Domenica e famiglia : un connubio possibile / 13

Ora che abbiamo visto un pochino più da vicino la processione iniziale, possiamo cominciare a vedere se i gesti e le ritualità che viviamo nella S. Messa siano da relegarsi alla chiesa oppure possano in qualche modo aiutarci anche nella vita quotidiana.

Uno dei segnali evidenti che possa essere davvero così è quella esortazione che viene posta alla fine della S. Messa : “La Messa è finita , andate in pace “, come a dire che il rito è terminato ed ora tocca a noi tradurre in vita concreta ciò che nel rito abbiamo vissuto e celebrato. Cosa c’azzecca la fine della Messa quando ancora stiamo analizzando le prime battute ? La Liturgia è un “continuum spazio temporale”, non ha dei compartimenti stagni ; essa è ricchissima di gesti, simbologie e segni che, per esigenze di comprensione umana, sono stati suddivisi, ma in realtà sono un’unica Liturgia, è la natura umana che ha bisogno di suddividere, catalogare, evidenziare, frazionare, frammentare, perché le realtà celesti sono troppo per noi e quindi abbiamo bisogno di “assaggiarne” un pizzico alla volta e quel “bocconcino” ci sembra già così enorme.

Infatti per accorgerci di quanto ha da insegnare alla nostra vita matrimoniale la processione iniziale, dobbiamo cominciare a viverla bene in chiesa per poterla rimodulare, rimodellare su misura per la nostra coppia ; è un lavoro che può comportare rinunce, ma la gioia profonda che ci lascia dopo è incomparabile alle fatiche fatte.

Abbiamo visto come questa processione assuma dei connotati intensi per via del sacrificio di Gesù sulla croce e non si riduca ad un semplice spostamento dalla sagrestia all’altare, inoltre abbiamo imparato come il sacerdote agisca in “persona Christi” e non sia solamente un ministro che sta compiendo dei riti.

Se ci pensiamo bene, anche nelle nostre case abbiamo una “processione iniziale” ; non è forse vero che prepararsi ogni mattina per andare a compiere il nostro lavoro è un sacrificio ? Non è forse vero che il nostro dovere quotidiano, se vissuto bene e santamente, diventa un sacrificio da offrire al Padre celeste ? E non è altrettanto vero che, da quando siamo stati battezzati, in noi abita la Trinità Santissima ?

Certo, il marito quando si prepara per il lavoro non ha una veste liturgica come quella del sacerdote, probabilmente la sua veste è la tuta dell’operaio, forse quella del fabbro o del falegname, forse invece del turibolo con l’incenso tiene in mano la cazzuola da muratore, forse invece dovrà vestire con la cravatta perché è un dirigente d’azienda… non importa il vestito, ma se esce di casa con la consapevolezza che non esce da solo, ma che si porta con sé la Trinità Santissima ed inoltre sa di andare a fare la volontà del Padre, cioè diventare santo compiendo il proprio dovere di marito e padre, non è una “processione iniziale” ?

Sicuramente la moglie non uscirà di casa con distrazione e leggerezza, ma si sarà assicurata probabilmente che la lavastoviglie o la lavatrice abbiano finito il loro ciclo per quando rientrerà, forse anch’essa indosserà abiti comodi se lavora come operaia in qualche fabbrica e dovrà curarsi che i capelli siano raccolti in una cuffia, oppure controllerà, da brava insegnante, se nella borsa ci siano tutti i compiti corretti che deve restituire agli alunni stando attenta a non uscire in ciabatte, oppure dovrà curare bene la piega dei capelli e verificare la corretta stiratura della camicia da dirigente, se invece lavora alla cura della casa indosserà un grembiule quando cucina o una tuta per pulire i pavimenti… non importa cosa indossa, ma ciò che conta è che sia fatto per amore e con amore, vissuto come un sacrificio da offrire al Padre per il bene della persone che ama.

Da domani, quando vediamo il nostro consorte che si prepara, pensiamo alla “processione iniziale” ed invece di vedere una persona che combatte freneticamente contro il tempo scorgeremo che lì c’è la presenza di Gesù che si prepara per compiere un sacrificio.

Dovere come sacrificio ? Sì, infatti il sacrificio sommo di Gesù è stato morire a sé stesso per dare vita agli altri, e per Lui è stato un dovere perché ha detto e dimostrato di fare la volontà del Padre, non la propria, quindi è stato un dovere.

Similmente, quando noi ci prepariamo a compiere i nostri doveri abbiamo l’occasione di trasformare ciò che facciamo in sacrificio gradito a Dio ; per essere gradito a Lui però è necessario che lo compiamo senza brontolare, senza lamentele, ma con fervore ; se faremo così scopriremo che quello che per gli altri è visto come un peso, per noi diventa un sacrificio da offrire al Padre, assomiglieremo a Gesù perché moriremo a noi stessi per dare vita agli altri, cioè alla nostra famiglia.

Cari sposi, coraggio che da domattina guarderemo la nostra bella moglie con occhi diversi e il nostro bravo marito con più fierezza. Guardandoci l’un l’altra così sarà più facile per il marito salutare la sua sposa con un abbraccio tenero che infonde sicurezza, e per la moglie sarà più spontaneo offrire una carezza ed un bacio che suscita dolcezza.

Coraggio cari sposi, abbiamo tra le mani molto di più di ciò che vediamo.

Giorgio e Valentina.

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