Con gentilezza

gentilezza

Leggevo in questi giorni alcune righe della poetessa Vivian Lamarque che scrive: “Invece lei, la gentilezza, quando a un tratto la incontri, resti un attimo stupefatto, senti un bel caldino, come se qualcuno avesse acceso un phon di quelli con il diffusore. E dura per un po’, ti accompagna tutta la giornata e persino, la sera, a casa, la racconti.”

Credo non si possa che condividere l’immagine della gentilezza come una carezza delicata, un abbraccio caldo e avvolgente. Sembra impossibile trovare qualsiasi argomento a sfavore della gentilezza. Al contrario, restando nella metafora della Lamarque, la gentilezza per tanti dovrebbe essere un balsamo di cui non poter fare proprio a meno.

Mi piacerebbe però tentare anche un cambio di prospettiva nella visione della citazione che ho riportato. La gentilezza non accompagna solo fino a casa, ma proprio a partire dalla casa viene diffusa. Come se fosse un linguaggio, o il linguaggio, tipico tra le pareti domestiche. Certamente sappiamo quali sono le difficoltà che distolgono ciascuno di noi dall’essere gentili proprio lì dove siamo più chiamati a dare tutto. La fretta, la stanchezza e molto altro ci allontanano da quanto vorremmo, con tutte le nostre forze, provare ad essere ogni giorno. In particolare, essere gentili richiede avere coltivato molta pazienza, umiltà e abitudine al silenzio. Nelle case e nelle famiglie tutto ciò è molto difficile e valorizzarlo significa includere anche aspetti molto più concreti della quotidianità. Per esempio impegni improrogabili, incombenze, arrabbiature, delusioni, imprevisti e sofferenze. Come è possibile tutto ciò, ossia può durare davvero la gentilezza?

Certamente il discorso educativo ha il suo peso rispetto a quanto da bambini si impara guardando agli esempi di genitori, insegnanti, amici, nonni …. .Tuttavia, essere più che educati (ed è già molto) richiede tanta pratica. Quasi un allenamento continuo su noi stessi. Perchè in fondo essere figli, figlie, mamme, mogli, sposi, padri e nonni non potrà mai essere un compito in cui bastano le sole nostre forze. Nemmeno gli sforzi e la buona volontà. Da soli è una battaglia immensa e insidiosa.

Allenarsi e allearsi con Chi può darci una forma diversa, cambia tutto. Pregare è forse l’unico esercizio che può davvero strutturare con più consistenza la nostra natura. E’ capace di puntellarci , se insisitiamo e persistiamo, dandoci volti nuovi e cuori capaci di novità.

Non credo che, tra le tante cose per cui preghiamo, chiedere anche la gentilezza sia una banalità. Ritengo sia un desiderio semplice che se preso sul serio può rivelarsi un combattimento molto faticoso. Si tratta di avere un respiro diverso, per cui farne domanda è proprio l’unica strada che possiamo percorrere.

Solo così la gentilezza si potrà non solo raccontarla ma continuare a ricercarla e sentirla indispensabile a renderci autenticamente familiari. Persone che, pur conoscendosi e vivendo insieme, scelgono il rispetto, la tenerezza e la gratuità. Caduta dopo caduta, rinascita dopo rinascita.

Federica

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