L’accidia uccide l’amore e il nostro matrimonio

L’accidia è uno di quei vizi che non sappiamo ben definire. E’ tristezza? E’ senso di vuoto? Malinconia? E’ mancanza di senso? E’ un po’ tutte queste cose, ma nel contempo, nessune di queste la contiene completamente. Come molte di queste emozioni negative possono dipendere motivi altri che non sono l’accidia. L’accidia credo di poterla definire una malattia dell’anima. Da non confondere con la depressione. Anche se spesso i sintomi sono simili. L’accidia è una malattia spirituale e necessità di un percorso di guarigione diverso. Una guarigione spirituale fatta di accompagnamento e preghiera. Una malattia che porta chi ne soffre ad avere uno sguardo miope. Chi soffre di questa malattia non riesce più a cogliere il bello della vita. L’accidioso ha perso la speranza e non vede nel proprio futuro una meta da raggiungere. Potremmo dire che è quello che vive alla giornata e si nutre non del bene profondo delle cose, ma dei piaceri immediati che riesce a percepire. Nella relazione matrimoniale, come in qualsiasi altra relazione affettiva, l’accidioso cerca solo piacere e gratificazione immediata per poter uscire da quel perenne stato di insoddisfazione in cui versa. Naturalmente si illude. E’ quello che fa grandi promesse quando si sente gratificato dalla relazione, ma che è capace di gettare tutto al vento quando ripiomba nella fatica del vivere. Senza un obiettivo grande, un obiettivo che sconfina nella trascendenza, che ha un orizzonte eterno, la vita ha un peso davvero tante volte insostenibile. Anche il matrimonio diventa per tanti sposi una pietra che li trascina a fondo e di cui si vogliono solo liberare e sgravare. Mi sovviene una riflessione di mons. Sequeri da me declinata in chiave sponsale. Il bene non vive da sè. Uno dei segni più sicuri del risentimento generato dall’accidia, dello svuotamento delle cose in cui abbiamo creduto fino ad ora è chiederci: In fondo cosa mi danno? Cosa mi dà il mio matrimonio? La domanda di una persona sana spiritualmente dovrebbe essere invece: Io cosa porto al mio matrimonio? Questo è il circolo vizioso dell’accidia. Circolo che può portare a scelte drammatiche e insanabili come il divorzio. Quando cominciamo a domandarci dopotutto cosa mi ha dato? Dopo tutto il tempo, tutta la dedizione, tutta l’impegno, tutta la cura che ci ho messo cosa sto ricevendo in cambio? Nel momento in cui dimentichiamo che la qualità spirituale è fatta di relazione e che va coltivata come la terra incominciamo a sprofondare nell’apatia, nella noia e nel risentimento. La bellezza del matrimonio è fatta invece di una passione condivisa con Gesù e non solo del piacere che scaturisce dalla relazione stessa. Invece spesso ci limitamo a chiederci cosa il matrimonio ci dà e non ci chiediamo più cosa noi possiamo portare ancora in quel matrimonio. In quel giorno non solo il nostro matrimonio comincerà a sprofondare ma noi stessi cominceremo a sprofondare. La nostra società è purtroppo fondata sull’accidia. Cresciamo i nostri figli nel narcisismo cercando di proteggerli da ogni male e da ogni dolore facendo di loro il centro del mondo. Così questi ragazzi, che poi diventeranno grandi e magari si sposeranno, saranno portati a giudicare il matrimonio come buono o non buono con una semplice domanda: cosa mi dà?

Che Dio preservi noi e il nostro matrimonio dal veleno dell’accidia.

Antonio e Luisa

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