Un solo corpo, un solo spirito.

Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Oggi mi fermo su questo versetto tratto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini. Faceva parte della seconda lettura della liturgia di ieri, domenica di Ascensione.

Perchè è così importante? Dice tantissimo a noi sposi. Certo vale per tutti. E’ certamente una frase rivolta alla Chiesa tutta. Noi sposi siamo però piccola chiesa domestica e possiamo leggere queste parole in modo particolare, come rivolte al nostro personale stato di vita. Siamo sposi cristiani. Siamo persone unite da un vincolo sacramentale. Non è qualcosa di legalistico ma qualcosa di sostanziale. Non siamo più quelli di prima. Le nostre vite, i nostri cuori e anche i nostri corpi sono legati indissolubilmente non da un contratto ma dal fuoco dello Spirito Santo. Come scriveva sapientemente san Giovanni Paolo II nella sua opera teatrale La bottega dell’orefice:

L’orefice guardò la vera, la soppesò a lungo sul palmo e mi fissò negli occhi. E poi decifrò la data scritta dentro la fede. Mi guardò nuovamente negli occhi e la pose sulla bilancia…. poi disse: “Questa fede non ha peso, la lancetta sta sempre sullo zero e non posso ricavarne nemmeno un milligrammo d’oro. Suo marito deve essere vivo – in tal caso nessuna delle due fedi ha peso da sola – pesano solo tutte e due insieme. La mia bilancia d’orefice ha questa particolarità che non pesa il metallo in sè ma tutto l’essere umano e il suo destino”.

Un solo corpo, un solo spirito. E’ davvero così! In Cristo siamo uno. Che non significa che Antonio non esiste più e diventa un qualcosa di diverso. Io resto Antonio con tutte la mia unicità. Luisa però diventa parte di me nel senso che la mia vita assume una nuova direzione. Riprendendo le parole di San Paolo, Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me , noi sposi dovremmo arrivare a dire Non sono più io che vivo ma è il mio sposo, la mia sposa, che vive in me. Perchè la nostra vocazione è questa. Tanto più saremo capaci di far posto in noi alla presenza e al bene dell’altro/a e tanto più faremo posto a Gesù. Gesù desidera essere amato da noi attraverso la persona che abbiamo sposato.

Un solo corpo, un solo spirito. Non significa che Luisa sia mia. Che il suo corpo sia mio. Quante volte sentiamo di amori tossici dove uno dei due crede di aver diritto esclusivo ad avere tutto da parte dell’altro/a. Tanto da arrivare a volte a commettere violenza in nome di un presunto diritto acquisito. Il matrimonio non è questo. Non esiste nessun diritto. Esiste una promessa. La promessa di farci dell’altro/a. Tutto cambia! Io non ho nessun diritto su Luisa e non posso pretendere nulla. Non sarebbe più amore. Posso soltanto accogliere un dono. Posso accogliere Luisa che nella libertà si consegna a me, ed io a lei. Quando accade questa reciproca donazione è qualcosa di meraviglioso. Un amore vissuto nella libertà dei figli di Dio.

Un solo corpo, un solo spirito. Qui entra in gioco la sessualità matrimoniale. Noi siamo spiriti incarnati. San Paolo è molto chiaro. Non basta un solo corpo e non basta un solo spirito, una sola anima. Per avere una relazione d’amore autentica servono entrambi. Il matrimonio è proprio la relazione dove si può sperimentare un solo corpo e un solo cuore. Siamo uno. Luisa dal giorno delle nozze abita il mio cuore. C’era anche prima, ma non è la stessa cosa. Dopo le nozze ho promesso di essere suo per tutta la vita. La mia promessa diventa carne e si manifesta nell’incontro intimo. Nell’amplesso il nostro corpo sta dicendo sono uno con te. Il corpo diventa luogo di una comunione profonda dove l’invisibile diventa visibile e l’amore prende forma e concretezza. Qualcosa di meraviglioso che travalica il piacere fisico per diventare, quando vissuto autenticamente, un momento di eternità.

Dovremmo essere capaci di riflettere su queste verità, sulla grandezza della nostra unione e contemplare la nostra bellezza di sposi, Una relazione che, se vissuta nella dinamica pasquale del dono radicale e vicendevole, profuma di paradiso.

Antonio e Luisa

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