Finché morte non ci unisca ancor di più

PADRE LUCA

Una volta ho celebrato un matrimonio di quelli in cui gli unici a rispondere erano gli sposi e il sagrestano. Il resto delle persone, comodamente seduto, conversava beato durante la Messa. Alla fine, mi si avvicina il padre della sposa, mi fa i rallegramenti e poi dice: “Padre, come mai non hanno detto la frase «finché morte non ci separi»”? Mi sarebbe venuto da chiedergli in quale puntata di Beautiful oppure di Dinasty l’aveva sentito… ma comunque gli ho risposto solo che non era previsto dal rito cattolico.

A proposito di rito ma andiamo a vedere esattamente cosa dice: “Io N., accolgo te, N., come mia sposa/o. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

In effetti il matrimonio è per tutti i giorni della nostra vita e allora pare che la morte sia il termine di questo cammino assieme. Ma la festa di oggi, l’Ascensione, e la Resurrezione di cui essa è il compimento, ci dicono che la nostra vita continua, che “siamo nati per non morire mai più” come disse la Serva di Dio Chiara Corbella (1984-2012). Per questo il matrimonio sfocia in Cielo. Ma, attenzione! Non ho detto che il vincolo matrimoniale sia eterno, esso difatti è una grazia per questa vita. Tuttavia, la relazione nuziale non finisce, non si limita a questa vita.

Il Card. Raniero Cantalamessa dice a tale proposito: «Il matrimonio non finisce del tutto con la morte, ma viene trasfigurato, spiritualizzato, sottratto a tutti quei limiti che segnano la vita sulla terra, come, del resto, non sono dimenticati i vincoli esistenti tra genitori e figli o tra amici. In un prefazio dei morti la liturgia proclama: “Vita mutatur non tollitur”, la vita è trasformata, non tolta. Anche il matrimonio che è parte della vita viene trasfigurato, non annullato». (R. Cantalamessa, Gettate le reti. Riflessioni sui vangeli, Piemme 2001). Quindi, parafrasando la battuta del mio amico all’inizio, quella frase, che idealmente gli sposi si dicono, dovrebbe diventare: “finché la morte non ci unisca ancor di più”.

A questo riguardo anche Don Renzo Bonetti esprime lo stesso concetto: “Il tempo degli sposi ha valore di eternità, perché vive ed esprime il mistero della relazione di Dio con l’umanità” e anche “con il sacramento del matrimonio tutto il tempo e la vita degli sposi entrano già nell’eterno” e da ultimo: “le nozze degli sposi sono chiamate ad annunciare, a testimoniare, nei giorni che passano, le nozze già avvenute tra il Verbo di Dio e l’umanità”, (R. Bonetti, Come in terra così in cielo, Porziuncola, Assisi 2017). Mamma mia! Che vertigini! Ci avevate mai pensato che il vostro amore ha qualcosa di eterno? E non è scritto solo in un romanzo Harmony?

Se la vita nuziale ha già sapore di eternità e la morte unisce ancora di più gli sposi, che senso ha allora la festa di oggi? Cioè, dove ascenderete, che fine farete voi come sposi? Voi sposi salirete a una comunione ancora più alta di quella che state sperimentando oggi, voi passerete a vivere assieme a LA comunione per eccellenza: quella con Dio.

Dice il prefazio nella Messa di oggi: “Gesù non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria” (Prefazio della Messa di Ascensione). Sarete ancora più uniti a Lui in Cielo, un’unione che ora appena appena intuiamo, nel migliore dei casi.

Voi sposi siete a pieno titolo le membra di Gesù, la sua Sposa, il suo Corpo; ed oggi festeggiate il vostro ricongiungimento con lo Sposo, con il Capo.

Capite ora perché non ci sarà più bisogno del vincolo sacramentale? Perché Colui che vi lega e vi unisce è lo stesso Cristo. Il vincolo attuale è una misera ombra di Colui che sarà “tutto in tutti” (1 Cor, 15, 28). Ogni dimensione del vostro amore, tutta la vostra passione, le vostre emozioni, le vostre gioie saranno amplificate al massimo grazie alla presenza viva e reale, personale di Cristo e di tutta la Trinità in voi, attiva dentro di voi in una misura mai sperimentata prima.

Siccome Amoris Laetitia dice che voi sposi siete chiamati alla via mistica dell’unione con Dio (cfr. n° 316), adesso vi invito a fare una contemplazione della Parola e un esercizio.

L’esercizio che vi propongo è di provate a pensare a qualche momento di particolare intensità del vostro amore, quando vi è parso di toccare il Cielo con un dito. Cercate di visualizzare il più possibile quel momento, le circostanze, il motivo di quell’esperienza… Bene, quello è nulla in confronto con la potenza di amore che Cristo vi donerà in Cielo.

E perciò, provate poi a contemplare il vostro amore trasfigurato e in pienezza nella Vita con Dio e condividetevi le vostre riflessioni, i vostri pensieri: come sarà il nostro amore quando Cristo sarà tutto in noi? Come ci ameremo? Come ci abbracceremo? Come ci guarderemo di là?

Buona contemplazione, lo Spirito vi guidi e il Signore vi renda sempre più ferventi e pieni di gioia di essere assieme sulla via che porta Lassù.

ANTONIO E LUISA

Non avevamo mai considerato quanto ha scritto padre Luca. A pensarci bene però è vero, quando entreremo nella vita eterna saremo ancora più uniti tra noi. Ciò che ci porteremo dietro alla fine sarà l’amore e l’amore tra due sposi è tra i più profondi e completi. Nonostante il vincolo non ci sarà più.

Volevamo porre l’attenzione su un’altra realtà. C’è un momento in cui due sposi possono già su questa terra avere un assaggio della pienezza della vita eterna. L’abbraccio può essere un momento di paradiso, di ritorno alle origini, dove il peccato non aveva ancora corrotto i nostri cuori e tutto era puro, pieno e perfetto. L’abbraccio, e ricordate che l’amplesso è il più profondo e intimo abbraccio, anche se per pochi istanti può farci riassaporare l’infinito e la perfezione. Un istante che non vorremmo finisse mai. Un eterno presente dove non abbiamo bisogno di nulla se non di gustare quella pienezza meravigliosa. Non è forse questo il paradiso, un abbraccio eterno con Gesù.

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