Perchè non semplicemente convivere?

Io e Luisa ci siamo “specializzati”, se così si può dire, su argomenti relativi agli sposi. Sposi novelli o sposi maturi ma sposi. Difficilmente ci capita di testimoniare ai fidanzati. Ogni tanto però succede. In quei casi ci teniamo particolarmente a porre in evidenza la bellezza del matrimonio.

Una delle tipiche domande che riceviamo è: come avete capito che l’altra era la persona giusta per voi? Un’altra tipica: come facevate ad essere sicuri che il vostro matrimonio sarebbe andato bene? Due domande molto simili e che nascondono la stessa paura. La paura di sbagliare. La paura di una scelta definitiva, nella quale, che si ammetta o meno, investiamo tutto di noi. Un fallimento sarebbe davvero pesante da sopportare.

Papa Francesco ne ha parlato diverse volte. Ha parlato della paura del definitivo.

Due giovani che hanno scelto, hanno deciso, con gioia e con coraggio di formare una famiglia. Sì, perché è proprio vero, ci vuole coraggio per formare una famiglia! Ci vuole coraggio! E la domanda di voi, giovani sposi, si collega a quella sulla vocazione. Che cos’è il matrimonio? E’ una vera e propria vocazione, come lo sono il sacerdozio e la vita religiosa. Due cristiani che si sposano hanno riconosciuto nella loro storia di amore la chiamata del Signore, la vocazione a formare di due, maschio e femmina, una sola carne, una sola vita. E il Sacramento del matrimonio avvolge questo amore con la grazia di Dio, lo radica in Dio stesso. Con questo dono, con la certezza di questa chiamata, si può partire sicuri, non si ha paura di nulla, si può affrontare tutto, insieme!

Capite? Il Papa ha espresso benissimo il motivo che ci ha spinto a sposarci. Come noi credo anche tante altre coppie di sposi cristiani. Io non ero certo che Luisa fosse la persona giusta. Non ero certo che la nostra storia sarebbe andata bene. Luisa mi piaceva, vedevo il lei una bellezza che mi affascinava e mi sentivo attratto. Con lei mi sentivo accolto ed ero libero di mostrarmi per quello che ero. Credo che ciò che, più di ogni altra considerazione, mi ha fatto comprendere che potevo fare un passo definitivo con Luisa, sia stata proprio la consapevolezza di sentirmi libero di non fingere con lei. Non eravamo però sicuri di nulla. Nessuna garanzia che il matrimonio sarebbe durato.

Il matrimonio è stata una vera scommessa. Ci siamo fidati. Sicuramente l’uno dell’altra, ma ancor di più ci siamo fidati di Gesù. Noi da soli, con le nostre differenze, fragilità, incompiutezze e contraddizioni cosa potevamo mai promettere? Probabilmente qualcosa di così grande che da soli non avremmo mai saputo mantenere.

Perchè allora sposarsi? Perchè non semplicemente convivere? Perchè convivere non sarebbe stato dare tutto. Sarebbe stata una scelta reversibile e di conseguenza non incondizionata. Una scelta così, da una parte ti lascia una via di fuga nell’evenienza che le cose vadano male, ma dall’altra non ti permette si sentirti amato dalla persona che hai accanto. Che promessa sarebbe: sto con te finchè sto bene. Oppure: sto con te ma in futuro chìssà. Se trovo qualcuno di meglio mi riservo di scegliere diversamente.

Siate sinceri: vi sentireste amati? Oppure vi sentireste uno lo strumento nella mani dell’altro? Qualcuno da usare finchè serve? Sono riflessioni importanti da fare e da fare insieme. L’amore non è questo. L’amore è dare tutto per quella persona senza chiedere nulla in cambio. Quando Luisa mi ha promesso questo, ed ero sicuro che sinceramente ci stava mettendo tutto il suo desiderio e volontà di mantenere quella promessa, mi sono sentito davvero amato. Amato senza dover dimostrare nulla. Amato senza dovermi meritare quell’amore. Amato nella libertà. Amato e basta. Questa sensazione è meravigliosa e commovente. Ed è commovente ogni volta che me lo dimostra. E’ commovente ogni volta che mantiene quella promessa con il suo esserci sempre e comunque. Quando sono bravo e quando sono un disastro. Quando siamo trasportati da passione e sentimento e quando magari fa fatica a starmi accanto.

Quindi cerchiamo di leggere quanto ci chiede la Chiesa non come una assurda richiesta di imprigionarci in una relazione senza via di uscita. Non è questo. Guardatela da un’altra prospettiva. Leggete questa scelta da ciò che il vostro cuore anela e desidera. Tutti, indistintamente, giovani e anziani, maschi e femmine, cristiani e non, desideriamo essere amati in modo radicale e senza condizioni. Per questo il matrimonio genera nostalgia. Non smettete di crederci e scommetete sulla vostra vita.

La domanda da farvi quindi non è: sto sposando la persona giusta? No! Non è questa. Non lo saprete mai con certezza se non con il tempo. La domanda che ogni persona che si avvicina al matrimonio dovrebbe farsi è: sono pronto a dare tutto? Sono pronto ad amare senza condizioni con l’aiuto di Dio? Quello che ne avrete in cambio sarà il centuplo già in questa terra. E se uno dei due si tirasse indietro, per l’altro resterebbe comunque la consapevolezza di aver rischiato per qualcosa di grande. Qualcosa che comunque ha lasciato in eredità una relazione profonda con il Signore. So che è così, perchè ho visto tanti fratelli e sorelle fedeli ad un coniuge che si è rifatto una vita che hanno nel cuore pace e pienezza. Pace e pienezza che vengono da Dio, non c’è altra spiegazione.

Antonio e Luisa

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