nostra realizzazione come genitori. Magari vogliamo che eccella a scuola o nello sport. Ognuno ha la tentazione di realizzare sul figlio quello non è riuscito a fare lui nella vita. Spesso c’è la tentazione di cercare gratificazione nei complimenti verso nostro figlio, per sentirci bravi genitori e brave persone. Una brava psicologa dice che in nostro figlio non vediamo una sola persona, ma tre. Vediamo noi stessi, il nostro figlio ideale ed infine lui. Diventa drammatico quando lui, nella sua identità e unicità, diventa il meno importante dei tre per noi. Dio non ama così. Dio ama teneramente ogni sua pecorella. Anche quella che esce dal recinto, che si perde. La pecora nera, per intenderci. Dio la ama più delle altre in quel momento perchè vuole riattirarla a sè, non vuole perdere neanche uno dei suoi figli. Dobbiamo amare così i nostri bambini. Hanno bisogno di questo. Non hanno bisogno di un padre che sia fiero di loro e dimostri il loro amore solo quando sono bravi. Questo non è amore gratuito. Si sentono amati a condizione che. Una sensazione bruttissima di solitudine e ansia di dimostrare sempre per non perdere quell’amore tanto importante per loro. Hanno bisogno di un padre che prima di preoccuparsi del giudizio della gente si preoccupi di loro. Anche l’uomo che lasciò le 99 pecore per cercarne una sarà stato fatto oggetto di critiche. Lui non le ha ascoltate, il suo sguardo e il suo orecchio erano protesi alla ricerca di quell’unica pecora perduta. Io ho quattro bambini. Ogni tanto mi fermo a riflettere su quanto siano diversi tra di loro. Io li amo tutti, con tutte le loro caratteristiche, pregi e difetti. C’è quello più bravo, quello più tenero, quello più orso, quello più discolo. Tutti hanno però bisogno della mia presenza, del mio amore e della mia approvazione. Li cercano in modi diversi, ognuno con la sua modalità. Sono dei misteri grandi con i quali mi devo interrogare per capire come accostarmi. Per educarli e non umiliarli o ferirli è importante non fare paragoni tra loro. Non si possono paragonare quattro unicità. E’ importante non giudicarli, ma giudicare solo i loro atti e atteggiamenti. E’ importante, soprattutto, anche quando non si comportano bene, intervenire, certamente. Intervenire, però non basta. Bisogna saper mantenere un legame d’amore. Far capire con una parola, con un gesto o semplicemente con una presenza che noi li amiamo per ciò che sono e non solo per quello che fanno e anche in quel momento, che non si sono comportati in modo amabile, li amiamo più di noi stessi.

Antonio e Luisa

 

Annunci

Un pensiero su &Idquo;Dio ci insegna ad essere padri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...