Istituiamo il “fecondometro”

Gesù fa un miracolo che prepara la strada all’istituzione dell’Eucarestia. Lui vuole mostrare a tutti la incommensurabile generosità con cui si donerà totalmente, in corpo e anima, prima nell’Ultima Cena e poi sul Golgota. Questo il senso principale della Parola di oggi. Applicandola a voi coppie, questo passaggio non può non esprimere un rimando alla fecondità a cui Gesù vi chiama. Come è stato fecondo Gesù nel donarsi a noi, anche voi lo siete per la grazia del sacramento.

Parlerò quindi di fecondità di coppia, ma non unicamente riguardo al numero di figli. Su questo argomento già Antonio e Laura hanno scritto un bell’articolo un paio di anni fa, dal titolo “Fecondità oltre la fertilità, nella coppia e nella famiglia

Parto dalla verità che la coppia è chiamata, in forza del sacramento, ad essere feconda a 360°, in senso sia materiale che spirituale. Prima di essere chiamati a fare qualcosa, pensate che voi avete ricevuto il dono di essere icona, riflesso di Gesù che ama. Se questo vi entra in cuore, allora inizierete a generare vita, a creare relazioni vere, sincere in casa e fuori casa, diventerete un punto di riferimento, un esempio per altri, verrete osservati con curiosità e stupore da altri, vi cercheranno per un consiglio, un confronto… vi pare poca tale fecondità?

Coppie così ce ne sono e brillano nella parrocchia o in un quartiere come fari di notte e sono i puntelli su cui si radica la Chiesa. E tutto questo senza includere necessariamente i figli biologici.

Crescere nell’amore di coppia, crescere nel diventare un riflesso di Gesù che ama la sua Chiesa. Questo è l’autostrada su cui voi coppie siete chiamate (e ripeto: avete già la grazia in voi, coltivatela) a correre. La prima fecondità è comunicare l’amore di Gesù, di parteciparlo al coniuge, ai figli e a chi si sta accanto. Siatene consapevoli e allenatevi con piccoli gesti perché l’amore di Cristo sia presente in voi.

Guardate che bello quanto dice Giovanni Paolo II: “La fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi «II vero culto dell’amore coniugale e tutta la struttura familiare che ne nasce senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza d’animo siano disposti a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia» («Gaudium et Spes», 50).

E poi anche: “La fecondità dell’amore coniugale non si restringe però alla sola procreazione dei figli, sia pure intesa nella sua dimensione specificamente umana: si allarga e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo” (Familiaris Consortio 28).

Tempo estivo, tempo di ferie, di maggior libertà e occasioni per pensare alla propria vita. Sia un momento per soffermarvi a riflettere e pregare su quanto Amore di Dio state moltiplicando in voi e attorno a voi, su quanto siete fecondi. Con i “piccoli passi possibili” su questa strada arriverete lontano.

ANTONIO E LUISA

Grazie padre Luca per queste parole che ricalcano e confermano quanto il nostro padre spirituale ci diceva sempre: se in una parrocchia ci fossero almeno 5 coppie di sposi che vivono bene il loro sacramento quella parrocchia sarebbe capace di affascinare, attrarre ed evangelizzare. Una coppia di sposi che è capace di credere e di vivere pienamente la loro vocazione è un motore potentissimo per tutta la comunità.

Ci sentiamo di aggiungere solo una raccomandazione. Non sacrificate la coppia per fare altro. Sappiamo bene che spesso le persone attive in parrocchia o nei movimenti spesso esagerano. Fanno sempre di più. Per tanti motivi: perchè sentono la responsabilità, perchè il parroco o i responsabili non sanno essere equilibrati e chiedono sempre un impegno maggiore, e anche perchè tanti trovano nel servizio alla comunità quella gratificazione che non riescono a trovare in famiglia, nella coppia.

Attenzione! Va bene offrire il nostro tempo e il nostro impegno. Per essere cosa buona e giusta, però, deve essere un’esigenza che nasce dall’amore matrimoniale. Il matrimonio deve essere sorgente per sentire e nutrire il desiderio di condividere l’amore con gli altri e non un modo per sostituire l’impegno matrimoniale con altro che ci gratifica maggiormente.

Viviamo bene il nostro matrimonio e poi doniamo l’amore fecondo che si genera nella nostra unione sponsale al mondo. Solo così sarà gradito davvero a Dio!

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