Si può essere felici?

Si può essere felici? Sì, se veramente lo vogliamo. Se ci lasciamo dietro: odio, rancori, paure. A volte è più facile rimanere nell’odio, nel rancore e nella paura che decidersi per la felicità. Ma Gesù è venuto a dirci:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»

Quali sono le prerogative per la felicità?

“Rimanete nel mio amore”

L’Amore di Gesù per noi, sentirsi amati da Gesù. Gesù non avrebbe potuto mai sopportare la Croce, la sofferenza, la persecuzione e l’odio ingiusto dei suo nemici, i tradimenti e i rinnegamenti degli amici, se non avesse sentito questo Amore grande del Padre nei suoi confronti. Ecco perché l’Amore di Gesù non è il terzo incomodo della nostra vita, ma è l’essenziale, senza questo Amore nel nostro cuore, potremmo fare tutte le pratiche ascetiche, tutti le meditazioni trascendentali, ma rimarremmo con il nostro Io, e il nostro io ha un amore così piccolo piccolo che non ci basterebbe per sopportare tutto il resto.

“Osservate i miei comandamenti”

Anche Gesù ha osservato tutti i comandamenti del Padre, se non l’avesse fatto non avrebbe potuto amare in modo perfetto tutti gli amici e i nemici. Quali sono i comandamenti? Gesù ne ha dati due: “Ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze e amerai il prossimo tuo come te stesso”. Nel secondo sono compresi tutti gli altri comandamenti, se amo il prossimo ovviamente non lo posso uccidere, non lo invidio, non gli rubo nulla, non commetto atti impuri sfruttando la sua immagine o il suo corpo, ecc. Nel prossimo sta chiunque, sta tutta l’umanità dalla A alla Z, a volte ci prende di dire: “Amo quello, ma quell’altro proprio no, non ce la faccio proprio”, ma il prossimo mio è proprio quell’altro che non riesco a sopportare ed amare. E’ quello che Gesù mi dice di “amare come ami te stesso”.

A volte però e proprio difficile amare il nostro prossimo, ed è da li che nasce la nostra più grande infelicità. Amiamo il nostro prossimo, se il nostro prossimo ci approva in qualche cosa che facciamo/pensiamo, se ci capisce, se ci restituisce un favore; amiamo il nostro prossimo se il nostro prossimo non ci tradisce, se non ci insulta, se non ci perseguita, se non ci fa nessun tipo di male.

Davanti “ad ama il tuo prossimo come te stesso” noi mettiamo TANTI SE, ma così facendo alimentiamo il cuore di tanti piccoli o grandi rancori/odi, chiudendolo pian piano alla Gioia. Chiudendo il cuore al perdono, non sbattiamo solamente la porta in faccia a chi non ci ama, ma soprattutto sbattiamo la porta in faccia alla nostra felicità. Un cuore inquieto, pieno di rancore e odi non riesce ad accogliere la Gioia. A volte pensiamo al perdono solamente quando accadono grandi cose (terrorismo, omicidi, tradimenti…), ma il perdono è cosa di tutti i giorni, nelle piccole dinamiche quotidiane: la mia fidanzata si è arrabbiata con me e mi ha detto parole “non belle”; il mio collega a lavoro non ha fatto quello che doveva, facendomi fare il doppio del lavoro; in famiglia a volte sono proprio tutti insopportabili e nessuno mi capisce; gli amici si dimenticano di me, ecc. Tante piccole dinamiche, che se non le risolviamo alla fine della giornata, si accumulano nel nostro cuore, e ce ne accorgiamo solamente quando iniziano a “puzzare”.

La preghiera

Ma anche se capiamo questa dinamica del “più rancore, meno gioia”, ancora facciamo fatica a togliere quel SE davanti ad “ama il tuo prossimo come te stesso”. Perché? Perché da soli è tutto così difficile. Il nostro amore è troppo piccolo per far il passo del “perdono”, del “dimentica i torti subiti”, e allora la “paura” ci blocca e la mente si affolla di domande: “E’ umiliante per me scusarmi con la mia fidanzata? Penseranno che sono un debole se lascio andare quel torto subito? Le cose ormai vanno avanti da troppo tempo così, rideranno di me?

E allora per riuscirci dobbiamo ritornare al primo punto “Rimanete nel mio amore”. E come si fa rimanere nell’Amore di Gesù? Solamente pregando. Dobbiamo pregare tutte le volte che lo spiffero del rancore, dell’inimicizia, della fatica, entra dalla finestra socchiusa del cuore. Ancora di più, dobbiamo anticipare gli spifferi e pregare soprattutto quando fuori c’è calma di vento, perché la preghiera è il silicone che va a riempire ogni fessura della finestra del cuore, e così fronteggeremo la bufera nel modo giusto.

Ma cos’è la preghiera?

La preghiera è il rapporto personale che abbiamo con Gesù, se capiamo che da Gesù dipende tutta la nostra vita, allora la preghiera diventa la cena, il pranzo, la chiacchierata, la passeggiata che noi abbiamo con Gesù. Vi potrà aiutare a pregare se immaginate il rapporto con Gesù, lo stesso che avete con il vostro migliore amico, con la vostra fidanzata/moglie o con un familiare stretto. E’ un rapporto di amore che va alimentato continuamente e concretamente. Rosario, messa, adorazione, preghiere spontanee sono VERE solo e solamente SE abbiamo la percezione che Lui è li affianco in quel momento con noi. Scherzate con Gesù, ridete con Gesù, piangete con Gesù, arrabbiatevi con Gesù, abbiate un RAPPORTO VERO, non stereotipato, non finto, non freddo.

Se pian piano entreremo in quest’ottica, il nostro cuore sarà così pieno di Lui, che non avremo più bisogno di approvazioni, di doni, di considerazioni, pensieri e qualsiasi altra cosa che gli altri o il mondo intero ci potranno offrire, per essere felici. Sarà Lui a bastarci, sarà Lui il nostro tutto. Solo così: LA NOSTRA GIOIA SARA PIENA. Solo così saremo luce, grazia e balsamo per gli altri. Questa è la “perfetta letizia” di cui ci scrive San Francesco.

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