Genitori: noi, generati per sempre

Essere genitori è uno stato che non si abbandona. Dovrebbero scriverlo tra i segni particolari della carta d’identità. Non puoi esserlo oggi e domani no, non puoi esserlo a casa e poi dimenticare di esserlo in vacanza. Non riescono a cancellarlo nemmeno gli innumerevoli impegni dell’agenda. Una volta che tuo figlio ti ha generato, lo sarai per sempre. E non è un rapporto di dipendenza ma di trascendenza. Un figlio va oltre il pensabile e il possibile. Prima di lui hai un’idea di amore, alle volte nebulosa e confusa; dopo di lui, l’amore è davanti a te, senza ombra di dubbio. Cominciamo a vivere di quell’amore, lo proteggiamo, lo coccoliamo, lo sorprendiamo e ci sorprende senza che noi stiamo lì a chiederglielo: un figlio è la sorpresa di Dio per la coppia! Dopo il suo arrivo ci si ferma tante volte a chiedersi “Ma come abbiamo fatto prima?”. Alle volte l’esperienza della genitorialità è così travolgente che si fatica a ricordare com’era la vita prima. È come se la sua nascita ci abbia battezzato genitori e invasi di una nuova luce di vita.

Di momenti duri e difficili ce ne sono, così come nelle più avvincenti storie d’amore. Non saremmo umani, non saremmo genitori. Quando vediamo il suo sguardo spento, anche solo per un semplice raffreddore, la nostra giornata non è più la stessa. Il nostro pensiero e la nostra preoccupazione è lì. Accanto a lui. In silenzio sul divano. Ed anche se non lo ammettiamo, credo che tutti i genitori, hanno pensato almeno una volta al distacco. “Se succede proprio a noi? Come potrei mai separarmi da lui? Come potrei continuare a vivere?”. A questa domanda non c’è risposta, ma solo fede. Prima era un’idea remota, oggi fa parte della quotidianità, semplicemente perché è dettata dall’amore senza limiti. Nessuno ha un manuale di istruzioni, ma Dio che è il Padre per eccellenza sa cosa vuol dire, sa comprendere quel vuoto e sa anche come riempirlo.

La naturale obiezione potrebbe essere: “Parli così, perché non è capitato a te!”. È vero, per fortuna i nostri bellissimi fiori sono con noi. Ma è capitato ai miei genitori e sono stata lì a guardarli. A soffrire, in maniera diversa, con loro e per loro. Ma solo ora che sono mamma ho capito cosa voglia dire davvero. Mi spaventa e mi fa paura. Tanta. Ma, allo stesso tempo, in loro è sopraggiunta la Pace, la fede, quella vera, fiorita dal dolore più forte che può esistere: perdere un figlio. Ed è da lì che sono ripartita. Il mio nuovo punto di partenza.

Proprio oggi la Chiesa ricorda la Beata Maria Mancini, madre di otto figli, tutti in cielo. Un’esperienza straziante, quasi ai confini dell’umana sopportazione che, però, le ha aperto il cuore al servizio di Dio. Perché Dio non può essere un padre della mancanza ma della presenza. Essere genitori vuol dire anche essere presenti nella mancanza.beach-1867271_1920

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...